Archive for febbraio, 2011

“ONG e Africa”. Incontro a cura dell’Associazione Culturale “Il Cosmopolita”

Sabato 26 febbraio, alle 18.30 incontro organizzato dall’Associazione Culturale “Il Cosmopolita” in collaborazione con la libreria GRIOT sul tema “ONG e Africa”

Partecipano Gianpaolo Rampini (responsabile progetto “Invisible cities), Marinella D’Amico (presidente AliZeta Onlus) e Nicoletta Pirozzi (ricercatrice Istituto Affari Internazionali)

L’Associazione Culturale “Il Cosmopolita”, attiva nella promozione e nella diffusione della cultura attraverso lo sviluppo di attività attinenti alla politica, all’arte, alla letteratura, alla filosofia e alla musica, organizza in collaborazione con la libreria GRIOT, un incontro sul tema “ONG e Africa. Le criticità della cooperazione allo sviluppo: dagli aspetti economico-culturali a quelli politici e di sicurezza.

L’incontro nasce dal desiderio di interloquire con un’autrice le cui tesi stanno facendo molto discutere e riflettere il mondo della cooperazione internazionale: Dambisa Moyo, autrice del libro “La carità che uccide” (Rizzoli, 2010), ex funzionaria della Banca Mondiale e della banca d’affari Goldman Sachs. Alla vigilia del suo secondo, attesissimo, libro, “How the West was lost”, operatori impegnati nella cooperazione internazionale e studiosi di scienze sociali ed economiche continuano a dibattere sulle tesi provocatorie sollevate dall’autrice zambiana, secondo la quale gli aiuti internazionali non solo non sarebbero stati di alcuna utilità allo sviluppo dell’Africa, ma lo avrebbero addirittura rallentato, se non arrestato del tutto.

“Il Cosmopolita” ha invitato Gianpaolo Rampini (Responsabile del progetto “Invisible cities”), Marinella d’Amico (Presidente di AliZeta Onlus) e Nicoletta Pirozzi (Ricercatrice dell’Istituto Affari Internazionali) a un dibattito aperto sul rapporto tra le ONG internazionali e il continente africano. Nel corso dell’incontro si rifletterà sulla natura delle difficoltà del continente africano di affrancarsi dalla sua condizione di ritardo nello sviluppo economico, sociale e politico, sul ruolo giocato dalle ONG internazionali nei processi di sviluppo e sulla possibilità di ripensare l’aiuto internazionale alla luce dei fallimenti e dei successi del passato.

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A lezione di Kora con Madya Diebate. Incontro introduttivo gratuito

A LEZIONE DI KORA CON MADYA DIEBATE’: INCONTRO INTRODUTTIVO GRATUITO
a cura di Officina GRIOT

LIBRERIA GRIOT – VENERDI’ 25 FEBBRAIO ALLE 19.00
- sulla kora e i griot intervento a cura di Madya Diebaté e Alessandro Ciaccini (TP Africa)
- sulle caratteristiche dello strumento, arpa a ventun corde, intervento a cura del liutaio Emanuele Cinelli.
SI PREGA DI CONFERMARE LA PROPRIA PARTECIPAZIONE SCRIVENDO A info@libreriagriot.it

DA SABATO 12 MARZO INIZIO DEL CORSO DI KORA DA GRIOT

Corso del sabato: a partire da Sabato 12 marzo, ore 12-14
Corso della Domenica: a partire da domenica 13 marzo ore 12-14
N. 15 lezioni
Costo: 450 euro

Il corso si attiva con un minimo di 3 allievi e può ospitare un massimo di 5 allievi
Su richiesta è possibile organizzare lezioni private

Madya Diebaté viene dalla Casamance, una regione a sud del Senegal in cui prevale l’etnia mandinka. Discende da una famiglia griot, con una parentela stretta con la famiglia di Toumani Diabate e Ballake Sissoko. La kora, l’arpa a 21 corde dei mandingo, è originaria di quelle terre. A differenza dei maliani, in Gambia e in Casamance la kora si suona in modo più ritmico e percussivo, con le corde che vengono colpite e pizzicate.

Madya Diebaté può essere considerato uno dei più virtuosi suonatori di kora della diaspora africana. Attento interprete della cultura mande suona sia in gruppi tradizionali che in progetto di fusione che vedono assieme la crema del jazz italiano e la tradizione orale ouest-africaine.

I corsi si svolgono presso la Libreria GRIOT in via di Santa Cecilia 1/A a Roma (Trastevere).

