<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Libreria GRIOT &#187; Altro</title>
	<atom:link href="http://www.libreriagriot.it/category/altro/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.libreriagriot.it</link>
	<description>Dall&#039;Africa c&#039;è sempre qualcosa di nuovo: letture, incontri, caffè, aperitivi</description>
	<lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 17:19:29 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>&#8220;Le voci del silenzio. Scene dal cinema dei cantastorie africani&#8221;, con l&#8217;autore Giuseppe Carrieri e il curatore Roberto Donati</title>
		<link>http://www.libreriagriot.it/2011/09/09/le-voci-del-silenzio-scene-dal-cinema-dei-cantastorie-africani-con-lautore-giuseppe-carrieri-e-il-curatore-roberto-donati/</link>
		<comments>http://www.libreriagriot.it/2011/09/09/le-voci-del-silenzio-scene-dal-cinema-dei-cantastorie-africani-con-lautore-giuseppe-carrieri-e-il-curatore-roberto-donati/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 09 Sep 2011 16:44:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>g.muzzopappa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.libreriagriot.it/?p=2945</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.libreriagriot.it/2011/09/09/le-voci-del-silenzio-scene-dal-cinema-dei-cantastorie-africani-con-lautore-giuseppe-carrieri-e-il-curatore-roberto-donati/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="200" src="http://www.libreriagriot.it/wp-content/uploads/2011/09/GriotsSambala-100x200.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="GriotsSambala" /></a>Sabato 17 settembre, alle ore 19, GRIOT presenta il libro di Giuseppe Carrieri &#8220;Le voci del silenzio. Scene dal cinema dei cantastorie africani&#8221; Assieme all&#8217;autore, Giuseppe Carrieri, interverrà anche Roberto Donati, curatore della collana Bietti Heterotopia Quella del griot è una figura centrale nella cultura di molte aree dell&#8217;Africa, soprattutto occidentale. Definirlo solo cantastorie è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #99cc00;"><strong>Sabato 17 settembre, alle ore 19, GRIOT presenta il libro di Giuseppe Carrieri &#8220;Le voci del silenzio. Scene dal cinema dei cantastorie africani&#8221;</strong></span></p>
<p><strong>Assieme all&#8217;autore, Giuseppe Carrieri, interverrà anche Roberto Donati, curatore della collana Bietti Heterotopia<br />
</strong></p>
<p><a href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/5b/GriotsSambala.jpg?uselang=it"><img class="alignleft size-full wp-image-2946" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 15px; margin-right: 15px;" title="GriotsSambala" src="http://www.libreriagriot.it/wp-content/uploads/2011/09/GriotsSambala.jpg" alt="" width="321" height="226" /></a>Quella del griot è una figura centrale nella cultura di molte aree dell&#8217;Africa, soprattutto occidentale. Definirlo solo cantastorie è riduttivo: a lui è infatti affidato il compito di conservare, tramandare e riattualizzare la memoria storica del villaggio, della famiglia, del clan, di un intero paese. E&#8217; il depositario di una storia che segue dinamiche e direzioni alternative rispetto alla storiografia occidentale, e che si nutre non solo di fatti raccontati e miti ricordati, ma anche e soprattutto di arte. L&#8217;arte della parola, prima di tutto. Ma anche l&#8217;arte della poesia, della musica, della performance a tutto tondo. Questa figura è centrale nelle narrazioni africane, si tratti di romanzi, di canzoni o di film. Proprio a quest&#8217;ultima forma di espressione e al ruolo che nella cinematografia africana occupa il griot è dedicato il libro di <strong>Giuseppe Carrier</strong>i, &#8220;Le voci del silenzio&#8221;. Un viaggio in un cinema che non privilegia soltanto l&#8217;aspetto visuale, ma che mira a penetrare al cuore dello spettatore, costruendo attorno alla visione un mondo in cui tutti i sensi sono stimolati. A presentare il libro, assieme all&#8217;autore, interverrà <strong>Roberto Donati</strong>, curatore della collana &#8220;Bietti Heterotopia&#8221;.</p>
<p>L&#8217;autore: Giuseppe Carrieri si è laureato in Televisione, Cinema e Produzione Multimediale, e attualmente sta svolgendo un dottorato in Comunicazione e Nuove Tecnologie presso l&#8217;Università Iulm di Milano. Oltre ai griot africani, si è interessato anche dei bambini-arcobaleno di Calcutta.</p>
<p><em>Nota: L’immagine è utilizzata secondo i termini Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported license. Foto <a href="http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b23005610/f85/" rel="nofollow">Bibliothèque nationale de France</a></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<pre></pre>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.libreriagriot.it/2011/09/09/le-voci-del-silenzio-scene-dal-cinema-dei-cantastorie-africani-con-lautore-giuseppe-carrieri-e-il-curatore-roberto-donati/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Aperitivo Bafoulabè da GRIOT, con Madya Diebate e Djibril Gningue</title>
		<link>http://www.libreriagriot.it/2011/04/03/aperitivo-bafoulabe-da-griot-con-madya-diebate-e-djibril-gningue/</link>
		<comments>http://www.libreriagriot.it/2011/04/03/aperitivo-bafoulabe-da-griot-con-madya-diebate-e-djibril-gningue/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 03 Apr 2011 21:01:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>g.muzzopappa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.libreriagriot.it/?p=1905</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.libreriagriot.it/2011/04/03/aperitivo-bafoulabe-da-griot-con-madya-diebate-e-djibril-gningue/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.libreriagriot.it/wp-content/uploads/2011/04/188122_174046732643987_5399955_n.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="188122_174046732643987_5399955_n" /></a>Domenica 10 aprile alle ore 19, aperitivo musicale Bafoulabé da GRIOT Un&#8217;occasione per ascoltare dal vivo Madya Diebate alla kora e Djibril Gningue a ngoni e basso e gustare sapori provenienti da Africa e Medio Oriente&#8230; nel cuore di Trastevere! Bafoulabé è il nome di una formazione musicale aperta, che vede al suo interno diversi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><strong><span style="color: #99cc00;">Domenica 10 aprile alle ore 19, aperitivo musicale Bafoulabé da GRIOT</p>
<p></span></strong><span style="font-weight: normal; font-size: 13px; color: #333333;"><strong><span style="color: #333333;">Un&#8217;occasione per ascoltare dal vivo Madya Diebate alla kora e Djibril Gningue a ngoni e basso e gustare sapori provenienti da Africa e Medio Oriente&#8230; nel cuore di Trastevere!</span></strong></span></h3>
<p><strong><a href="http://www.libreriagriot.it/wp-content/uploads/2011/04/188122_174046732643987_5399955_n.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1910" style="margin: 10px;" title="188122_174046732643987_5399955_n" src="http://www.libreriagriot.it/wp-content/uploads/2011/04/188122_174046732643987_5399955_n.jpg" alt="" width="200" height="144" /></a>Bafoulabé</strong> è il nome di una formazione musicale aperta, che vede al suo interno diversi musicisti che si alternano a seconda del progetto musicale in corso. E&#8217; il nome di un villaggio in Mali, ma indica anche il punto esatto in cui si incrociano due fiumi. Nel caso dei due musicisti ospitati da GRIOT, Bafoulabé vuole essere punto di incontro, a cui approdano e da cui ripartono due esperienze musicali differenti.</p>
<p><strong>Madya Diebate e Djibril Gningue </strong>propongono uno spettacolo di musiche dall&#8217;Africa Occidentale che attinge al repertorio della musica tradizionale mandinga, epiche e storie che narrano dell&#8217;impero del Mali e dei suoi eroi, miti tramandati dai griot, di padre in figlio, fino ai giorni nostri. Un repertorio classico, arrangiato con la sensibilità moderna di due straordinari interpreti della diaspora. Madya Diebate suona la kora, un&#8217;arpa tradizionale mandinga a 21 corde, e canta le epopee dell&#8217;impero del Mali. Djibril Gningue suona il ngoni un liuto a quattro corde originario delle savane del Sahel e il basso elettrico.</p>
<p><strong>L&#8217;aperitivo che accompagnerà l&#8217;esibizione dei due artisti comprende specialità dal Nordafrica e dal Medio Oriente, the e tisane, bevande alcoliche e analcoliche e vini biologici, al costo di 10 €.</strong></p>
<p><strong>Madya</strong> viene dalla Casamance, una regione a sud del Senegal<strong> </strong>in cui prevale l’etnia mandinka. Discende da una famiglia griot, con una parentela stretta con la famiglia di Toumani Diabate e Ballake Sissoko. La kora, l’arpa a 21 corde dei mandingo, è originaria di quelle terre. A differenza dei maliani, in Gambia e in Casamance la kora si suona in modo più ritmico e percussivo, con le corde che vengono colpite e pizzicate.<br />
<em>Madya Diebate</em> può essere considerato uno dei più virtuosi suonatori di kora della diaspora africana. Attento interprete della cultura mande suona sia in gruppi tradizionali che  in  progetto di fusione che vedono assieme la crema del jazz italiano e la tradizione orale <em>ouest-africaine</em>.<strong> <a href="http://www.myspace.com/madyadiebate">http://www.myspace.com/madyadiebate</a></strong></p>
