Archive for maggio, 2010

Per la prima volta in Italia: Warsan Shire, poeta e performer somala

Martedalle ore 19 alla Libreria Griot > per la prima volta in Italia Warsan Shire, poeta e performer somala > residente in Inghilterra > presentata da Igiaba Scego, Paola Splendore e Giulia Ferrato.“scrivo perché altrimenti non saprei cos’altro fare con le mani.ma se ci penso bene,  scrivo perché la condizione umana non è semplice, e a volte neppure bella”.Nata in Kenia nel 1988, da genitori somali in fuga dalla guerra civile, Warsan Shire è cresciuta a Londra dove i genitori si trasferiscono a pochi mesi dalla sua nascita. Oggi, a poco più di venti anni, gira il paese dando voce con i suoi testi e le sue performance  ai diseredati e  agli incompresi. Nei suoi versi si ritrovano echi della lunga ricerca di asilo, della guerra,  l’attraversamento dei confini, la perdita, la follia.In uscita in  Inghilterra la sua prima raccolta poetica con l’editore Flippedeye.“non ho mai trovato bella la bellezza, mi piace cercarla. E capisco che non tutti sono come me, non a tutti piacerà quel che scrivo.e mi sta bene così”.
Martedì alle ore 19 alla Libreria Griot > per la prima volta in Italia Warsan Shire, poeta e performer somala > residente in Inghilterra > presentata da Igiaba Scego, Paola Splendore e Giulia Ferrato.
“scrivo perché altrimenti non saprei cos’altro fare con le mani.
ma se ci penso bene,  scrivo perché la condizione umana non è semplice, e a volte neppure bella”.
Nata in Kenia nel 1988, da genitori somali in fuga dalla guerra civile, Warsan Shire è cresciuta a Londra dove i genitori si trasferiscono a pochi mesi dalla sua nascita. Oggi, a poco più di venti anni, gira il paese dando voce con i suoi testi e le sue performance  ai diseredati e  agli incompresi. Nei suoi versi si ritrovano echi della lunga ricerca di asilo, della guerra,  l’attraversamento dei confini, la perdita, la follia.
In uscita in  Inghilterra la sua prima raccolta poetica con l’editore Flippedeye.
“non ho mai trovato bella la bellezza, mi piace cercarla. E capisco che non tutti sono come me, non a tutti piacerà quel che scrivo.
e mi sta becosì”.

m_2df84b1836db4349bb79f5092912fb4eMartedì 8 giugno alle ore 19 alla Libreria GRIOT, per la prima volta in Italia, Warsan Shire, poeta e performer somala, residente in Inghilterra. Presentano: Igiaba Scego, Paola Splendore e Giulia Ferrato.

Seguirà aperitivo a cura del gruppo laboratorio *ZenzerARoma*: La lingua tra gusto e memoria: percorsi in cucina tra Somalia e Italia.

“scrivo perché altrimenti non saprei cos’altro fare con le mani.

ma se ci penso bene,  scrivo perché la condizione umana non è semplice, e a volte neppure bella”.

Nata in Kenia nel 1988, da genitori somali in fuga dalla guerra civile, Warsan Shire è cresciuta a Londra dove i genitori si trasferiscono a pochi mesi dalla sua nascita. Oggi, a poco più di venti anni, gira il paese dando voce con i suoi testi e le sue performance  ai diseredati e  agli incompresi. Nei suoi versi si ritrovano echi della lunga ricerca di asilo, della guerra,  l’attraversamento dei confini, la perdita, la follia. In uscita in Inghilterra la sua prima raccolta poetica con l’editore Flippedeye.“non ho mai trovato bella la bellezza, mi piace cercarla. E capisco che non tutti sono come me, non a tutti piacerà quel che scrivo.e mi sta bene così”.

