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Lisa Ginzburg, Abba

Abba, di Lisa Ginzburg

Abdoul Gibre era un ragazzo di seconda generazione. Nato e cresciuto in Italia ma con radici più lontane. “Per la prima volta abbiamo scoperto di essere negri” dicono, composti e lucidi nel più forte dolore, i suoi familiari. Dopo che lui, “Abba”, è stato massacrato e ucciso su un asfalto qualsiasi, un’alba di fine estate. A un altro ragazzo di seconda generazione sentiamo dire: “All’estero posso sentirmi italiano, molto più che qui”. Le identità negate, quelle finalmente riconosciute, ma altrove. La discriminazione cieca, la furia di chi solo può avventarsi su chi appare diverso, colpibile perché “straniero”, inerme perché non “uguale”. L’Italia non è capace. Di capire che la storia ha camminato più veloce dei preconcetti, e il paese è comunque diventato multietnico. In modo scomposto, incivile, disseminato di mattanze di vario genere: ma un paese multietnico. Questo troppi italiani si ostinano, con stolida, bieca chiusura a non voler riconoscere. La stessa retrograda rimozione fa sì che non si ammette il razzismo, le dimensioni fuori misura del suo dilagare. La tragedia di Abdoul, i suoi occhi luminosi di fiducia nella vita (quel sorriso, come dimenticarlo?) sono un monito. A impegnarci davvero, ognuno come sa e può. La sua morte orrenda ci dia la misura del baratro di ignoranza in cui navighiamo, tra oblìo delle radici e semina di macerie future. Se è tardi per renderci conto, non lo è per cercare di nuovo. La dignità della convivenza civile, il respiro dell’accoglienza, l’umiltà del reciproco riconoscimento.

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Cristina Ali Farah, Mappa dell’amore

Mappa dell’amore, di Cristina Ali Farah.
Testi scritto in occasione della maratona di letture in memoria di Abdoul Guibré. Pubblicata sull’Unità del..

Aspetta, lasciami attraversare la soglia a occhi chiusi
la sedia del re è vuota, il guanto mostra l’investitura,
il potere è sconnesso
Veli e disveli, sguardo obliquo, ubiquo
Com’è facile, dopo tutto, ingannare alla vista
(nascondi il braccio imputato)
ammaestrare i confini del vuoto

Ho scavato la terra a mani nude per trovare il segreto e quel che resta
di tremila vergini in terracotta,
vene d’acqua, nidi e tombe sotto strati di sabbia e di pelle
Le mie dita disegnano frammenti e specchi,
cancellati dalla memoria

Risalgo i battiti del tempo,
mia madre, la madre di mia madre, matrioske perforate
Datemi una candela perché io possa guardare dentro
e ricomporre la mappa dell’amore nei corpi sconsacrati

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Jorge Canifa, Notte Assassina

NOTTE ASSASSINA, di Jorge Canifa Alves

Scesa è la Notte
improvvisa e fredda e assassina
e segue il negro italiano
da lontano… MOLTO LONTANO
tanto lontano quanto dannatamente vicino!!!

Scesa è la Notte
e senza ad essa badare
RAPpa il negro con gl’amici suoi:
“E se rubassi un biscotto?”
“Conta già che sei morto!
Perchè il nero ti tradisce
e la giustizia fallisce!”

Scesa è la Notte
improvvisa e fredda e assassina
e ferma i suoi passi al bar in chiusura
e semina spine xenofobe
nei due pregiudicati cuori!

Scesa è la Notte
e senza ad essa badare
contan la grana le “perbene” genti
“Abbiamo ben fatto cassa?”
“Conta solo questo me basta!
Perchè la grana ingrandisce
se il negro non ti aggredisce!”

Scesa è la Notte
e sparito è un biscotto
tum-tum-tum-tum-tum-tum
scappa giovane Abba, scappa
… levàti ha i veli la notte
ed ecco gli occhi assassini degli orchi inseguire…

Scesa è la Notte
e sparito è un biscotto
ciac-ciac-ciac-ciac-ciac-ciac
prendilo quel negro, prendilo
… levàti ha i veli la notte
ed ecco il negro di merda scappare…

scappa, scappa, scappa, scappa
prendilo, prendilo, prendilo, prendilo
scappa, prendilo, scappa, prendilo!!!!
prendilo, scappa, prendilo, scappa!!!!