<p><strong>Djibril</strong> è un polistrumentista senegalese di etnia serer. Suona il basso, la chitarra acustica e elettrica, il ngoni (chitarra tradizionale africana), la kora (arpa africana) e le percussioni (sabar, djembe). Djibril ha una lunga esperienza musicale a Dakar, Senegal, dove ha suonato con i migliori musicisti. In Europa e in Italia ha collaborato con diversi gruppi musicali e teatrali. <strong><a href="http://www.myspace.com/djibril_gningue">http://www.myspace.com/djibril_gningue</a></strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.libreriagriot.it/2011/04/03/aperitivo-bafoulabe-da-griot-con-madya-diebate-e-djibril-gningue/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Derek Walcott presenta a Roma in prima mondiale l&#8217;opera teatrale &#8220;Moon-child (Ti Jean in Concert)&#8221;</title>
		<link>http://www.libreriagriot.it/2011/03/31/derek-walcott-presenta-a-roma-in-prima-mondiale-lopera-teatrale-moon-child-ti-jean-in-concert/</link>
		<comments>http://www.libreriagriot.it/2011/03/31/derek-walcott-presenta-a-roma-in-prima-mondiale-lopera-teatrale-moon-child-ti-jean-in-concert/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 31 Mar 2011 17:21:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>g.muzzopappa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.libreriagriot.it/?p=1902</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.libreriagriot.it/2011/03/31/derek-walcott-presenta-a-roma-in-prima-mondiale-lopera-teatrale-moon-child-ti-jean-in-concert/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.libreriagriot.it/wp-content/uploads/2011/03/220px-Derek_Walcott-200x300.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="220px-Derek_Walcott" /></a>&#8220;Moon-Child (Ti Jean in Concert)&#8221;, testo, scenografia e regia di Derek Walcott Lunedì 4 aprile, alle ore 21, presso l&#8217;American Academy in Rome, verrà presentata la prima mondiale dello spettacolo teatrale del Premio Nobel per la Letteratura Derek Walcott Derek Walcott, residente dell&#8217;Accademia come &#8220;William B. Hart Poet-in-Residence&#8221;, mette in scena il suo ultimo lavoro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste"><strong>&#8220;Moon-Child (Ti Jean in Concert)&#8221;, testo, scenografia e regia di Derek Walcott</strong></p>
<p><strong><span style="color: #99cc00;">Lunedì 4 aprile, alle ore 21, presso l&#8217;American Academy in Rome, verrà presentata la prima mondiale dello spettacolo teatrale del Premio Nobel per la Letteratura Derek Walcott</span></strong></p>
</div>
<div id="_mcePaste">Derek Walcott, residente dell&#8217;Accademia come &#8220;William B. Hart Poet-in-Residence&#8221;, mette in scena il suo ultimo lavoro teatrale con gli attori Wendell Manwarren (Trinidad), Giovanna Bozzolo (Italia) e Dean Atta (Regno Unito). Le musiche per lo spettacolo sono di Ronald Hinkson (Santa Lucia). La scenografia di Derek Walcott e Peter Walcott (SAnta Lucia).<br />
Lo spettacolo si svolgerà in lingua inglese, con una sinossi in lingua italiana. L&#8217;evento è stato reso possibile grazie al &#8220;Maria Cox and New Initiatives for Don Fund&#8221;. L&#8217;ingresso è gratuito, previa esibizione di un documento all&#8217;ingresso.</p>
<p>American Academy in Rome, Villa Aurelia<br />
Largo di Porta San Pancrazio, 1<br />
<strong><a href="www.aarome.org" target="_blank">www.aarome.org<br />
</a></strong><br />
La Libreria GRIOT sarà presente all&#8217;evento con una selezione di testi di Derek Walcott, in lingua originale e in italiano con testo originale a fronte</p>
</div>
<div id="_mcePaste">
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Derek_Walcott"><img class="alignleft size-medium wp-image-1903" style="margin: 10px;" title="220px-Derek_Walcott" src="http://www.libreriagriot.it/wp-content/uploads/2011/03/220px-Derek_Walcott-200x300.jpg" alt="" width="150" height="225" /></a></p>
</div>
<div>&#8220;Ho dell&#8217;inglese, del negro e dell&#8217;olandese in me</div>
<div id="_mcePaste">sono nessuno, o sono una nazione&#8221;</div>
<div id="_mcePaste">Così fa dire Derek Walcott, nel poemetto &#8220;La goletta Flight&#8221;, ad un personaggio che potrebbe essere il suo alter ego. Scrittore e poeta caraibico, Derek Walcott nasce nel 1930 a Santa Lucia, una delle perle del Mar dei Caraibi, crogiolo di incontri e scontri tra culture e lingue diverse. La creolità, che caratterizza gli artisti nati in quest&#8217;area, raggiunge con la vastissima opera poetica di Walcott un vertice di assoluta originalità e bellezza, coronato nel 1992 con il conferimento del Premio Nobel per la letteratura. Tra i suoi libri, si ricondano &#8220;Uve di mare&#8221;, &#8220;Mezza estate&#8221;, &#8220;Mappa del Nuovo Mondo&#8221;, &#8220;Omeros&#8221;, &#8220;Isole&#8221;, &#8220;Prima Luce&#8221;, &#8220;Odissea&#8221;.</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.libreriagriot.it/2011/03/31/derek-walcott-presenta-a-roma-in-prima-mondiale-lopera-teatrale-moon-child-ti-jean-in-concert/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Libia, tra rivolta, repressione e intervento internazionale. Riflessione con Eric Salerno e Annamaria Rivera</title>
		<link>http://www.libreriagriot.it/2011/03/15/libia-dalla-rivolta-alla-guerra-civile-riflessione-con-eric-salerno-e-annamaria-rivera/</link>
		<comments>http://www.libreriagriot.it/2011/03/15/libia-dalla-rivolta-alla-guerra-civile-riflessione-con-eric-salerno-e-annamaria-rivera/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 15:39:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.libreriagriot.it/?p=1889</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.libreriagriot.it/2011/03/15/libia-dalla-rivolta-alla-guerra-civile-riflessione-con-eric-salerno-e-annamaria-rivera/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.libreriagriot.it/wp-content/uploads/2011/03/Scontri-in-Libia1-200x134.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="US Libya Protests" /></a>Libia, tra rivolta, repressione e intervento internazionale. Riflessione con Eric Salerno e Annamaria Rivera Domenica 20 Marzo, alle ore 18.30, la Libreria GRIOT organizza un incontro sugli eventi in Libia. Interverranno Eric Salerno, giornalista e autore di numerosi testi sul Medio Oriente e sulla Libia, e Annamaria Rivera, docente di Etnologia e Antropologia Sociale all&#8217;Università [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong><strong>Libia, tra rivolta, repressione e intervento internazionale</strong></strong><strong>. Riflessione con Eric Salerno e Annamaria Rivera<br />
<span style="color: #99cc00;"><br />
<strong>Domenica 20 Marzo, alle ore 18.30, la Libreria GRIOT organizza un incontro sugli eventi in Libia. Interverranno Eric Salerno, giornalista e autore di numerosi testi sul Medio Oriente e sulla Libia, e Annamaria Rivera, docente di Etnologia e Antropologia Sociale all&#8217;Università di Bari<br />
</strong></span></strong></p>
<p><a href="http://www.libreriagriot.it/wp-content/uploads/2011/03/Scontri-in-Libia1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1895" style="margin: 10px;" title="US Libya Protests" src="http://www.libreriagriot.it/wp-content/uploads/2011/03/Scontri-in-Libia1-200x134.jpg" alt="" width="200" height="134" /></a>La straordinaria e (almeno da questa parte del Mediterraneo) inattesa ondata di rivolte e manifestazioni che ha attraversato il Nordafrica e il Medio Oriente dallo scorso dicembre si è drammaticamente impaludata in Libia. In molti, nelle settimane precedenti all’esplosione delle proteste nel paese, avevano escluso quello libico dal novero dei regimi “a rischio”.<br />
Queste ipotesi sono state spazzate via dalle manifestazioni che hanno attraversato anche la Libia e che sono state accolte da Gheddafi e dai suoi fedelissimi con un’intransigenza sanguinaria che le diplomazie occidentali hanno faticato a condannare del tutto. Nel mezzo di una brutale guerra civile, sono moltissime le emergenze che destano preoccupazione: dalla repressione feroce messa in atto dal regime di Gheddafi contro i ribelli al rischio di veri e propri stermini di massa nei confronti delle popolazioni di regioni come la Cirenaica, storicamente più riottose rispetto al controllo esercitato dal centro; dalla gravissima situazione in cui si trovano le migliaia di migranti detenuti nelle carceri libiche anche a seguito delle politiche di chiusura delle frontiere e di respingimenti messi in atto dal nostro paese ai rischi legati al blocco degli approvvigionamenti energetici. L&#8217;atteggiamento della comunità internazionale nei confronti della cr  isi libica è stato ambiguo e prudente, fino alle importanti decisioni  prese poche ore fa in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni  Unite. La situazione continua a mutare di ora in ora: per commentare gli  ultimi sviluppi e tentare di darne un quadro più ampio, saranno con noi  <strong>Eric Salerno</strong>, giornalista e autore di due testi sulla storia della presenza italiana in Libia, e <strong>Annamaria Rivera</strong>, antropologa e attivista antirazzista.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.libreriagriot.it/2011/03/15/libia-dalla-rivolta-alla-guerra-civile-riflessione-con-eric-salerno-e-annamaria-rivera/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Inizio dei laboratori di arabo giornalistico e letteratura araba</title>
		<link>http://www.libreriagriot.it/2010/08/29/laboratori-di-arabo-giornalistico-e-letteratura-araba/</link>