In Italia i versi di Warsan Shire sono stati pubblicati da “Lo Straniero”, n.116, febbraio 2010, a cura di Paola Splendore.

www.myspace.com/warsanshire

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Presentazione del libro “AFRICA, BOMA YE!” di Domenico Ricci


Africa Boma ye

Sabato 22 maggio, ore 18. 30,Domenico Ricci presenta “Africa, boma ye! 30 anni di calcio africano”.

Il racconto di un ragazzo partito per allenare una squadra di calcio di serie A in Africa nel 1986: i suoi successi, le sue sconfitte, le sue avventure.

Non è un libro sul calcio, anche se di calcio se ne trova tantissimo. Non è un libro sull’Africa, anche se di Africa, quella vera, con colori, allegria e durezza, se ne parla dall’inizio alla fine. Non è neanche un libro sullo stato del calcio moderno, anche se di calcio visto dall’interno, dalla parte di chi procura i giovani migliori del mondo da tutto il mondo, se ne parla continuamente.

In questo libro Domenico Ricci ci racconta le storie del calcio in Africa, in Italia e nel mondo. Partendo dalle fatiche giovanili per conquistare i campetti sterrati di Kinshasa, fino ad arrivare alle storie del calcio moderno, con giovani stelle che è sempre più difficile difendere e mantenere pure.

Un’esperienza “dal vivo” in un mondo che allora cercava di uscire dal torpore di decenni e da catene di tipo moderno, più sofisticate, ma sempre solidamente saldate in ferri più che reali e concreti. Si narra del calcio africano, delle sue risate, della sua esilarante disorganizzazione dell’epoca: era una macchina potente che si stava mettendo in moto

“Si fa presto a dire Africa, non è come l’Olanda. Africa è Tunisia, Africa è Tanzania, Africa è Somalia, Africa è Zambia. Ma ancora di più, vorrei aggiungere, Africa nel calcio è quella che vediamo qui in Europa, Eto’O e Drogba, Sissoko e Adebayor, e Africa è quella che resta in Africa, gioca a calcio in Africa, sogna di lasciare l’Africa per confrontarsi con altri modi di giocare a calcio e per guadagnare qualcosa in più” (dalla prefazione di Gianni Mura)

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100% Sud Africa: Il Gruppo di Lettura legge “Cane mangia cane” di Nicholas Mhlongo

Domenica 6 giugno, alle ore 11:00, il Gruppo di lettura della Libreria GRIOT prosegue il suo viaggio letterario alla scoperta della letteratura sudafricana, con la lettura di “Cane mangia cane” dello scrittore Nicholas Mhlongo, una delle più fiere e irriverenti nuove voci della scena letteraria sudafricana post-apartheid.
Edizioni Morellini 2009.

Vuoi saperne di più su come funziona il gruppo di lettura di GRIOT?

 

 Cane mangia cane

Il libro: I contrasti razziali, la dura vita delle township, l’orgoglio nero, la nascita della democrazia e la fine dell’apartheid si mescolano alle baldorie e agli stratagemmi di un giovane che fa di tutto per affrancarsi dalle miserie dei quartieri poveri. Sullo sfondo la cultura Kwaito, la nuova onda musicale che ha travolto la nazione, il frutto della voglia di autodeterminazione della popolazione sudafricana che parla inglese e lingue indigene, che mescola i ritmi della tradizione e l’hip hop. Dove le culture si scontrano e incontrano ogni giorno, Dingz deve cavarsela, e bene, in entrambi questi mondi. E racconta le proprie avventure con uno stile esplosivo, perfidamente ironico e fresco: il giovane picaro non ha paura di dire quel che non si deve, su se stesso, sulla sua vita, sul luogo dove vive.

L’autore: Niq Mholongo è nato nel 1973 a Soweto, la più grande township di Johannesburg. Ha studiato letteratura africana e scienze politiche alla Universityof the Witwatersrand a Johannesburg. Questo suo primo romanzo è stato pubblicato in Sudafrica nel 2004.

