Autografi d’autore: Wilfried N’Sondé e Louis-Philippe Dalembert

Il 5 ottobre, al Goethe Institut di Via Savoia, aperitivo con Wilfried N’Sondé e Louis-Philippe Dalembert. Il musicista scrittore congolese e il globetrotter romanziere haitiano incontrano il loro pubbico e firmano copie dei loro libri.

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Il romanzo della dannazione, della fine di ogni speranza. Un romanzo che si legge d’un fiato, che travolge il lettore con un ritmo vertiginoso. Un romanzo che trabocca di amore e di rabbia e che prende il lettore al cuore e allo stomaco. Lasciato dal suo grande amore, ubriaco, il protagonista corre per la città senza meta, poi si ferma e piscia (senza rendersene conto) su una macchina della polizia dentro la quale sono seduti due poliziotti. Nessuna parola di scusa impedisce la violenza brutale (il razzismo, gli insulti, le botte), il protagonista perde il controllo, uccide un poliziotto e si ritrova in prigione, tra sangue, vomito e urina. È in prigione che il lettore trova il protagonista e da lì assiste a un lungo monologo rabbioso, un disperato canto interiore di un uomo braccato come un leopardo in gabbia. I pensieri si accavallano ai ricordi, il presente al passato: la lotta di un nero di banlieue che vuole combattere la maledizione di essere nero. Un ragazzo che studia, che si innamora (di una bianca) e vive un amore pulito e pieno di speranze. Un ragazzo africano che sente risuonare nelle orecchie le parole del nonno e offre così al lettore il ritratto di un’Africa reinventata, sublime, idillica, nobile.

Wilfried N’Sondé è un musicista e scrittore congolese. È nato a Brazzaville nel 1968, nel 1973 si è trasferito a Parigi e oggi vive a Berlino. Il suo primo romanzo, Le coeur des enfants léopards (traduzione italiana Il morso del leopardo, Morellini Editore 2009), ha ottenuto nel 2007 il premio RFO.

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Nell’universo suggestivo di Port-au-Prince, capitale di Haiti, il narratore, ormai adulto, va alla ricerca delle proprie origini, ricordando, immaginando e ricreando luoghi e personaggi che hanno segnato la sua infanzia, negli anni Sessanta. Figure reali e personaggi storici, luoghi mitologici e leggendari si confondono in questo romanzo di formazione e di riflessione sul valore del tempo e della memoria. L’enigmatico titolo, derivato da un detto popolare creolo, sarà svelato man mano nel corso del romanzo.

Louis-Philippe Dalembert è uno scrittore e poeta haitiano, nato a Port-au-Prince nel 1962. In Italia ha pubblicato Poesia per accompagnare l’assenza (Ellis 2010) e La matita del buon Dio non ha la gomma (Edizioni Lavoro 1997). Dopo la sua partenza da Haïti, ha vissuto a Nancy, Parigi, Roma, Gerusalemme, Brazzaville, Kinshasa e Firenze. Nel 2008 ha ricevuto il premio Casa de las Américas per il romanzo « Les dieux voyagent la nuit ». Attualmente risiede a Berlino dove è pensionario della DAAD (Deutscher Akademischer Austausch Dienst). L’8 Settembre 2010 è stato nominato “Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres” dal ministro della cultura francese Frédéric Mitterand.

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