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L’impossibile accade. Riflessioni sulla primavera araba.

Con Anna Maria Rivera, docente di Etnologia ed Antropologia sociale all’Università di Bari e Hamadi Zribi, attivista antirazzista, ex responsabile di Rifondazione Comunista per l’immigrazione e tra i fondatori, nel 1987, della Rete Antirazzista.

Author: Carlos Latuff

Il nuovo anno è iniziato in modo drammatico in Tunisia: un giovane, diplomato e disoccupato, si è dato fuoco per protestare contro il regime di Ben Ali, al potere dal 1987 e responsabile, agli occhi del suo popolo che è sceso in piazza, dello stato di profonda crisi economica in cui versa il paese mediterraneo. Quello che sembrava il gesto di un folle si è rivelata una potentissima miccia che ha innescato una polveriera che si affaccia sul Mar Mediterraneo: la gente, soprattutto giovani donne e uomini, è scesa in piazza ogni giorno, con l’intenzione di fare fuori una volta per tutte un regime corrotto che in trent’anni di potere non ha fatto nulla per migliorare le condizioni del suo popolo.

Dalla Tunisia i disordini si sono diffusi rapidamente ad altri paesi: Algeria, Yemen, Libia, e l’Egitto, il gigante malato del Medio Oriente, hanno subito l’onda d’urto di una protesta che non è fatta di slogan ideologici, ma di pochi concetti fondamentali: democrazia, dignità, lavoro, libertà. Parole che colpiscono, con la forza della protesta pacifica, e che affondano regimi fino a ieri ritenuti ben saldi, anche per il generoso

appoggio offerto dalle potenze occidentali. Ben Ali è stato costretto a fuggire dal suo popolo, e ieri anche l’anziano Hosni Mubarak, al potere in Egitto da trent’anni, ha dovuto capitolare davanti alle richieste del suo popolo. In Europa e in America i governanti sono prudenti, stanno a guardare, mentre sono sempre di più i cittadini che avvertono delle affinità con le lotte del popolo arabo contro dittatura e corruzione. Tra i vecchi slogan archiviati dai tunisini e dagli algerini ci sono anche quelli di stampo islamista: non è in nome della religione che le giovani e i giovani arabi scendono in piazza, ma in nome della propria dignità.

Gli eventi di questi giorni si susseguono senza tregua: noi di GRIOT li seguiamo con ansia e partecipazione, e vorremmo condividere pensieri, opinioni, previsioni su quanto sta accadendo dall’altra parte del Mediterraneo. Ne parleremo domenica 13 febbraio, dalle 18.30, con Anna Maria Rivera, antropologa e Hamadi Zribi, attivista antirazzista, ex responsabile di Rifondazione Comunista per l’immigrazione e tra i fondatori, nel 1987, della Rete Antirazzista.

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Omaggio a Edouard Glissant

Programma in via di definizione.

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Ivan Vladislavic, TJ-Doppia negazione, Contrasto DUE 2011

Il 27 febbraio, 18.30: “TJ-Doppia negazione” | La Johannesburg di Goldblatt e Vladislavic
Partecipano: Maria Antonietta Saracino e Antonello Frongia. Introduce Maria Teresa Carbone.

Johannesburg è una città ricca di fascino e di contraddizioni, difficile da abitare, fatta di parti disconnesse fra loro e percorse dalle cicatrici lasciate dalla tragedia dell’apartheid.

Il progetto artistico-letterario “TJ-Doppia negazione” si propone di indagare questa realtà complessa, e tentare di restituirne in parte il senso profondo. Nato dalla collaborazione tra il fotografo David Goldblatt e lo scrittore Ivan Vladislavic, si presenta come un dialogo contrappuntistico tra immagine e parola scritta, in cui la fotografia si fa discorsiva nel racconto, che a sua volta viene dotato di una dimensione visiva più immediata e intensa.

“TJ” raccoglie 270 immagini di Johannesburg e della sua gente, che Goldblatt ha scattato in oltre sessant’anni di attività. Il romanzo “Doppia negazione” è stato scritto da Vladislavic in un confronto diretto con questo lavoro fotografico.

TJ-Doppia negazione” sarà presentato presso la Libreria GRIOT. L’incontro vedrà la partecipazione di Maria Antonietta Saracino, traduttrice e docente di letterature anglofone di Africa, Caraibi e India, e Antonello Frongia, studioso di fotografia e docente presso l’Università di Roma Tre.

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