		<comments>http://www.libreriagriot.it/2010/08/29/laboratori-di-arabo-giornalistico-e-letteratura-araba/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 29 Aug 2010 15:24:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.libreriagriot.it/2010/08/29/laboratori-di-arabo-giornalistico-e-letteratura-araba/</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.libreriagriot.it/2010/08/29/laboratori-di-arabo-giornalistico-e-letteratura-araba/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="200" src="http://www.libreriagriot.it/wp-content/plugins/thumbnail-for-excerpts/tfe_no_thumb.png" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="" /></a>Il 20 Settembre avrà inizio il nuovo ciclo di laboratori di arabo giornalistico e letteratura araba. Le iscrizioni sono aperte dal 3 settembre. I corsi sono organizzati dall&#8217;Associazione Officina GRIOT nei locali dell&#8217;omonima libreria, in via di Santa Cecilia 1/A a Roma (Trastevere). Le iscrizioni sono aperte fino ad esauremento posti; fino ad un massimo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="color: #99cc00;">Il 20 Settembre avrà inizio il nuovo ciclo di laboratori di arabo giornalistico e letteratura araba. Le iscrizioni sono aperte dal 3 settembre.</span></strong></p>
<p><strong></strong>I corsi sono organizzati dall&#8217;Associazione Officina GRIOT nei locali dell&#8217;omonima libreria, in via di Santa Cecilia 1/A a Roma (Trastevere). Le iscrizioni sono aperte fino ad esauremento posti; fino ad un massimo di otto allievi. (e ciascuno dei corsi sarà attivato con un minimo di quattro iscritti).</p>
<p align="left"><span style="color: #000000;">Insegnanti madrelingua (da Algeria ed Egitto). I libri di testo necessari saranno in vendita da GRIOT, alcune slides di presentazioni in powerpoint verranno distribuite agli allievi nel corso delle lezioni.</span></p>
<p>- ARABO GIORNALISTICO<br />
martedì e giovedì, ore 20-22<br />
400,00 euro &#8211; 25 lezioni<br />
dal 21 settembre</p>
<p>- ARABO LETTERATURA E CONVERSAZIONE<br />
ogni lunedi, ore 18-20<br />
400,00 euro &#8211; 25 lezioni<br />
dal 20 settembre</p>
<p align="left"><span style="color: #000000;"><span style="display: inline;">•	I corsi inizieranno con un minimo di quattro iscritti.<br />
•	E’ necessaria l’adesione annuale all’Associazione Officina GRIOT (30,00 €).<br />
•	Gli orari dei corsi sono suscettibili di variazione.</span></span></p>
<p align="left"><span style="color: #000000;"><span style="display: inline;">Per maggiori informazioni sul programma dei corsi e le modalità di iscrizione contattare: <a href="mailto:info@officinagriot.org">info@officinagriot.org</a> &#8211; tel. 06 58 33 41 16.</span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.libreriagriot.it/2010/08/29/laboratori-di-arabo-giornalistico-e-letteratura-araba/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Palm_Wine_Bar@GRIOT: Guinea Conakry &#8211; la musica dell&#8217;indipendenza</title>
		<link>http://www.libreriagriot.it/2009/10/19/palm_wine_bargriot-guinea-conakry-la-musica-dellindipendenza/</link>
		<comments>http://www.libreriagriot.it/2009/10/19/palm_wine_bargriot-guinea-conakry-la-musica-dellindipendenza/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 21:38:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.libreriagriot.it/2009/10/19/palm_wine_bargriot-guinea-conakry-la-musica-dellindipendenza/</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.libreriagriot.it/2009/10/19/palm_wine_bargriot-guinea-conakry-la-musica-dellindipendenza/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.libreriagriot.it/wp-content/uploads/2009/10/Bembeya-b+w-2-200x152.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="Bembeya-b+w-2" title="Bembeya-b+w-2" /></a>Sabato 31 Ottobre alle 18.00 prende il via Palm_Wine_Bar@GRIOT, la nuova serie di serate musicali a cura di TP Africa accompagnate da vino di palma. La prima sarà dedicata alla scena musicale della Guinea Conakry negli anni dell&#8217;indipendenza. Siamo alla fine degli anni &#8217;50, uno dopo l’altro, i paesi dell’Africa sub-sahariana conquistano la loro indipendenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1501" style="margin: 10px;" title="Bembeya-b+w-2" src="http://www.libreriagriot.it/wp-content/uploads/2009/10/Bembeya-b+w-2-200x152.jpg" alt="Bembeya-b+w-2" width="200" height="152" /><strong><span style="color: #99cc00;">Sabato 31 Ottobre alle 18.00 prende il via Palm_Wine_Bar@GRIOT, la nuova serie di serate musicali a cura di TP Africa accompagnate da vino di palma. La prima sarà dedicata alla scena musicale della Guinea Conakry negli anni dell&#8217;indipendenza</span><span style="color: #99cc00;">.</span></strong></p>
<p>Siamo alla fine degli anni &#8217;50, uno dopo l’altro, i paesi dell’Africa sub-sahariana conquistano la loro indipendenza dopo secoli di sottomissione, e i loro primi governi si trovano ad interpretare il sogno del rinascimento nero, una parabola attesa e annunciata. Prima che l’entusiasmo di quegli anni venga spento dai colpi di stato e dalla deriva verso dittature sanguinarie, la romantica storia post-coloniale africana ha i suoi poeti e la sua colonna sonora, che ancora oggi ne trasmettono vividamente lo spirito.</p>
<p>Come le immagini, anche la musica può arrivare oltre il limite in cui si fermano le parole. La musica dei Bembeya Jazz National, di Balla et ses Balladins, di Keletigui et les Tambourinis e delle altre orchestre guineiane trasmette ancora oggi il sogno di un continente.</p>
<p><span style="color: #99cc00;"><strong>TP AFRICA</strong></span><br />
Per comprendere e apprezzare l’Africa di oggi non basta solamente invocarne la sfortuna o i diritti. L’Africa va scoperta e conosciuta, ma affinché ciò avvenga la sua cultura deve essere rese disponibile.  TP Africa è un’associazione nata per diffondere la musica e la cultura africana attraverso la costruzione di ponti per accedere a una terra fremente. Il suffisso T.P. &#8211; Tout Puissant (che può tutto) &#8211; vuole evidenziare il potenziale dell&#8217;Africa, che a volte non si esprime, ma anche quando accade, come nella musica, rimane spesso sconosciuto.  Oltre alle pubblicazioni su Web e su carta stampata (Carta, Mondomix), alle trasmissioni radio (Radio Popolare Roma) e alla etichetta indipendente Wallai Records, TP Africa si occupa di creare contatti con musicisti africani e di organizzare concerti ed eventi culturali. <a href="www.tpafrica.it">www.tpafrica.it</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.libreriagriot.it/2009/10/19/palm_wine_bargriot-guinea-conakry-la-musica-dellindipendenza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Chi decide che cosa mettiamo nel piatto? Con Nora McKeon e Ndiogou Fall</title>
		<link>http://www.libreriagriot.it/2009/10/11/1496/</link>
		<comments>http://www.libreriagriot.it/2009/10/11/1496/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 19:50:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.libreriagriot.it/2009/10/11/1496/</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.libreriagriot.it/2009/10/11/1496/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.libreriagriot.it/wp-content/uploads/2009/10/logo_wfd_small_it_01.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="logo_wfd_small_it_01" title="logo_wfd_small_it_01" /></a>Sabato 17 Ottobre, ore 19.00 Se viene rispettata la bozza elaborata durante mesi di negoziati, il 17 ottobre 2009 gli stati membri della FAO adotteranno una proposta che istituirà un forum globale autorizzato a deliberare su questioni di cibo e agricultura in nome del Diritto al Cibo dei cittadini di tutto il mondo, e non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--><span style="color: #244061;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Verdana,Helvetica,Arial;"><span style="font-size: 11pt;"><br />
<strong>Sabato 17 Ottobre, ore 19.00</strong><br />
<span style="color: #333333;"><img class="alignleft size-full wp-image-1495" style="margin: 10px;" title="logo_wfd_small_it_01" src="http://www.libreriagriot.it/wp-content/uploads/2009/10/logo_wfd_small_it_01.jpg" alt="logo_wfd_small_it_01" width="129" height="149" />Se viene rispettata la bozza elaborata durante mesi di negoziati, </span></p>
<p></span></span></span></span><span style="color: #244061;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Verdana,Helvetica,Arial;"><span style="font-size: 11pt;"><span style="color: #333333;">il 17 ottobre 2009 </span></span></span></span></span><span style="color: #244061;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Verdana,Helvetica,Arial;"><span style="font-size: 11pt;"><span style="color: #333333;">gli stati membri della FAO adotteranno una proposta che istituirà un forum globale autorizzato a deliberare su questioni di cibo e agricultura in nome del <em>Diritto al Cibo</em> dei cittadini di tutto il mondo, e non della ricerca di profiti di speculatori finanziari e di multinazionali agroalimentari. </span></span></span></span></span></p>
<p> <span style="color: #244061;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Verdana,Helvetica,Arial;"><span style="font-size: 11pt;"><span style="color: #333333;">Sabato 17 ottobre alle 19.00, in occasione della giornata mondiale dell&#8217;alimentazione promossa dalla FAO, Libreria GRIOT propone un commento a caldo sui risultati di questo importante negoziato. </span></span></span></span></span><span style="color: #244061;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Verdana,Helvetica,Arial;"><span style="font-size: 11pt;"><span style="color: #333333;">Intervengono <strong>Nora McKeon</strong>, autrice del libro <em>The United Nations and Civil Society. Legitimating Global Governance-Whose Voice?</em></span></span></span></span></span><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: 11pt;"><span style="color: #244061;"><span style="font-family: Verdana,Helvetica,Arial;"><span style="color: #333333;"> (Zed Books, 2009) e di <strong>Ndiogou Fall</strong>, Presidente della Rete di organizzazioni contadine dell’Africa occidentale.</span></span></span></span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.libreriagriot.it/2009/10/11/1496/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Mali &#8211; Storia e Architettura</title>
