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Presentazione de “La nostra identità è Gesù Cristo” di Osvaldo Costantini (Franco Angeli 2019)

Sabato 25 gennaio alle 18 GRIOT presenta il saggio “La nostra identità è Gesù Cristo. Pentecostalismo e nazionalismo tra gli eritrei e gli etiopici a Roma” di Osvaldo Costantini.
A dialogare con lui ci saranno gli antropologi Pino Schirripa e Alessandro Lupo (Sapienza Università di Roma).

Il libro indaga le dinamiche relative alla diffusione della religione pentecostale all’interno dei gruppi di immigrati etiopici ed eritrei a Roma. In particolare, l’attenzione è posta sulla creazione di uno spazio sociale religioso relativamente libero dalla politica e dalle identità nazionali, uno spazio in cui assorbire le vecchie conflittualità. Il metodo etnografico è lo strumento con cui si studiano gli eventuali rischi, collettivi e politici da un lato, individuali ed esistenziali dall’altro, che una tale creazione porta con sé.
Il volume analizza la tensione tra le religioni protestanti in Eritrei ed Etiopici anche in prospettiva storica, attraverso la ricostruzione dei conflitti derivanti dall’arrivo dei missionari cattolici o protestanti in un’area dove, nonostante la convivenza tra musulmani e cristiani ortodossi, questi ultimi sono storicamente legati al potere centrale.
L’etnografia rileva infine tutte le pratiche e i discorsi volti a operare una condanna della partecipazione politica, in chiave religiosa attraverso metafore e costruzioni simboliche contenute nelle profezie e nelle predicazioni.

Osvaldo Costantini 
ha conseguito la laurea triennale con Amalia Signorelli alla Federico II di Napoli, la specialistica e il dottorato alla Sapienza, con Pino Schirripa. È assegnista presso la Sapienza di Roma e visiting researcher presso l’Istituto per gli studi religiosi della Fondazione Bruno Kessler di Trento.

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Presentazione di “Musica migrante. Dall’Africa all’Italia passando dal Mediterraneo” di Luca D’Ambrosio (2019, Arcana Ed.)

Domenica 26 gennaio, alle 18, GRIOT ospita la presentazione del libro “Musica migrante. Dall’Africa all’Italia passando per il Mediterraneo” di Luca D’Ambrosio, pubblicato da Arcana Edizioni. Insieme all’autore partecipa Massimo Bernardi, Rai Isoradio. 

«È veramente importante oggi raccontare la storia della nostra musica mentre si segue la migrazione dei popoli africani» Angélique Kidjo

«D’Ambrosio prova a occuparsi delle musiche di un bacino vasto come quello dell’Africa settentrionale e dell’Africa subsahariana. Parte, come giusto, dalle fondamenta per arrivare anche ai nuovi generi di musica popolare urbana. Si concede anche lo sfizio di approfondire alcuni temi apparentemente marginali come gli archivi digitali africani e i musicisti di seconda generazione in Italia» Valerio Corzani

Il blogger e critico musicale Luca D’Ambrosio prendendo spunto dalle drammatiche testimonianze dei migranti arrivati in Italia all’inizio del terzo millennio, decide di partire alla scoperta delle musiche di un intero continente: l’Africa. È un viaggio narrativo intrapreso con curiosità, entusiasmo e persino un pizzico di incoscienza che, tuttavia, riesce a mettere in evidenza alcuni aspetti umani, storici, culturali e finanche statistici di un universo musicale estremamente vasto e multiforme. È il background di una nuova generazione costretta ad abbandonare la propria terra, giovani africani che hanno attraversato prima il deserto e poi il Mediterraneo nel rischioso tentativo di trovare un futuro migliore, portandosi dietro un bagaglio di suoni e memorie che viaggiano sempre di più sulla Rete.  Musica migrante è un libro sui generis che racconta e analizza con semplicità e leggerezza la “musica africana”, fra tradizione e nuove contaminazioni, alla luce di una società e di un mercato discografico sempre più globalizzati e digitali.

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Kanimambo DetoX-mas Party

Domenica 29 dicembre a partire dalle 17, GRIOT ospita una serata di musica, giochi e infusi organizzata dall’associazione Kanimambo Roma Onlus, con selezione musicale a cura di Dj Afro e mostra fotografica di Evans Whajah.

Portate regali da riciclare, oggetti apparentemente inutili, vecchi o usati, li incarteremo e saranno i premi dei giochi a cui parteciperete!

