Archive for ottobre, 2010

“Asmara, Eritrea”. Video-racconto di una città tramite le memorie dei suoi abitanti.

Domenica 21 Novembre, alle ore 18.30, il secondo incontro dedicato alla memoria dell’esperienza coloniale italiana in Africa con la proiezione del documentario “Asmara, Eritrea”.

Intervengono la realizzatrice del documentario Caterina Borelli, la ricercatrice Catia Papa e Gabriel Tzeggai, esperto di urbanistica e già coordinatore del CARP – Cultural Assets Rehabilitation Project per la protezione e il recupero dei beni architettonici della città di Asmara.

Secondo incontro dedicato all’esperienza coloniale italiana nel Corno d’Africa, la proiezione di “Asmara, Eritrea” presenta la fotografia contemporanea di una città per certi aspetti rimasta ferma nel tempo. La bravura della regista Caterina Borelli emerge non solo dallo sguardo attento che si indovina dietro la macchina da presa ma anche dall’aver saputo, attraverso interviste con la popolazione locale, vestire di vita quotidiana quartieri ed edifici impregnati di storia. Il ricordo che gli abitanti di Asmara conservano della presenza italiana è lo stesso che si legge nella geografia della città, profondo, doloroso, decadente.

Caterina Borelli è regista e produttrice indipendente. Ha iniziato la sua carriera a New York dove è stata tra i gli artisti selezionati dal Whitney Museum (nel 1987 per l’Indipendent Studies Program) e ha insegnato in numerose università americane. Tra i principali documentari si segnalano “The Architecture of Mud” e “Qudad – reinventing a tradition”, girati in Yemen e “Asmara, Eritrea”. Dopo aver collaborato per vent’anni con il programma “Quark” di RAI 1, attualmente Caterina Borelli e’ Consulente Editoriale della trasmissione televisiva “Otto e mezzo” e regista de “Il punto”.

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“La colonna sonora dell’Impero”. Canzoni e canzonette che hanno accompagnato l’avventura coloniale italiana in Africa. Percorsi sonori a cura di Piero Cavallari.

Domenica 14 Novembre, alle 18.30, il primo di due incontri dedicati alla memoria dell’esperienza coloniale italiana in Africa.

L’avventura coloniale italiana è una delle pagine più significative della storia del nostro paese e, tuttavia, una delle meno conosciute. Nei manuali di storia scolastici lo spazio dedicato all’impresa che il regime fascista portò avanti nel Corno d’Africa è esiguo e anche nel nostro quotidiano sono pochi i momenti che ci portano a pensare che il nostro paese ha partecipato attivamente alla corsa europea di conquista dell’Africa. Eppure, alla misconoscenza dei documenti dell’epoca non corrisponde nè una difficoltà di reperimento nè un’esiguità di materiale.

Con l’incontro “La Colonna sonora dell’Impero”, a cura di Piero Cavallari, ci si propone di riscopirre, attraverso testimonianze  sonore dirette, il passaggio degli Italiani in Abissinia per ritrovare nelle parole delle canzoni dell’epoca lo stato d’animo di una nazione che si accingeva a conquistare il “suo impero”.

Piero Cavallari lavora all’Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisi (ex Discoteca di Stato-Museo dell’Audiovisivo). Ha firmato numerose pubblicazioni sul tema dell’utilizzo delle fonti storiche sonore e audiovisive tra cui “L’uso delle fonti storiche sonore nelle pubblicazioni audiovisive e multimediali”, “I beni audiovisivi come memoria storica dei territori” (in “Il suono e l’immagine: tutela, valorizzazione e promozione dei beni audiovisivi, a cura di Massimo Pistacchi, Bari, Edipuglia, 2008).

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“Spelix. Storia di gatti, di stranieri e di un delitto”. Presentazione del primo romanzo di Annamaria Rivera.

Sabato 6 Novembre, alle ore 18:00, Annamaria Rivera presenta il suo primo romanzo “Spelix. Storia di gatti, di stranieri e di un delitto” (Edizioni Dedalo).

In compagnia dell’autrice, presentano la serata Jean-Léonard Touadi e Maria Immacolata Macioti.

Che c’entra un gatto con un omicidio, la xenofobia, la società autoritaria, il malaffare dei potenti? Per scoprirlo basta leggere questo romanzo.