		<link>http://www.libreriagriot.it/2009/06/03/mali-storia-e-architettura/</link>
		<comments>http://www.libreriagriot.it/2009/06/03/mali-storia-e-architettura/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2009 22:10:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.libreriagriot.it/2009/06/03/mali-storia-e-architettura/</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.libreriagriot.it/2009/06/03/mali-storia-e-architettura/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="200" src="http://www.libreriagriot.it/wp-content/uploads/2009/06/mali7-100x200.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="Moschea di Djenné" /></a>Circuito Archtettura Saheliana (da Novembre a Febbraio) Terra di scambio, d’incontro tra culture, in Mali si sono succeduti nel corso della storia numerosi imperi e regni, tra cui l’impero del Songhai del XV sec. e quello Toucouleur del XIX sec. Insediati in diverse parti del grande territorio che oggi è il Mali, hanno costruito sontuosi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="color: #99cc00;">Circuito Archtettura Saheliana (da Novembre a Febbraio)</span></strong></p>
<p><a href="http://www.libreriagriot.it/wp-content/uploads/2009/06/mali7.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1450" style="margin: 10px;" title="Moschea di Djenné" src="http://www.libreriagriot.it/wp-content/uploads/2009/06/mali7-200x138.jpg" alt="" width="200" height="138" /></a>Terra di scambio, d’incontro tra culture, in Mali si sono succeduti nel corso della storia numerosi imperi e regni, tra cui l’impero del Songhai del XV sec. e quello Toucouleur del XIX sec. Insediati in diverse parti del grande territorio che oggi è il Mali, hanno costruito sontuosi edifici, città o villaggi disseminati per tutto il paese. Attraverso l’Architettura Sudanese, questo viaggio di 15 giorni vi porterà alla scoperta del Mali, della sua storia e della sua cultura, passando da Ségu, vecchia capitale del Regno Barbara, dalle mura di sabbia, e Djenné. Qui potrete visitare i più affascinanti esempi di Architettura Sudanese. Nominata Patrimonio Mondiale dell’UNESCO e detta anche la città dei 42 Marabutti, ospita la meravigliosa moschea in terra cruda. Costruita nel XIII sec in briks (mattoni) di bankò (un impasto di acqua ed argilla prelevata dal fiume Niger ed arricchito, a seconda dei luoghi d’utilizzo, da diversi elementi), con le sue due torri si erge a guardia della città. Passando per Mopti, Bandiagara e per le costruzioni troglodite in arenaria rosa dei Pays Dogon, in piroga raggiungerete la mitica Timbuktu alle porte del Deserto del Sahara. Sede di una delle più importanti Università del mondo islamico, potrete visitare l’antica biblioteca, la moschea di Sidi Yahya, eretta nel XVsec per volere di Omar, principe di Timbuktu, e la moschea di Djingareyber, realizzata da un architetto andaluso  nel 1325, per volere dell’imperatore Kankou Moussa.</p>
<p><strong>Per maggiori informazioni sul programma del viaggio e i prezzi, contattateci a info@officinagriot.org</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.libreriagriot.it/2009/06/03/mali-storia-e-architettura/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il Gruppo di Lettura</title>
		<link>http://www.libreriagriot.it/2009/05/01/il-gruppo-di-lettura/</link>
		<comments>http://www.libreriagriot.it/2009/05/01/il-gruppo-di-lettura/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 01 May 2009 13:03:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.libreriagriot.it/2009/05/01/il-gruppo-di-lettura/</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.libreriagriot.it/2009/05/01/il-gruppo-di-lettura/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.libreriagriot.it/wp-content/uploads/2009/05/product_img_178_300x200.jpg.png" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="product_img_178_300x200.jpg" title="product_img_178_300x200.jpg" /></a>IL GRUPPO DI LETTURA DELL&#8217;ASSOCIAZIONE OFFICINA GRIOT Per il ciclo 2009-2010 è stato scelto come tema del gruppo di lettura il Sudafrica, perché è interessante conoscere un paese di cui tanto si è parlato, (soprattutto nel 2010) con i primi Mondiali di calcio in territorio africano), attraverso le opere della sua letteratura – titoli classici, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><strong><span style="color: #99cc00;">IL GRUPPO DI LETTURA DELL&#8217;ASSOCIAZIONE OFFICINA GRIOT</span></strong></h2>
<p><span style="color: #99cc00;"><strong>Per il ciclo 2009-2010 è stato scelto come tema del gruppo di lettura il Sudafrica, perché è interessante conoscere un paese di cui tanto si è parlato, (soprattutto nel 2010) con i primi Mondiali di calcio in territorio africano), attraverso le opere della sua letteratura – titoli classici, ma anche testi meno noti. Quella che segue è una lista di dodici libri e rappresenta una traccia per il lavoro del gruppo, anche se non tutti forse verranno letti, e uno o due titoli si potranno aggiungere in corso d’opera.</strong></span></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1670" style="margin: 10px;" title="product_img_178_300x200.jpg" src="http://www.libreriagriot.it/wp-content/uploads/2009/05/product_img_178_300x200.jpg.png" alt="product_img_178_300x200.jpg" width="200" height="300" />Per chi l’anno scorso non ha seguito il primo ciclo di incontri, ecco le “istruzioni per l’uso”.</p>
<p><strong><span style="color: #99cc00;">Cosa (non) è un gruppo di lettura</span></strong>: non è una lezione, non è una presentazione, e neppure un reading. Nel gruppo non ci sono docenti e non ci sono allievi, solo persone che amano leggere (vedi punto successivo).</p>
<p><strong><span style="color: #99cc00;">Chi può partecipare</span></strong>: chiunque ami leggere e sia disposto ad affrontare avventure letterarie, fuori dai tracciati più battuti. La frequenza è libera e gratuita, si richiede solo la tessera associativa di Griot, che costa 30 euro (15 per insegnanti, studenti e over 60) e offre numerosi vantaggi, tra cui uno sconto del 10 per cento su tutti i titoli in vendita nella libreria.</p>
<p><strong><span style="color: #99cc00;">Come funziona</span></strong>: i partecipanti leggono a casa loro (o dove preferiscono) il libro prescelto e durante le riunioni del gruppo mettono a confronto le osservazioni e le idee nate dalla lettura del testo. E’ appunto questo dialogo con altri lettori dotati di esperienze e sensibilità diverse a dare la possibilità di interpretare un’opera in modo più ricco e significativo. Sebbene la lettura appaia spesso come una pratica solitaria, questo “leggere attraverso gli altri” stimola il piacere di leggere e fornisce importanti strumenti di analisi e di riflessione.</p>
<p><strong>Quali libri si leggono:</strong></p>
<p><strong>Olive Schreiner</strong>, <a href="http://www.libreriagriot.it/2009/12/06/il-gruppo-di-lettura-di-griot-riscopre-un-grande-classico-della-letteratura-sudafricana-storia-di-una-fattoria-africana-di-olive-schreiner/">Storia di una fattoria africana</a>, Giunti &#8211; (13 dicembre 2009)<br />
<strong>Zakes Mda<span style="font-weight: normal;">, <a href="http://www.libreriagriot.it/2010/01/10/il-gruppo-di-lettura-di-griot-legge-verranno-dal-mare-di-zakes-mda/">Verranno dal Mare</a>, E/O &#8211; (17 gennaio 2010)</span><br />
<span style="font-weight: normal;"><strong>André Brink</strong>, <a href="http://www.libreriagriot.it/2010/01/28/tra-fiaba-e-storia-il-gruppo-di-lettura-di-griot-legge-la-polvere-dei-sogni-di-andre-brink/">La polvere dei sogni</a>, Feltrinelli &#8211; (28 febbraio 2010)<br />
<strong>Antjie Krog</strong><strong><span style="font-weight: normal;">, <a href="http://www.libreriagriot.it/products-page/narrativa/antjie-krog-terra-del-mio-sangue-nutrimenti-20061/">Terra del mio sangue</a>, Nutrimenti (25 aprile 2010)</span><br />
<span style="font-weight: normal;"><strong>JM Coetzee</strong>, La vita e il tempo di Michael K., Einaudi</span></strong></span></strong></p>
<p><strong><span style="font-weight: normal;"> <strong>Athol Fugard</strong>, Tsotsi, minimum fax<br />
<strong>Nadine Gordimer</strong>, Il conservatore, Feltrinelli<br />
<strong>Arthur Maimane</strong>, Vittime, Edizioni Lavoro<br />
<strong>Zoe Wicomb</strong>, In piena luce, Baldini Castoldi Dalai<br />
<strong><br />
</strong> <strong>Sindiwe Magona</strong>, Da madre a madre, Gorée<br />
<strong>Kgebetli Moele</strong>, Camera 207, Epoché<br />
<strong>Niq Mhlongo</strong>, Cane mangia cane, Morellini</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #99cc00;">Informazioni pratiche</span></strong>: il gruppo si incontra una volta al mese, la domenica mattina alle 11, alla Libreria Griot (via di Santa Cecilia 1 a, 00153 Roma). Gli incontri vengono di volta in volta annunciati nel sito della libreria http://www.libreriagriot.it/. Per informazioni mandare un’email a info@libreriagriot.it o telefonare allo 06/58.33.41.16</p>
<p><strong><span style="color: #99cc00;">Ideazione e coordinamento</span></strong>: Maria Teresa Carbone, giornalista culturale, autrice e traduttrice.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.libreriagriot.it/2009/05/01/il-gruppo-di-lettura/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Laboratorio di narrazione &#8211; I RACCONTI DEL GRIOT</title>
		<link>http://www.libreriagriot.it/2009/04/20/laboratorio-di-narrazione-i-racconti-del-griot/</link>