Scappa il giovane Abba
che inciampa però nella
nera sua pelle africana
e allora, solo per questo è raggiunto
e si scatenanno sulla
nera sua pelle africana
sulla nera sua pelle africana
la Furia e l’Odio Recondito
degli orchi e pregiudicati e assassini suoi

Ed eccola la Notte ferma!
e osserva tutto quell’odio e il sangue!
e giudice: accusa di furto il giovane ucciso!
e giudice: proscioglie dall’odio le bestie assassine!

Ed eccola la Notte ferma!
e osserva tutto quell’odio e il sangue!
mentre oscurano i MEDIA
il dolore degli Abba, negri immigrati!
mentre cercano i MEDIA
il dolore delle orchi, bestie assassine!

Scesa è la Notte
improvvisa e fredda e assassina!

Scesa è la Notte
improvvisa e fredda e indifferente!

Scesa è la Notte
Scesa è già la Notte…
Scesa è ormai la Notte.

Pubblicato su l’Unità

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Abdourahman A. Waberi, Ode per Abdul Guibre

Abdourahman A. Waberi, Ode per Abdul Guibre

Mentre in Francia l’ormai 80enne leader del Front National, Jean-Marie Le Pen, col suo carico d’odio, appende i guantoni al chiodo lasciando ai suoi eredi un bilancio nullo, l’Italia di oggi scopre con spavento che parte dei suoi cittadini vorrebbero buttare a mare tutti quelli che non hanno il colore della pelle, la religione e il cognome giusti. Ecco allora che africani, magrebini, Rom e altri sfortunati extracomunitari sono messi alla gogna, e non soltanto negli stadi di calcio di cattiva reputazione. Rieccoci al razzismo e al fascismo! Neanche essere omosessuali a Verona porta bene, di questi tempi. Né esibire una targa automobilistica della Romania quando si vuole andare a Milano o altrove in quel Nord così freddoloso, così geloso delle sue ricchezze e così assorbito da se stesso. Ho la netta sensazione che il vecchio paese sornione e raffinato sia sull’orlo di una crisi di nervi. Anzi, peggio: è inebetito dopo l’inutile morte di Abdoul Guibre, un giovane italiano di 19 anni.
Dove sono finiti i suoi grandi viaggiatori curiosi ed empatici, tutti eredi di Marco Polo, tutti aperti all’altro? Penso a penne della tempra di un Claudio Magris, o di Gianni Celati, che aveva così ben descritto il Mali. Che cosa dicono oggi i grandi ingegni transalpini – almeno quelli che conosciamo in Francia, da Antonio Tabucchi a Giorgio Agamben, da Erri De Luca a Umberto Eco ?
Sarebbe illusorio voler vivere nell’isolamento, come predicano certi politici italiani, quando le sfide del mondo moderno ci invitano alla massima apertura – dei mercati, delle idee, ma anche delle persone. Certo, nessun paese sfugge all’illusione di dovere soltanto a se stesso il suo sviluppo, le sue conquiste, le sue arti e le sue specificità. E tuttavia, l’esperienza dimostra che le imprese umane prosperano appieno soltanto se gli orizzonti sono vasti e le menti aperte ai quattro venti del mondo.
Fuori d’Italia, siamo in tanti a non aver visto questo paese, un tempo tanto luminoso, accartocciarsi pericolosamente su se stesso. Di questo passo diventerà sempre più provinciale, fino a ridursi a una pallida imitazione di sé, o peggio, a un luna park per il resto del mondo… A meno che la popolazione e la società civile – in breve, la «moltitudine» cara a Toni Negri – non faccia sentire la sua voce. Esigendo l’instaurazione di un clima di rispetto e di tolleranza per tutti, misure più umane per coloro che vengono riaccompagnati alla frontiera, e l’applicazione della legge – tutta la legge – a chi minaccia la vita dei cittadini, quale che ne sia la razza, la religione o l’orientamento sessuale. Solo così vedremo finalmente i Le Pen locali, come Gianfranco Fini o Umberto Bossi, gettare anche loro l’infame spugna.

Abdourahman A. Waberi
scrittore francese e di Gibuti
[Traduzione di Marina Astrologo]

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l’Album di GRIOT

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