PalmWineBar@GRIOT: Unidade, Luta, Progresso – Rivoluzione e musica nell’Africa portoghese
Palm Wine Bar @ Griot – 24 aprile 2010, ore 19:00
Unidade, Luta, Progresso – Rivoluzione e musica nell’Africa portoghese.
Il Portogallo fu l’unico paese a fare del meticciato la linea principale della sua politica imperialista in Africa e in Sud America. Per questo, dopo cinque secoli di dominazione, le sue ex-colonie hanno sviluppato caratteristiche comuni e distintive rispetto ai paesi a loro vicini e al resto del mondo.
Fu proprio grazie all’unità di questa sorta di federazione creola che i popoli oppressi si liberarono dei loro oppressori. Nella prima metà degli anni ’70 gli eserciti di liberazione di Capo Verde, Guinea Bissau, Angola, Mozambico, Sao Tome e Principe si unirono per lottare contro il nemico comune. La musica dell’Africa lusofona di quegli anni riflette e rappresenta sia gli ideali rivoluzionari pan-africani che l’estetica creola sviluppatasi nei secoli sulle due sponde dell’Atlantico.
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L’immagine della “donna orientale”, le esotiche narrazioni di primitivi sensualismi e barbare segregazioni accompagnarono la nascita dei movimenti femminili europei tra Otto e Novecento. L’Oriente era l’altro da sé che illuminava i progressi intellettuali, sociali e civili delle donne occidentali, ma dall’Oriente veniva anche la conferma di una “schiavitù femminile” universalmente condivisa. Intorno al tema della donna ridotta a oggetto sessuale l’emancipazionismo femminile italiano dei primi decenni postunitari costruì la sua critica ai modelli di genere, alla minorità giuridica femminile, all’esclusione delle donne dalla cittadinanza. Una critica alle ambiguità del progresso occidentale che favorì il delinearsi di una posizione fermamente anticoloniale, sorda alla retorica della civilizzazione tanto più se portata con le armi. Questo libro intende fornire un contributo alla conoscenza della cultura femminista italiana ricollocandola nel contesto coloniale in cui nacque e si diffuse, nella convinzione che anche in Italia l’espansione africana abbia influito sulle modalità culturali e associative del movimento delle donne. Le radici dell’anticolonialismo femminista, la campagna per il ritiro dall’Africa all’indomani di Adua, ma anche i cambiamenti di rotta, le diverse strategie di legittimazione culturale e sociale maturate a inizio Novecento, i silenzi e gli entusiasmi di fronte all’impresa di Libia costituiscono i diversi capitoli di questa “storia coloniale” del primo femminismo italiano.