		<comments>http://www.libreriagriot.it/2009/04/20/laboratorio-di-narrazione-i-racconti-del-griot/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2009 20:50:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.libreriagriot.it/2009/04/20/laboratorio-di-narrazione-i-racconti-del-griot/</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.libreriagriot.it/2009/04/20/laboratorio-di-narrazione-i-racconti-del-griot/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="200" src="http://www.libreriagriot.it/wp-content/plugins/thumbnail-for-excerpts/tfe_no_thumb.png" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="" /></a>Gli incontri (8) avverranno di sabato mattina (10-13) a partire dal 6 giugno 2009.   Il Griot e la Griotte erano maestri di parola. Non solo conservavano nella loro mente la storia e la genealogia del loro popolo, ma partecipavano con racconti, canti, musica e danze a tutti i momenti significativi della loro comunità: nascite [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<h3 style="text-align: left;"><span style="font-weight: normal;">Gli incontri (8) avverranno di sabato mattina (10-13) a partire dal 6 giugno 2009.</span></h3>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Il Griot e la Griotte erano maestri di parola. Non solo conservavano nella loro mente la storia e la genealogia del loro popolo, ma partecipavano con racconti, canti, musica e danze a tutti i momenti significativi della loro comunità: nascite e morti, matrimoni, vittorie e sconfitte. Equanimi, saggi e gioiosi erano anche, in pari misura, portatori di consiglio sia al re sia al suo popolo. Del resto, anche la cultura europea ha avuto i suoi Griot, da Omero al più umile cantastorie siciliano.</span></p>
<p>In Africa, quella dei Kouyaté è una delle famiglie di Griot più antiche, e vanta le radici del suo lignaggio nel Griot che venne offerto in dono a Sundyata Keita, il fondatore dell’impero Mandingo nel XII secolo. Ed è stato da Sotigui Kouyaté, premiato come miglior attore protagonista nell’ultimo Festival di Berlino, che Enrica Baldi, animatrice del workshop, ha ricevuto gli insegnamenti che stanno alla base di questo laboratorio.</p>
<p>Attraverso esercizi collettivi per il corpo, la voce e la mente come immaginazione e memoria, i partecipanti lavoreranno su:</p>
<p>la parola e il gesto<br />
gli eventi e i pensieri<br />
la sillaba, la parola, l’armonia del fraseggio<br />
la libertà del corpo nello spazio e in comunione con gli altri<br />
l’interazione con l’ambiente (persone e oggetti)<br />
l’elocuzione nitida, libera e significativa</p>
<p>per arrivare ai fatti di oggi, partendo dal racconto di miti della cultura greco-romana, di alcuni &#8220;fioretti&#8221; di San Francesco e fiabe d&#8217;autore che ciascun partecipante sceglierà seguendo la propria inclinazione. La nostra maestra di parola sarà la poesia.</p>
<p><strong><span>Enrica Baldi </span></strong><span>si è formata a Roma nel teatro classico italiano e a Parigi nel teatro interetnico di Peter Brook e nella commedia d&#8217;improvvisazione di Jean-Claude Penchenat. Docente di Scienze della Comunicazione a Teramo, lavora come consulente di sceneggiature. Ha diretto laboratori di scrittura e teatro al Tibetan Children&#8217;s Village di Dharamsala (India) e aderisce alla filosofia pedagogica di Maria Montessori.</span></p>
<p><strong>Il laboratorio costa 250 Euro + quota associativa. </strong></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Per informazioni sulle iscrizioni, contattare la Libreria GRIOT: tel 06 58 33 41 16 &#8211; <a href="mailto:info@libreriagriot.it">info@libreriagriot.it</a></span></strong><strong><span lang="IT"> </span></strong></p>
<p class="testo"><strong><span style="text-decoration: underline;"><span lang="IT"><span> </span></span></span></strong></p>
<p><!--EndFragment--></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.libreriagriot.it/2009/04/20/laboratorio-di-narrazione-i-racconti-del-griot/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>In riva al Joliba di Abdourahman A. Waberi</title>
		<link>http://www.libreriagriot.it/2009/03/07/in-riva-al-joliba-di-abdourahman-a-waberi/</link>
		<comments>http://www.libreriagriot.it/2009/03/07/in-riva-al-joliba-di-abdourahman-a-waberi/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2009 23:30:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.libreriagriot.it/2009/03/07/in-riva-al-joliba-di-abdourahman-a-waberi/</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.libreriagriot.it/2009/03/07/in-riva-al-joliba-di-abdourahman-a-waberi/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.libreriagriot.it/wp-content/uploads/2009/03/abdourahman-waberi-051-200x300.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="Abdourahman A. Waberi" /></a>Internazionale 782 – 13 febbraio 2009 C&#8217;è una favola dei bambara del Mali che descrive perfettamente la situazione attuale del mondo. Si chiama Donni dongama (La piccola danza indanzabile). È una favola crudele, che a un certo punto dice: “Se il ballerino fa un passo indietro, muore suo padre. Se ne fa uno avanti, muore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Internazionale 782 – 13 febbraio 2009</strong></p>
<p>C&#8217;è una favola dei bambara del Mali che descrive perfettamente la situazione attuale del mondo. Si chiama <em>Donni dongama</em> (La piccola danza indanzabile). È una favola crudele, che a un certo punto dice: “Se il ballerino fa un passo indietro, muore suo padre. Se ne fa uno avanti, muore sua madre. Se non balla, muore”. Per capire come stanno le cose, forse bisognerebbe prestare ascolto alla saggezza dei poveri, all’esperienza dei più vulnerabili.</p>
<p><a href="http://www.libreriagriot.it/wp-content/uploads/2009/03/abdourahman-waberi-051.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1344" style="margin: 10px;" title="Abdourahman A. Waberi" src="http://www.libreriagriot.it/wp-content/uploads/2009/03/abdourahman-waberi-051-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>Nel marzo del 1991 a Bamako e in tutto il Mali è caduto un muro. La popolazione ha messo fine alla dittatura militare di Moussa Traoré. Decine di cittadini hanno pagato con la vita il processo di apertura politica. Qualcosa è cambiato in quelle settimane di rivolta e furore, un po’ come quando una nave durante la notte gira intorno all’ancora e il giorno dopo si ritrova con la prua puntata al largo.</p>
<p>Rieccoci a Bamako. Una città comincia così, nel ricordo di un racconto o di un sogno, molto prima di trovarsi con la cartina sotto il naso. Discreta e indolente, Bamako si stende da una parte e dall’altra del fiume: Niger, lo chiamano gli stranieri; Joliba, gli abitanti del posto. La città non fa brillare sotto i riflettori i suoi figli più prestigiosi – Seydou Keita, Malick Sidibé, Souleymane Cissé, Salif Keita, Amadou &amp; Mariam e altri hanno conosciuto il successo all’estero – né le sue attività culturali, come il mese della fotografia, il festival Théâtre de réalités di Adama Traoré, gli spettacoli di danza di Kettly Noël o le mostre del museo nazionale diretto dal dinamico Samuel Sidibé.</p>
<p>Gli abitanti di Bamako non amano vantarsi. Sono rimasti umili e placidi come le acque del Joliba. Lasciano la parola a Dakar, dove proliferano forum, convegni e conferenze internazionali, come perle al collo di una bella donna del Sahel.</p>
<p>A novembre si è svolta la diciannovesima edizione del festival Etonnants voyageurs. Gli scrittori invitati hanno incontrato gli studenti, che aspettavano l’evento come i contadini aspettano la pioggia. Il gusto della lettura, una merce così rara in Africa, ha regnato durante tutto il festival. C’è chi ha fatto domande sui rischi e sulle soddisfazioni del duro mestiere di scrivere. In un paese come il Mali, dove un’edizione economica costa l’equivalente di dieci giorni di stipendio, ci vuole fortuna per riuscire ad appagare la propria sete di sapere, di sognare, di raccontare.</p>
<p>Spesso lo scrittore africano sembra un miracolato, un fantasma di cui tutti hanno sentito parlare ma che nessuno ha mai letto. Ha la sensazione di scrivere invano, di essere un écrit vain (scritto inutile), come diceva William Sassine, l’autore guineano ucciso dall’alcol e dalla disperazione nel 1997.</p>
<p>William Sassine è morto troppo presto. Non ha conosciuto la febbre della lettura che ha assalito i giovani maliani riuniti nel palazzo della cultura Amadou Hampaté Bâ per assistere all’omaggio ad Aimé Césaire. Non li ha visti fare domande granitiche e collezionare autografi. Liceali in jeans extralarge e adolescenti filiformi che sfoggiano sorrisi disarmanti e finte borse di Dolce e Gabbana.</p>
<p>Come tutte le metropoli africane, Bamako è un calderone di lingue e di culture. Ogni abitante, indipendentemente dalla sua origine o dalla classe sociale, appena apre bocca non può che abbracciare la lingua di Babele. Salif Keita lo ha detto tante volte nelle sue canzoni.</p>
<p>Keita è il musicista dalla voce di seta più apprezzato in Mali dopo Ali Farka Touré, morto nel 2006. Di origine aristocratica, Salif si è dovuto scontrare con la famiglia per poter condividere l’arte del canto con la casta dei griot. Oggi si batte a sostegno degli albini, vittime dell’emarginazione sociale. Lui stesso è albino e non ha dimenticato le umiliazioni, il ripudio del padre, la solitudine e le offese subite fin dall’infanzia per colpa del suo colore.</p>
<p>La vita di quest’uomo è simile a quella del continente africano, maledetto e benedetto insieme. Per ogni disgrazia c’è una provvidenza. Si parte, si torna, si lavora e si vive qui e là. Mendicante tra i Keita, nobili mandinghi. Nobile tra i mendicanti.</p>