 

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Seminario L’arte del racconto: immagini arabe di donne, eroi, cibi e libri

Sabato 15 maggio (h 17.00/20.00), continua il ciclo di seminari sulla narrazione nel mondo arabo e sulle diverse forme, classiche e contemporanee, colte e popolari, che essa assume. Rivolti a chi per ragioni professionali o per curiosità intellettuale è interessato al mondo islamico, gli incontri offrono un percorso di formazione originale che tocca i diversi aspetti della produzione culturale arabo-islamica, abbinando l’uso di documentazione audiovisiva.


film festival
L’incontro, dedicato al cinema, parte dall’analisi di un film del 2005 del regista siriano Mohammed Malas, Bab el-Makam/Passion di cui Tarek Ben Abdallah ha diretto la fotografia. La proiezione è l’occasione per esporre e analizzare insieme le problematiche di un autore arabo nella ricerca di una narrativa e un’estetica cinematografiche.

Se la cultura araba trova i suoi fondamenti principalmente nella tradizione della parola orale e poi in quella scritta, come si procede a delle scelte estetiche in una narrazione basata su una scrittura per immagini?
Il cinema è in grado, come ha fatto la letteratura, di stipulare un linguaggio e una narrativa specifici della cultura e della tradizione araba?

La discussione e l’analisi, insieme alla platea, delle scelte estetiche dell’opera, è sicuramente una base concreta per una più ampia lettura della situazione attuale del cinema arabo.

23 gennaio: La strega l’amante la sposa: immagini femminili nella letteratura araba, a cura di Oriana Capezio e Roberta Denaro
20 febbraio: Kan ma kan, ‘c’era una volta’: Il teatro delle ombre, il riso, il comico e le feste del folklore arabo, a cura di Francesca Corrao
17 aprile: Le donne, i cavalier, le armi, gli amori nell’epica araba, a cura di Giovanni Canova
26 giugno: L’immaginario goloso: percorso tra cibi e storie dell’altra sponda del Mediterraneo accompagnato da cena araba
15 maggio: Il peso della tradizione orale: il cinema arabo tra antichità e modernità, a cura di Tarek Ben Abdallah

 

Seminario a pagamento http://www.libreriagriot.it/l’arte-del-racconto-immagini-arabe-di-donne-eroi-cibi/

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“C.A.R.A. Italia”, di Dagmawi Yimer (40’, col. 2010). Proiezione del film e incontro con il regista

Domenica 16 maggio alle 18.30: La Libreria GRIOT in collaborazione con il Circolo PD Trastevere il Coordinamento Sinistra Ecologia Liberta I° Municipio presentano:

“C.A.R.A. Italia”. Proiezione del documentario e, a seguire, dibattito con il regista Dagmawi Yimer e i due protagonisti.


locandina CARA ITALIA

IL FILM: Hassan e Abubaker, ragazzi somali di 20 e 21 anni, sono cresciuti insieme a Mogadiscio durante la guerra civile. La loro amicizia è quasi un destino: compagni di classe alle elementari, si sono ritrovati a Tripoli durante la fuga verso l’Europa e infine nel C.A.R.A. di Castelnuovo di Porto, un centro di prima accoglienza per rifugiati a quaranta chilometri da Roma. Attraverso la voce di Hassan, il documentario racconta l’attesa del riconoscimento dello status di rifugiato nel vuoto del centro e lo smarrimento dopo averlo ottenuto, senza sapere più dove dormire. Uno sguardo interno sull’accoglienza che il nostro paese riserva a chi è cresciuto nel mito dell’Europa democratica e civile.
IL REGISTA: Dagmawi Yimer è nato ad Addis Abeba nel 1977. Diplomato alla scuola inglese, ha frequentato la Facoltà di Giurisprudenza, ma poi ha deciso per motivi politici di emigrare. Attraverso la Libia è arrivato a Lampedusa nel luglio 2006, dove ha ottenuto la protezione umanitaria. Come autore video, collabora con l’associazione Asinitas Onlus all’interno del progetto Archivio Memorie Migranti. ha firmato diversi cortometraggi e il film-documentario Come un uomo sulla terra (2008), con Andea Segre e Riccardo Biadene. C.A.R.A. Italia (2010) è la sua opera prima come regista di lungometraggi.
http://cara-italia.blogspot.com/
“Ora Dagmawi va più a fondo. Si è reso conto sulla propria pelle che un richiedente asilo vive un analogo calvario anche quando approda in Italia. Nei centri di accoglienza i giovani richiedenti asilo vivono sospesi in un non-luogo e quando mettono il naso fuori il razzismo e la diffidenza li travolge… Ma c’è anche la speranza e Dagmawi ce la mostra. Nel centro i giovani creano una loro alternativa al degrado: cantano, cucinano e sperano in un futuro. Uno qualsiasi.”  Igiaba Scego