Composto in forma di giallo, il romanzo è ambientato in un quartiere romano. I personaggi sono alcuni abitanti nativi, anziani e giovani, delle persone immigrate, due gattare, un veterinario polacco, un carabiniere atipico, un piccolo speculatore, una cricca di criminali prestigiosi e potenti, quattro cani e la colonia felina del rione. Un vecchio anarchico, erudito ed eccentrico, è l’alter ego della voce narrante, un’archeologa gattofila. Il gatto Spelix è il protagonista principale: è lui che dipana la trama che ha condotto all’omicidio, grazie al fiuto straordinario e all’abitudine di raccogliere oggetti da regalare alle sue protettrici. Il romanzo è un apologo, molto aderente alla realtà, sui cambiamenti subiti dalla città: il declino dell’amore e della protezione dei gatti, dice l’apologo, va di pari passo con la crescita del disprezzo e dell’ostilità verso le persone straniere o considerate diverse. Spelix è anche un tentativo sperimentale di restituire le parlate delle persone comuni, soprattutto il romanesco degli immigrati. In fondo è un’operetta morale sulla convivenza e il rispetto fra eguali e differenti.

Annamaria Rivera è antropologa, studiosa dei meccanismi e delle strutture del razzismo, attivista antirazzista. Insegna presso l’Università di Bari e altrove, abita in prevalenza a Roma col marito e alcuni gatti. È editorialista per i quotidiani «il manifesto» e «Liberazione», e collabora con altri giornali e riviste. Dirige la collana di studi e ricerche «Antropo-logiche» di questa casa editrice. È autrice, co-autrice e curatrice di numerose opere. Oltre alla scrittura saggistica coltiva quella creativa.Spelix è il suo primo romanzo.

Titolo: Spelix. Storia di gatti, di stranieri e di un delittto.
Autore: Annamaria Rivera
Editore: Edizioni Dedalo
Anno: 2010 pag. 208
ISBN: 9788822041685

Prezzo: 16.00€


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“Lo sguardo del leone”. Incontro con la scrittrice etiope Maaza Mengiste

Domenica 7 Novembre, alle ore 18.30, sarà ospite da GRIOT la scrittrice etiope Maaza Mengiste.

Opera strabiliante sulla tragedia di una rivoluzione e sull’insopprimibile bisogno di libertà degli esseri umani.

In un giorno del 1974, la vita di Hailu e di milioni di etiopi muta di colpo. Dal cielo terso e acceso dal sole di Addis Abeba, gli elicotteri dell’esercito imperiale lasciano cadere migliaia di volantini. Adagiandosi al suolo con la grazia di piume strappate, i fogli annunciano alla popolazione l’impensabile: la ribellione dell’arma a una «monarchia vetusta e decadente», incapace di assicurare alla giustizia i corrotti e i responsabili della carestia che flagella l’Etiopia.

Nei mesi seguenti, l’imperatore Hailè Selassiè, subito dopo aver firmato l’ordinanza di scioglimento del governo e del consiglio della corona, viene arrestato e trasportato in una modesta casa sulla collina che sovrasta la capitale. Nella notte fra il 26 e il 27 agosto del 1975, l’eletto del Signore, il monarca con nelle vene il sangue di re Salomone, il Leone di Giuda che ha combattuto Mussolini, viene soffocato con un cuscino e sepolto sotto il pavimento di una latrina, di fronte alla finestra dell’ufficio del nuovo tiranno, Menghistu.

Nei trent’anni trascorsi come medico del Prince Mekonnen Hospital, ribattezzato dal nuovo regime Black Lion Hospital, Hailu non ha mai visto una città così sconvolta come ora. Jeep e uniformi, marce militari e assemblee obbligatorie, una continua parata di manifesti propagandistici, stelle, falci e martelli, operai dall’aria fiera e con i pugni alzati e, soprattutto, incessanti arresti ed esecuzioni di intellettuali, notabili, aristocratici e funzionari imperiali finiti, inermi, nelle mani del Derg, il consiglio della rivoluzione, dopo essersi fidati della sua falsa promessa di non ricorrere a un bagno di sangue.

Il Derg ha trasformato persino l’ospedale in un luogo desolato, pieno di dottorini russi e pazienti etiopi mal assistiti e afflitto da una perenne scarsità di medicinali. Hailu tuttavia, non si ribella. Continua la sua vita segnata dalla solitudine seguita alla morte della moglie per un male incurabile, anche quando scopre che il figlio più giovane, Dawit, non frequenta affatto i corsi universitari, ma le riunioni clandestine della resistenza studentesca contro il Derg. Un giorno, però, al Black Lion Hospital viene trasportato il corpo di una ragazza avvolto in un foglio di plastica trasparente. Un corpo orrendamente torturato, i jeans e la camicetta a fiori letteralmente zuppi di sangue, i piedi che sporgono gonfi dall’estremità della barella. Un’oscenità inaudita, che costringe Hailu a drammatiche e inevitabili decisioni.

Maaza Mengiste è nata ad Addis Abeba e vive a New York. Si è laureata in Scrittura Creativa alla New York University, dove insegna. Nel 2007 è stata nominata New Literary Idol dal New York Magazine. “Lo sguardo del leone” è il suo primo romanzo, tradotto in numerosi paesi.