<p>“Nato e cresciuto in Mali”, raccontava il cantante sul quotidiano francese Libération nel 2006, “ho visitato la Francia per la prima volta nel 1974. Mi sono sentito spaesato di fronte alla modernità, ai bei viali, all’organizzazione. Poi mi ci sono trasferito nel 1983 per lavorare come musicista. Sono tornato in Mali negli anni novanta, quando nel mio paese è tornata la democrazia. In Francia ho scoperto la musica ‘industriale’, la produzione di massa. In Africa, invece, la musica non è considerata un lavoro. Anche le relazioni familiari sono molto diverse. In Francia un ragazzo a diciott’anni è maggiorenne. Desidera la sua indipendenza, vuole allontanarsi dai genitori. In Mali si rimane figli finché i genitori sono vivi. La famiglia è un enorme baobab, che offre i suoi frutti e la sua ombra, un riparo piacevole. Una famiglia che fiorisce è il simbolo dell’amore”.</p>
<p>Si è detto tante volte durante il festival di Bamako: il Mali e l’Africa intera si salveranno grazie alla cultura. Non a caso nel paese di Oumou Sangaré, Rokia Traoré e dei Tinariwen, la musica porta già più ricchezza del cotone! </p>
<p> </p>
<p><em>Traduzione di Jamila Mascat</em></p>
<p> </p>
<p><strong>Abdourahman A. Waberi</strong>, nato a Gibuti nel 1965, è scrittore, saggista, poeta e drammaturgo. Il suo ultimo libro pubblicato in Italia è <em>Gli Stati Uniti d’Africa </em>(Morellini 2007). Ha scritto questo articolo per Internazionale.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.libreriagriot.it/2009/03/07/in-riva-al-joliba-di-abdourahman-a-waberi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Scomodi meticci di Louis-Philippe Dalembert</title>
		<link>http://www.libreriagriot.it/2009/03/07/scomodi-meticci-di-louis-philippe-dalembert/</link>
		<comments>http://www.libreriagriot.it/2009/03/07/scomodi-meticci-di-louis-philippe-dalembert/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2009 23:12:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.libreriagriot.it/2009/03/07/scomodi-meticci-di-louis-philippe-dalembert/</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.libreriagriot.it/2009/03/07/scomodi-meticci-di-louis-philippe-dalembert/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.libreriagriot.it/wp-content/uploads/2009/03/dalembert-vi-200x300.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="Louis-Philippe Dalembert" /></a>Internazionale 744 &#8211; 16 maggio 2008 Una ventina d’anni fa mi trovavo a Jacmel, una piccola città turistica nel sudovest di Haiti. Ero insieme a un belga e a un attore guineano, venuto a girare un film, quando si è avvicinato un venditore ambulante di oggetti d’artigianato. Prima ha provato a vendere qualcosa a me, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Internazionale 744 &#8211; 16 maggio 2008</strong></p>
<p>Una ventina d’anni fa mi trovavo a Jacmel, una piccola città turistica nel sudovest di Haiti. Ero insieme a un belga e a un attore guineano, venuto a girare un film, quando si è avvicinato un venditore ambulante di oggetti d’artigianato. Prima ha provato a vendere qualcosa a me, senza successo. Il belga se l’è cavata con qualche parola di creolo maccheronico.</p>
<p><a href="http://www.libreriagriot.it/wp-content/uploads/2009/03/dalembert-vi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1338" style="margin: 10px;" title="Louis-Philippe Dalembert" src="http://www.libreriagriot.it/wp-content/uploads/2009/03/dalembert-vi-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>Poi è arrivato il turno del guineano. Sfoggiava una larga tunica immacolata che contrastava con la sua carnagione di <em>nègre bleu</em>, come i creoli chiamano i neri dalla pelle scurissima. Era appena sbarcato ad Haiti e non conosceva una parola di creolo. Non aveva altra scelta che chiederci aiuto. A quel punto il venditore ambulante ha sgranato gli occhi, esclamando: “Ma questo negro è un bianco!”.</p>
<p>Potrebbe sembrare un giudizio affrettato, come se il venditore avesse considerato il guineano un alienato, troppo vicino ai valori culturali dell’antico padrone europeo. Ma non è così. Per capire questo passaggio dal nero al bianco bisogna tener presente che in creolo haitiano la parola “negro” indica l’uomo che hai davanti e “bianco” lo straniero di qualsiasi razza. Perciò ad Haiti capita che durante una partita di calcio Italia-Germania Maldini o Ballack siano chiamati negri, proprio come un bianco benestante o apparentemente benestante è chiamato un “gran negro”. Invece a chi parte in viaggio per l’Africa subsahariana si dirà, senza nessuna ironia, “vai nel paese dei bianchi”, in altre parole “vai all’estero”.</p>
<p>La migrazione – e questo vale per tutte le isole caraibiche – ha sempre avuto un ruolo importante nella storia di Haiti. È uno dei pilastri su cui si basa l’identità del paese, costituito come entità culturale a partire da diaspore diverse. Per questo l’approccio identitario ad Haiti non si basa solo sul fenotipo fisico. Quando Cristoforo Colombo sbarcò sull’isola nel dicembre del 1492, questa terra si chiamava già Ayti (che in lingua arawak significa “terra di montagna”) ed era abitata dai taino, una popolazione nata da un primo incrocio tra gli arawak e i siboney.</p>
<p>Trent’anni dopo il 90 per cento della popolazione locale era stata decimata. I futuri haitiani sarebbero stati i discendenti delle diaspore africane ed europee, rafforzate, un secolo dopo l’indipendenza, dall’arrivo dei siriano-libanesi (per citare solo le componenti e le ondate principali dei flussi migratori all’origine della popolazione dell’isola). A tutto questo si sono aggiunte altre migrazioni dall’esterno verso l’interno, più o meno regolari, che hanno continuato a irrigare l’identità culturale degli haitiani.</p>
<p>È importante distinguere il meticciato culturale dal meticciato biologico. Se quest’ultimo è evidente, il primo non è certo meno forte. A volte si tende a trascurare questo aspetto, che invece determina in larga parte il modo di essere al mondo di un individuo o di una comunità. Uno sguardo esteriore, riduttivo, spesso considera Haiti una semplice appendice dell’Africa trapiantata in terra americana. Ma se da un lato l’Africa è vasta e quindi plurale, dall’altro il territorio haitiano, come abbiamo visto, raggruppa uomini e donne di origini diverse. Eppure capita che l’assimilazione di questo sguardo esteriore spinga gli haitiani stessi, e gli africani con loro, a vedere in questo paese nient’altro che un ramo trapiantato dall’Africa.</p>
<p>Ricordo un incontro a cui ho partecipato nel novembre del 1995, nel nord della Francia. Eravamo una decina di autori riuniti per scrivere una lettera aperta contro la condanna a morte dello scrittore nigeriano Ken Saro-Wiwa. Qualcuno ha proposto di cominciare la lettera con: “Noi scrittori africani…”. Io ho chiesto di correggere l’inizio, sostenendo che, se volevamo identificarci a partire da una connotazione geografica, sarebbe stato meglio scrivere: “Noi scrittori africani e caraibici&#8230;”.</p>
<p>La mia osservazione ha scatenato l’ira di un senegalese. Capivo il suo punto di vista ma non lo condividevo. Per lui era come se rifiutassi di riconoscermi nella madre Africa: peggio, come se mi tirassi fuori dalla lotta comune. In realtà questo fratello non solo negava la mia americanità, ma con la sua reazione esprimeva – probabilmente senza rendersene conto – un’immagine negativa di sé. Questa immagine è il frutto dell’interiorizzazione del discorso dell’Altro, che riunisce tutti i negri sotto un’unica etichetta negativa. Lo scrittore martinicano Frantz Fanon vedeva in questo complesso – poiché proprio di un complesso si tratta – il risultato di un doppio processo: “Economico, innanzitutto, e, in un secondo tempo, di interiorizzazione o meglio epidermizzazione di questa inferiorità”.</p>
<p>Il contrario è altrettanto vero. Quante volte ho sentito dire da un bianco: “Tu non sei nero”. Ma se gli chiedo: “E che sono, allora?”, non sa rispondere. Qualcuno osa timidamente dirmi: “Sei come noi”, senza arrivare al punto di chiamarmi bianco. Il giudizio “tu non sei nero”, infatti, rinvia a un’immagine del nero intrisa di pregiudizi ereditati dalla propria educazione e dalla propria cultura. Senza volerlo, questo giudizio solleva un’altra questione essenziale: quella del meticciato, culturale o biologico, che viene rifiutato, spesso in modo istintivo, dai gruppi etnici puri. </p>
<p>Prendiamo per esempio il meticciato bianco-nero nei paesi occidentali. Lì i meticci spesso sono percepiti dai bianchi in funzione della loro riuscita o del loro fallimento nella società. Meticci di successo sono guardati con simpatia e sollievo, come dei sottoprodotti della civiltà bianca, occidentale, dei figli di cui tutto sommato essere fieri. L’ex giocatore di tennis Yannick Noah, di padre camerunese e madre francese, faceva notare che la stampa lo considerava francese quando vinceva e franco-camerunese quando perdeva. Insomma, tutto quello che è positivo avvicina i meticci al campo dei bianchi, mentre tutto ciò che è negativo li allontana, spingendoli nel campo dei neri.</p>
<p>Da parte loro i neri, abituati a fare i conti con il razzismo e a interiorizzare il discorso dell’Altro, attribuiscono spesso ai meticci – ma non sempre a ragione – un complesso di superiorità. Oppure li considerano il risultato di un’evidente alienazione, umanoidi con la pelle indecisa e la maschera bianca (per parafrasare <em>Pelle nera maschere bianche</em> di Fanon), degli alienati, sradicati culturalmente, abituati da troppo tempo a frequentare la scuola dei bianchi. </p>
<p>A causa di questo rifiuto i meticci finiscono per identificarsi con un campo o con l’altro, per lo più con quello delle vittime e dei perdenti della storia recente. Come hanno fatto Malcolm X e Bob Marley. La rabbia da neofiti e l’intransigenza nascono dalla delusione per non essere riusciti a incarnare quel punto di equilibrio, quel ponte di collegamento che sarebbero dovuti diventare per “natura”. Com’è prevedibile, la loro risposta sarà molto più complessa e si collocherà tra questi due estremi. Nelle loro ferite segrete, ma anche nelle loro gioie. Oltre il rifiuto e l’accettazione, oltre l’idealizzazione di quello che dovrebbero simboleggiare agli occhi dell’Altro. </p>