IL FILM: Hassan e Abubaker, ragazzi somali di 20 e 21 anni, sono cresciuti insieme a Mogadiscio durante la guerra civile. La loro amicizia è quasi un destino: compagni di classe alle elementari, si sono ritrovati a Tripoli durante la fuga verso l’Europa e infine nel C.A.R.A. di Castelnuovo di Porto, un centro di prima accoglienza per rifugiati a quaranta chilometri da Roma. Attraverso la voce di Hassan, il documentario racconta l’attesa del riconoscimento dello status di rifugiato nel vuoto del centro e lo smarrimento dopo averlo ottenuto, senza sapere più dove dormire. Uno sguardo interno sull’accoglienza che il nostro paese riserva a chi è cresciuto nel mito dell’Europa democratica e civile.

IL REGISTA: Dagmawi Yimer è nato ad Addis Abeba nel 1977. Diplomato alla scuola inglese, ha frequentato la Facoltà di Giurisprudenza, ma poi ha deciso per motivi politici di emigrare. Attraverso la Libia è arrivato a Lampedusa nel luglio 2006, dove ha ottenuto la protezione umanitaria. Come autore video, collabora con l’associazione Asinitas Onlus all’interno del progetto Archivio Memorie Migranti. ha firmato diversi cortometraggi e il film-documentario Come un uomo sulla terra (2008), con Andea Segre e Riccardo Biadene. C.A.R.A. Italia (2010) è la sua opera prima come regista di lungometraggi.

http://cara-italia.blogspot.com/

“Ora Dagmawi va più a fondo. Si è reso conto sulla propria pelle che un richiedente asilo vive un analogo calvario anche quando approda in Italia. Nei centri di accoglienza i giovani richiedenti asilo vivono sospesi in un non-luogo e quando mettono il naso fuori il razzismo e la diffidenza li travolge… Ma c’è anche la speranza e Dagmawi ce la mostra. Nel centro i giovani creano una loro alternativa al degrado: cantano, cucinano e sperano in un futuro. Uno qualsiasi.”  Igiaba Scego

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Buoncompleanno GRIOT, con Abdourahman A. Waberi e les “Enfants de la Balle”

Enfants de la balleLa tenda dell’Africa a Roma si chiama GRIOT. Da quattro anni la voce del continente risuona a Trastevere, nel cuore dell’antico porto dei romani: libri, parole, musica e immagini che ci accompagnano ogni giorno in un viaggio affascinante alla scoperta del cuore dell’Africa.

Per festeggiare il quarto compleanno di GRIOT, domenica 13 giugno dalle 19 in poi, letture e improvvisazioni in compagnia di Abdourahman A. WaberiJean-Léonard TouadiCristina Ali FarahDagmawi Ymer e tanti amiciAperitivo a cura del gruppo laboratorio *ZenzerARoma*: La lingua tra gusto e memoria: percorsi in cucina tra Somalia e Italia.

Vi aspettiamo! e dal 18 Giugno GRIOT sarà a Villa Ada per ‘Roma incontra il mondo’.

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