Titolo: Lo sguardo del leone
Autore: Maaza Mengiste
Editore: Neri Pozza
Anno: 2010 pag. 366
ISBN: 9788854503595

Prezzo: 17.00€

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Roma Poesia 2010. “Sul Confine” – Brunch poetico

Domenica 17 Ottobre, alle 11.30, Nell’ambito del festival Roma Poesia 2010, presso la Libreria Griot si terrà il Brunch Poetico - ”Sul confine”. Con le poetesse Cristina Ali Farah, Edith Bruck, Antonella Bukovaz, Moira Egan, Mia Lecomte, Brenda Porster, Jacqueline Risset, Ribka Sibhatu.

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Aperitivo in compagnia di Boubacar Boris Diop

Domenica 10 Ottobre, lo scrittore Boubacar Boris Diop incontrerà il pubblico della Libreria GRIOT a partire dalle 19.

Boubacar Boris DiopChi è Boubacar Boris Diop? E’ un giornalista, saggista e drammaturgo. È nato a Dakar nel 1946. E’ autore di numerosi libri di argomento politico e di opere teatrali in francese e in wolof, la principale lingua parlata in Senegal. E’ stato direttore del quotidiano le Matin. Nel 1998 ha partecipato al progetto “Rwanda: écrire par devoire de mémoire” con altri nove intellettuali africani, allo scopo di raccogliere materiale sul genocidio del 1994 e dalle cui riflessioni è nato “Murambi, le livre des ossements”, l’unico (per ora) tradotto in Italia, pubblicato casa editrice E/O. Collabora con Internazionale.

GRIOT contribuisce a WIKIAFRICA, creando voci di autori africani e attivando persone, istituzioni e reti che possano contribuire ad africanizzare Wikipedia.

A questo proposito GRIOT ha creato la voce Wikipedia Boubacar Boris Diop. Contribuite a migliorarla ed arricchirla a seguito dell’incontro con l’autore: http://it.wikipedia.org/wiki/Boubacar_Boris_Diop

Bibliografia in francese:

Le Temps de Tamango, Paris, L’Harmattan, 1981, coll. Encres noires. Réédition : Paris, Le Serpent à Plumes, 2002, coll. Motifs (Prix du bureau sénégalais du droit d’auteur)
Les Tambours de la mémoire, Paris, L’Harmattan, 1991, coll. Encres noires (Grand prix de la République du Sénégal pour les lettres)
Les Traces de la meute, Paris, L’Harmattan, 1993, coll. Encres noires
Le Cavalier et son ombre, Paris, Stock, 1997 (Prix Tropiques)
Murambi, le livre des ossements, Paris, Stock, 2000
Doomi Golo, Dakar, Papyrus, 2003 (en wolof)
L’impossible innocence, Paris, Éditions P. Rey, 2004
Kaveena, Paris, Editions Philippe Rey, 2006
Les petits de la guenon, Paris, Editions Philippe Rey, 2009 (traduction libre de Doomi Golo assurée par Boubacar Boris Diop lui-même)

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Mandela Dance – un documentario di Massimo Ghirelli

MANDELA DANCE
Un film documentario di Massimo Ghirelli             9 ottobre 2010 – ore 19,00

Sabato 9 Ottobre 2010, ore 19: Ultimo appuntamento della rassegna “Nel segno dell’arcobaleno”, a cura di Maria Teresa Carbone.

Mandela Dance. Un film documentario di Massimo Ghirelli. Sarà presente l’autore.

Young_Mandela
Mandela Dance è un documentario che ripercorre la vita di Nelson Mandela, dal Sudafrica delle tribù Xhosa alla storia  di un giovane avvocato di successo che si trasforma in un rivoluzionario  costretto in clandestinità dal Sudafrica dei bianchi, poi in un ergastolano nelle prigioni dell’apartheid; e  più tardi, molta sofferenza più tardi, un Mandela grigio, uscito dalla galera dopo 27 anni e capace di riprendere in mano il percorso di libertà del suo Paese, fino a diventarne il primo Presidente eletto democraticamente da tutti i sudafricani, bianchi e neri.

Ma Mandela Dance vuole soprattutto offrire un ritratto – in forma di ballata, attraverso poesie e canti, musiche ed immagini, interviste inedite e album fotografici – di un Paese e di un uomo fuori dall’ordinario, che hanno saputo trasformarsi e vincere la sfida di un futuro arcobaleno senza perdere di umanità e cultura. E oggi si presentano al mondo con il primo Mondiale di calcio nel continente africano.

“Mandela dance” (27’30”) è una produzione SD Cinematografica.

Foto da Wikimedia Commons

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