<p>Barack Obama, in lizza per la candidatura del Partito democratico alle presidenziali statunitensi, ha vissuto molto presto sulla sua pelle questa condizione di “inclassificabilità”. Fino a quarant’anni fa negli Stati Uniti sarebbe stato incluso nella categoria coloured in base al sistema dell’apartheid. A lungo è stato “afroamericano” per la stampa statunitense e “nero” per la stampa europea.</p>
<p>Come si deve interpretare una simile definizione rispetto a un individuo biologicamente meticcio, che fino all’università ha frequentato solo il ramo bianco della sua famiglia? Cosa lo rende più nero che bianco se lo sguardo dell’Altro, in questo caso il bianco, che ha difficoltà a riconoscersi nella sua immagine? Anche i neri statunitensi diffidavano di Obama, prima di passare dalla sua parte in assenza di un candidato più nero e “puro”.</p>
<p>Gli scrittori migranti, originari del sud del mondo, spesso condividono la condizione dei meticci perché vivono a lungo – a volte da sempre – lontano dalla loro terra natale. Sono sbattuti da una riva all’altra dalle stesse onde meschine, e poco importano le cause dei loro spostamenti (l’esilio, le difficoltà economiche, l’ebbrezza del vagabondaggio). Tutto questo in nome dell’autenticità: culturale, linguistica, cioè dell’immaginario. Da un lato la riva meridionale serve a escludere, dall’altro la riva settentrionale serve a lavarsi la coscienza. Ed è come se ci fosse la necessità inderogabile di collocare l’immaginario e la lingua di questi scrittori sotto una bandiera che non sia letteraria. Come se un’opera, questa parte visibile dell’interiorità, non bastasse a se stessa e soprattutto non bastasse a definire il solo luogo di cui parla il suo autore: il proprio sé. </p>
<p>Da John Donne in poi questo sé non può più essere considerato un’isola. È un sé fatto di piste sottomarine collegate in modo permanente con l’infanzia, la terra che nutre ogni opera; un sé fatto di una sensibilità e di una lingua che non hanno consistenza se non sono radicate nella realtà. È come se l’essenziale non fosse l’opera stessa. Come se per gli scrittori della migrazione ogni opera potesse avere valore solo in virtù del contesto extraletterario. Tanto che alcuni arrivano a confondere l’opera con il contorno extraletterario. </p>
<p>Il problema è che questo sguardo si estende all’insieme della letteratura del sud del mondo vista da nord. Negli anni si è affermata una lettura compassionevole di queste opere: una critica contraddittoria, in base a cui il loro “valore” spesso è dato solo dalla compassione che suscitano in relazione a un contesto non letterario. Compassione per la realtà, ma anche per gli autori, che l’Altro, ormai incapace di lottare, abituato a vivere in un nord troppo privilegiato, si compiace a considerare “povero” e “impegnato”. Mentre gli scrittori, migranti o meno, hanno una sola preoccupazione: tornare alla letteratura. </p>
<p> </p>
<p><em>Traduzione di Jamila Mascat</em></p>
<p> </p>
<p><strong>Louis-Philippe Dalembert</strong> è uno scrittore haitiano di lingua francese e creola. Nato a Port-au-Prince nel 1962, è autore di poesie, romanzi e racconti. In Italia ha pubblicato <em>La matita del buon Dio non ha la gomma</em> (Edizioni Lavoro 1997). Vive a Parigi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.libreriagriot.it/2009/03/07/scomodi-meticci-di-louis-philippe-dalembert/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cannibali e felici di Maryse Condé</title>
		<link>http://www.libreriagriot.it/2009/02/24/cannibali-e-felici-di-maryse-conde/</link>
		<comments>http://www.libreriagriot.it/2009/02/24/cannibali-e-felici-di-maryse-conde/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Feb 2009 21:18:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.libreriagriot.it/2009/02/24/cannibali-e-felici-di-maryse-conde/</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.libreriagriot.it/2009/02/24/cannibali-e-felici-di-maryse-conde/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="200" src="http://www.libreriagriot.it/wp-content/uploads/2009/03/180px-maryseconde2006-100x200.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="Maryse Condé" /></a>Internazionale 762, 19 settembre 2008 Oggi si parla molto di diversità culturale. Le famose descrizioni di Frantz Fanon nei Dannati della terra stanno passando di moda: “Il mondo colonizzato è un mondo diviso in due… La città del colonizzato, o almeno la città indigena, il quartiere negro, la medina, la riserva rappresentano un luogo malfamato, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Internazionale 762, 19 settembre 2008</strong></p>
<p>Oggi si parla molto di diversità culturale. Le famose descrizioni di Frantz Fanon nei <em>Dannati della terra</em> stanno passando di moda: “Il mondo colonizzato è un mondo diviso in due… La città del colonizzato, o almeno la città indigena, il quartiere negro, la medina, la riserva rappresentano un luogo malfamato, popolato di uomini malfamati. Qui si nasce dovunque e comunque. E si muore dovunque, di qualunque cosa… La città del colonizzato è una città piegata, una città in ginocchio, disfatta”. </p>
<p><a href="http://www.libreriagriot.it/wp-content/uploads/2009/03/180px-maryseconde2006.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1340" style="margin: 10px;" title="Maryse Condé" src="http://www.libreriagriot.it/wp-content/uploads/2009/03/180px-maryseconde2006.jpg" alt="" width="180" height="269" /></a>È l’universo che ha cambiato forma. Non ci sono quasi più coloni e colonizzatori. Ci sono solo sfruttatori e sfruttati, <em>have</em> e <em>have not</em>. Le musiche, le cucine, le mode si mescolano. Le lingue convivono nelle città, che sono le nuove torri di Babele.</p>
<p>Con l’arrivo degli immigrati provenienti da tutte le parti del mondo, i paesi occidentali hanno capito di dover rinunciare all’idea di una cultura unica e a parole come “purezza” e “autenticità”, che, a pensarci bene, hanno prodotto più danni che altro.</p>
<p>Eppure la diversità culturale e il dialogo tra le culture rimangono troppo spesso dei miseri auspici. Gli esuli della diaspora restano chiusi in se stessi, rifiutando di aprirsi agli altri, senza voler condividere nulla. </p>
<p>E così a Parigi, discutendo con un gruppo di ragazzi della cosiddetta “seconda generazione”, mi sono resa conto che non avevano mai visitato la reggia di Versailles né i castelli della Loira. Offuscata da quella che mi sembrava un’imperdonabile mancanza di curiosità, li ho rimproverati severamente.</p>
<p>“Proprio lei, l’autrice di <em>Segù</em>, ci dice queste cose?”, mi hanno risposto amareggiati. Poi ho capito che quel ripiegamento su se stessi rispondeva a ragioni confuse e complesse. A dispetto dei discorsi ufficiali, quei giovani si sentivano emarginati e le loro culture di provenienza erano sottovalutate. Per rispondere all’ignoranza e forse al disprezzo mostrati dal loro paese d’adozione, avevano scelto una sorta d’ignoranza volontaria. Cercavano di preservare in se stessi, come potevano, l’eredità dei loro genitori, che vedevano minacciata da ogni parte. </p>
<p>Quella conversazione mi aveva turbato.</p>
<p>Come fargli riconoscere che le culture non devono mai escludersi, ma arricchirsi reciprocamente nello scambio? Come fargli accettare l’idea che la bellezza deve essere condivisa perché appartiene a tutti senza distinzioni? È questo che ci permette di sopportare la durezza della realtà e le privazioni del quotidiano. Dopo aver riflettuto a lungo, mi sono ricordata di Oswald de Andrade e della sua teoria del cannibalismo culturale.</p>
<p>Chi era Oswald de Andrade?</p>
<p>Era un brasiliano vissuto nella prima metà del novecento (1890-1954). In Europa non è molto conosciuto, ma le sue idee sono ancora parte integrante della cultura del suo paese, dove è considerato il padre del movimento “modernista”, cioè della cultura nazionale, fino ad allora sbiadita da secoli di dipendenza coloniale.</p>
<p>Nel 1922 con la sua compagna, la pittrice Tarsila do Amaral, Andrade aveva organizzato la settimana dell’arte moderna di São Paulo, per dare voce alla vitalità di quell’arte nascente e riconoscere il contributo della cultura indigena.</p>
<p>Andrade apparteneva alla ricca borghesia della capitale. Rovinato dal crac di Wall street del 1929, si era iscritto al Partito comunista e aveva creato un giornale militante. Ma l’opera che rimane legata al suo nome è il <em>Manifesto antropofago</em>, pubblicato nel 1928: un testo infuocato e ironico, una sorta di elogio dell’insensatezza che ricorda il <em>Manifesto del surrealismo</em> di Breton. Ispirandosi ai tupì, una popolazione indigena del Brasile che credeva di poter assimilare le virtù dell’uomo bianco attraverso un rito cannibale, il movimento di Andrade recuperava la metafora del cannibalismo – l’antropofagia – come un modo per accettare la propria condizione molteplice. Oswald de Andrade è stato il primo ad affermare che tutte le culture sono il risultato di influenze diverse, e il primo a usare i concetti di “ibridazione” e “métissage”, che oggi vanno così di moda. </p>
<p>Non dobbiamo avere più paura né vergogna di far diventare parte di noi i valori presi in prestito dall’occidente, a patto di non trasformarli in feticci. E a patto di considerarli con ironia e perfino di saperli mettere in ridicolo, come fa il verso più famoso del <em>Manifesto antropofago</em>, parodiando l’<em>Amleto</em> di Shakespeare: “Tupì or not tupì, that is the question”. </p>