Fondata nel 2004, Kanimambo promuove attività di cooperazione tra l’Italia e diversi paesi dell’Africa. Le attività dell’associazione si fondano sul confronto diretto con gli stakeholders locali e sul loro coinvolgimento diretto, nella convinzione che l’unico modo di fare cooperazione oggi sia partire da uno sguardo critico sullo “sviluppo” inteso come processo univoco ed eterodiretto e che, sia in fase progettuale che in fase applicativa, sia fondamentale rinegoziarne il significato e gli obiettivi con gli attori locali coinvolti.
La serata sarà l’occasione per presentare il progetto “La salute materno-infantile nel Jomoro”, nato in collaborazione con l’ospedale di Half Assini (Western Region, Ghana). Il progetto, basato su un’attenta ricerca etnografica e su una profonda conoscenza del contesto locale, mira a potenziare il follow-up medico in gravidanza e dopo il parto, valorizzando il pluralismo medico presente nell’area e potenziando le relazioni tra le diverse risorse di cura utilizzate dalle donne, che spaziano dalle forme di cura tradizionali a quelle ospedaliere.

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Presentazione di “E poi basta. Manifesto di una donna nera italiana” di Espérance H. Ripanti (2019, People)

Venerdì 20 dicembre, alle 19, GRIOT presenta il libro di Espérance Hakuzwimana Ripanti ” E poi basta. Manifesto di una donna nera italiana”, pubblicato da People. Insieme all’autrice ci sarà la scrittrice Francesca Melandri. 

Espérance Hakuzwimana, nata in Rwanda nel 1991, è arrivata in Italia a soli tre anni  insieme ad un gruppo di bambini di un orfanotrofio gestito da un’associazione italiana ed è stata adottata da una famiglia di Brescia. Questa è la storia dei momenti della sua vita che l’hanno resa consapevole di quello che è – una donna nera italiana – di quello che era e di quello che vorrebbe essere. La ricostruzione di sé è fatta di frammenti di diario, lettere, ritratti di amici e persone che l0hanno accompagnata, racconti di piccoli episodi di quotidiano razzismo che l’hanno spinta a mettere da parte gli amati libri per uscire in strada e dedicarsi all’attivismo. In questo libro ci parla di razzismo, di come questo agisca sui corpi neri, in particolare su quelli delle donne, del sentirsi sempre “l’eccezione dell’eccezione”, del crescere in un contesto abitato solo da bianchi. “E poi basta” è un ritratto duro e spietato di un paese che ancora non si rende conto del razzismo sotterraneo e subdolo che gli afrodiscendenti devono subire e di una vita dedicata a smontare con le parole, il sorriso e la determinazione i piccoli e grandi pregiudizi che si nascondono ovunque.

Espérance Hakuzwimana Ripanti ha studiato all’università di Trento e nel 2015 si è trasferita a Torino, dove ha frequentato la Scuola Holden. Si definisce “un’attivista culturale” e fa parte di “Razzismo brutta storia”, un movimento che lavora per smontare gli stereotipi alla base di tutte le discriminazioni. Inoltre, da un anno lavora per Radio Beckwith Evangelica, una radio locale piemontese dove ha un programma in cui parla di libri e attualità.

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Circolo del Libro di GRIOT. “Una piccola morte” di Mohamed H. Alwan (e/o edizioni)

Domenica 15 dicembre, alle 18, si riunisce il Circolo del Libro di GRIOT per parlare di “Una piccola morte” di Mohamed H. Alwan. Partecipa Chiara Comito di Editoriaraba che ha ideato l’iniziativa.

I lettori del Circolo del Libro di GRIOT si riuniscono per parlare di “Una piccola morte”. L’incontro è aperto a tutte le persone che hanno letto il libro e che hanno voglia di condividere riflessioni, domande e critiche.

Una piccola morte racconta la vita, romanzandola, del grande mastro del sufismo islamico Ibn Arabi dall’infanzia fino alla morte. Una piccola morte è una grande ed epica avventura nel Medioevo islamico, a cavallo tra Andalusia, Maghreb e Medio Oriente narrata da Alwan con eleganza e dovizia di particolari. Alwan, che è nato in Arabia Saudita ma vive in Canada da anni, grazie a questo romanzo nel 2017 si è aggiudicato il Premio internazionale per la Letteratura araba. Il libro è stato insignito del prestigioso Premio Sharjah “Turjuman” 2019 per la traduzione dall’arabo, conferito alla casa editrice e/o e alla traduttrice Barbara Teresi.

Il libro che vi proporremo per l’appuntamento successivo ( a fine gennaio 2020) è “Kintu” della scrittrice ugandese Jennifer Nansubuga Makumbi, pubblicato a novembre da 66th&2nd.

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Presentazione di “Epicrisi” di Ashraf Faydah (2019, Di Felice ed. )

Sabato 14 dicembre, alle 18 GRIOT ospita la presentazione della raccolta di poesie “Epicrisi” di Ashraf Faydah, pubblicato da Di Felice Editore. Partecipano il poeta ed editore siriano Hadi Danial, il poeta marocchino Hassan Najmi, e Sana Darghmouni, traduttrice e docente di lingua e letteratura araba dell’università di Bologna. Modera Simone Sibilio, docente di lingua e cultura araba dell’università Ca’ Foscari di Venezia. 