<p>Forte di questa nuova consapevolezza, sono tornata dai miei ragazzi per dirgli: non esitate a visitare Versailles e le sue meraviglie. Basta che al momento opportuno vi ricordiate una cosa: Luigi XIV aveva i denti rovinati e l’alito cattivo. </p>
<p>Sapranno fare buon uso dei miei consigli? </p>
<p> </p>
<p><em>Traduzione di Jamila Mascat</em></p>
<p> </p>
<p><strong>Maryse Condé</strong> è nata nel 1937 a Pointe-à-Pitre, in Guadalupa, dipartimento francese d’oltremare. In Italia ha pubblicato, tra l’altro, <em>Segù</em> (Edizioni Lavoro 2003), <em>La vita perfida</em> (e/o 2001) e <em>Sogni amari </em>(Città Aperta 2006).</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.libreriagriot.it/2009/02/24/cannibali-e-felici-di-maryse-conde/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Chi Legge cosa: Gennaio 2009</title>
		<link>http://www.libreriagriot.it/2009/02/09/chi-legge-cosa-gennaio-2009/</link>
		<comments>http://www.libreriagriot.it/2009/02/09/chi-legge-cosa-gennaio-2009/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 08 Feb 2009 23:13:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.libreriagriot.it/?p=377</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.libreriagriot.it/2009/02/09/chi-legge-cosa-gennaio-2009/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="200" src="http://www.libreriagriot.it/wp-content/uploads/2009/01/waberi01_250-100x200.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="waberi01_250" /></a>CHI LEGGE COSA: GENNAIO 2009 In questa pagina, ogni mese, un autore, o un intellettuale, condividono un consiglio di lettura. Abdourahman A. Waberi apre le danze.   Rifugiati. Voci della diaspora somala Farah Nuruddin Prezzo € 21,00 Dati 2003, 256 p., rilegato Editore Meltemi  (collana Biblioteca)     Nuruddin Farah, scrittore somalo di solida reputazione nel mondo anglofono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>CHI LEGGE COSA: GENNAIO 2009</strong></p>
<div>
<p><img class="size-full wp-image-333 alignleft" style="margin: 10px;" title="waberi01_250" src="http://www.libreriagriot.it/wp-content/uploads/2009/01/waberi01_250.jpg" alt="" width="160" height="172" /></p>
<p>In questa pagina, ogni mese, un autore, o un intellettuale, condividono un consiglio di lettura. Abdourahman A. Waberi apre le danze.</p>
<p><a href="http://www.libreriagriot.it/wp-content/uploads/2009/01/copj133.jpg"><img class="size-medium wp-image-354 alignleft" style="margin: 10px;" title="copj133" src="http://www.libreriagriot.it/wp-content/uploads/2009/01/copj133.jpg" alt="" width="112" height="166" /></a></p>
<p> </p>
<p>Rifugiati. Voci della diaspora somala<br />
Farah Nuruddin<br />
Prezzo<span> </span>€ 21,00<br />
Dati<span> </span>2003, 256 p., rilegato<br />
Editore<span> </span>Meltemi  (collana Biblioteca)</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Nuruddin Farah, scrittore somalo di solida reputazione nel mondo anglofono e in esilio da oltre un quarto di selcolo, si fa portavoce del suo popolo, in movimento dal 1991 &#8211; dalla presa di Mogadiscio e l&#8217;perazione Restore Hope. Nove anni di scrittura, un lavoro intenso e un minuzioso lavoro di documentazione, nei campi in africa e altrove, centinaia di interviste registrate in Italia e in Svizzera cosi come in Svezia, Inghilterra, Etiopia e Kenya. </p>
<p>&#8220;Rifugiuati&#8221; à un libro sensibile, dalle tonalità universali, che uniscono la riflessione politica con una requisitoria contro i funzionari dell&#8217;ONU responsabili di rifugiati, il racconto autobiografico  con l&#8217;inchiesta sociologica. I Somali e i loro compagni di sfortuna, srilankesi, sierraleonesi, ruandesi, burundesi, algerini, afgani, kosovari, &#8230; &#8211; sono trattati come paria.  Se mai hanno la fortuna di superare le mille barriere amministrative e di polizia, li si ritrova qui e li come tanti Cristi che soffrono: raggomitolati in un tunnel in attesa di un ipotetico soccorso, sperduti nella sala d&#8217;attesa di una stazione di provincia, addormentati sulle valigie nella hall di un aeroporto, mentre gli occhi seguono ogni movimento, chiedono uno sguardo e un sorriso. La vita eternamente al termine dei rifugiati in una zona ditransito, in un centro di detenzione, una progione che non dice il suo nome. Una vita che avanza al passo bagnato dei giorni di pioggia. Una vita posata sulla noia, spesso, e talvolta alla morte.  </p>
<p> </p>
<p>&gt; Altre letture su &#8220;Rifugiati&#8221; di Nuriddin Farah<br />
<span style="font-weight: normal;"><a href="http://www.monde-diplomatique.it/LeMonde-archivio/Maggio-2003/pagina.php?cosa=0305lm23.03.html&amp;titolo=Rifugiati%20-%20Nuruddin%20Farah" target="_blank">Le Monde Diplomatique</a></span></p>
<p> </p>
<p>&gt; Per saperne di più su Nuriddin Farah<br />
<span style="font-weight: normal;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nuruddin_Farah" target="_blank">Wikipedia</a></span></div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.libreriagriot.it/2009/02/09/chi-legge-cosa-gennaio-2009/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Igiaba Scego, Siamo tutti gli assassini di Abdul</title>
		<link>http://www.libreriagriot.it/2009/01/03/igiaba-scego-siamo-tutti-ggli-assassini-di-abdul/</link>
		<comments>http://www.libreriagriot.it/2009/01/03/igiaba-scego-siamo-tutti-ggli-assassini-di-abdul/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 03 Jan 2009 12:09:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.libreriagriot.it/?p=319</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.libreriagriot.it/2009/01/03/igiaba-scego-siamo-tutti-ggli-assassini-di-abdul/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="200" src="http://www.libreriagriot.it/wp-content/plugins/thumbnail-for-excerpts/tfe_no_thumb.png" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="" /></a>Siamo tutti ggli assassini di Abdul Di Igiaba Scego. I biscotti mi hanno detto erano i Ringo, proprio loro, quelli dove nella pubblicità un bambino bianco e un bambino nero uniscono le loro mani in un saluto metropolitano. Abba avrebbe preso un pacco di quei biscotti, dicono. Furto reale, furto presunto. Non si è capito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo tutti ggli assassini di Abdul<br />
Di Igiaba Scego.</p>
<p>I biscotti mi hanno detto erano i Ringo, proprio loro, quelli dove nella pubblicità un bambino bianco e un bambino nero uniscono le loro mani in un saluto metropolitano. Abba avrebbe preso un pacco di quei biscotti, dicono. Furto reale, furto presunto. Non si è capito fino ad ora. L’unica cosa certa è che Abba è morto e Fausto e Daniele Cristofoli sono accusati dell’omicidio. Un padre e un figlio che si sono uniti nell’odio per un altro essere umano. Qui non ci sono biscotti e percezioni che tengano. C’è solo la spranga di reale. Ora noi tutti reagiamo contro l’omicidio. Ci indigniamo, come giusto, organizziamo maratone letterarie antirazziste, cortei. Ma nel fondo del cuore a me rimane un senso di malessere e di colpa. In questi giorni ho visto la foto di Abdul, di questo bellissimo ragazzo, ovunque. Spesso accanto alla foto una scritta: Siamo tutti Abdul. Io però temo che siamo tutti gli assassini di Abdul. Temo che sia colpa nostra se oltre alla cacca di piccioni a Via Zanutti troviamo altro, troviamo il sangue di Abdul, segmenti infinitesimali della sua materia celebrale. È colpa nostra se Abba è morto. Perché viviamo in una Italia infelice e non facciamo nulla per cambiare questo stato di cose. Samir Kassir giornalista libanese, morto in un attentato nel 2005, prima della sua assurda fine aveva fatto in tempo a pubblicare un pamphet dal titolo L’infelicità araba. Kassir scrive: “Non è bello essere arabo di questi tempi. Senso di persecuzione per alcuni, odio di sé per altri, nel mondo arabo il mal di esistere è la cosa meglio ripartita. […] Da qualsiasi parte lo si esamini, il quadro è fosco”. Kassir parla del mondo arabo, ma io penso che nemmeno essere italiani è bello di questi tempi. Io nata a Roma da genitori somali, italiana seconda generazione, soffro il razzismo, come Abba, come tanti. Ma questa è solo la punta dell’iceberg. Si parla di immigrazione, si crea paura perché affrontare gli altri temi non conviene a nessuno. È la solita politica del capro espiatorio. Ne sanno qualcosa i 6 milioni di ebrei fatti morire da Hitler per nascondere le magagne del Reich. “Se stai male italiano” ti dice la politica, l’impresa, l’intellighenzia “è colpa dell’altro. Di quel brutto rumeno. Di quello sporco negro”. E tu italiano, depresso, ci credi, perché non sai più dove sbattere la testa, perché non arrivi a fine mese o perché hai studiato tanto, ma non sei figlio di papà. Sei arrabbiato perché in questa terra di poeti, santi, navigatori hai minori opportunità (che si riducono drasticamente se sei donna). L’evasione fiscale, la camorra, il traffico selvaggio dei rifiuti, la scuola smembrata (e lasciata sola), il baronato universitario, questi e tanti altri sono i problemi. Quelli veri. Il razzismo è solo la conseguenza dell’immobilità di tutti noi italiani (bianchi, neri, gialli, a pois, cattolici, mussulmani, ebrei, atei, di destra, di sinistra, progrillo, proguzzanti).<br />
Siamo tutti gli assassini di Abdul e siamo molto malati.<br />
Gurariremo?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.libreriagriot.it/2009/01/03/igiaba-scego-siamo-tutti-ggli-assassini-di-abdul/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
<!-- WP Super Cache is installed but broken. The path to wp-cache-phase1.php in wp-content/advanced-cache.php must be fixed! -->