Dopo la grande lettura poetica del gennaio 2016, da GRIOT torniamo a parlare del poeta ed artista saudita-palestinese Ashraf Faydah, in occasione della pubblicazione della raccolta di poesie “Epicrisi” (Di Felice Editore). Scrive Sana Darghmouni, traduttrice del libro: «Nelle poesie di Fayadh non mancano riferimenti a una patria assente sia fisicamente sia spiritualmente. Una patria ipotetica che passa davanti ai suoi occhi “calzando la scarpa della libertà”. Con la sua consueta ironia il poeta arriva a considerare fortunati i batteri perché “non hanno un vero problema a trovare una patria!”. L’esilio che soffre il poeta non è solo fisico, dovuto alle sue origini e alla sua storia personale, ma anche mentale. A nessun luogo sente di appartenere, i luoghi descritti sono spesso bui o desolati, stanze chiuse, magazzino vuoto, luoghi contraddistinti da noia, depressione, solitudine e monotonia cronica». 

Ashraf Faydah è un artista, poeta nato in Arabia Saudita da una famiglia palestinese nel 1980. Attivo con l’organizzazione di artisti britannico-saudita Edge of Arabia, ha curato esposizioni di arte saudita nel Mondo Arabo e la mostra Rhizoma Biennale di Venezia del 2013. Nel 2014 è stato condannato a 4 anni di prigione e 800 frustate “relazioni sessuali improprie con persone del sesso opposto” e nel 2015, nel processo di appello, è stato condannato a morte per apostasia. In seguito a una grande campagna internazionale, pochi mesi dopo la condanna, la pena capitale è stata commutata in 8 anni di carcere e 800 frustate. Ashraf Faydah è attualmente in carcere in Arabia Saudita. 

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Presentazione di “Il corno del camaleonte” di Alessandro Pucci (2019, Prospero ed.)

Venerdì 13 dicembre, alle 19, GRIOT ospita la presentazione del libro “Il corno del camaleonte” di Alessandro Pucci. Insieme all’autore partecipano Michelangelo Bartolo, medico del Programma DREAM (Comunità di Sant’Egidio) e Mascia Consorte, Managing partner SuLLeali

La storia di due italiani, un medico e un biologo che si incontrano nelle foreste pluviali dell’Eastern Arc, tra Tanzania e Kenya, è lo spunto di Alessandro Pucci per parlare di cooperazione internazionale, protezione dell’ambiente e riscaldamento globale. “Il corno del camaleonte”, ambientato nei veri luoghi della cooperazione umanitaria e ambientale dell’area, è un romanzo durante il quale Francesco e Angelo – attraverso tante peripezie – scopriranno molte cose di sé stessi e del loro passato, un’ amicizia importante e la forza che arriva impegnandosi verso gli altri.

Alessandro Pucci è un naturalista, insegnante, consulente familiare e scrittore. Ha collaborato con la FOCSIV e ha realizzato un reportage sul lavoro dei volontari in Tanzania, esposto a CivitasMed di Padova. Ha pubblicato “Rain Forest” (2010, Screen Press).

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Presentazione di “In Ghana. Etnografie dallo Nzema” (Ed. Mincione 2019)

Sabato 23 novembre alle 18.30 GRIOT ospita la presentazione del libro “In Ghana. Etnografie dallo Nzema” a cura di Matteo Aria, Pino Schirripa e Elisa Vasconi
A dialogare con i curatori ci sarà Susanna Panitti (Editions Mincione
)

“In Ghana” raccoglie le più recenti ricerche etnografiche condotte dagli antropologi della Missione Etnologica Italiana in Ghana(MEIG) e mira a riflettere non solo sulle prospettive scientifiche adottate, ma anche sulle implicazioni di un campo condiviso e sulle modalità con cui si strutturano le etnografie in un terreno di lunga durata. In particolare, l’obiettivo del volume è quello di presentare gli attuali lavori che testimoniano un periodo di passaggio della Missione e soprattutto un profondo cambiamento del campo di ricerca. Gli antropologi italiani, che svolgono le proprie indagini in uno specifico tratto costiero di quella che fu la Costa d’oro, denominato area nzema, si trovano oggi dinanzi a rilevanti trasformazioni sociali, ambientali, economiche e politiche causate prevalentemente dalla scoperta di preziose risorse naturali e dagli interessi che ruotano attorno a esse. I saggi qui raccolti si presentano, dunque, come uno stato dell’arte delle etnografie della Missione che, dinanzi a un terreno in profondo mutamento, vede i propri ricercatori indagare su nuovi argomenti e interpretare i propri oggetti di studio attraverso innovativi orizzonti interpretativi.

Matteo Aria insegna antropologia economica, della cultura popolare e dell’Oceania alla Sapienza, Università di Roma. Ha condotto ricerche in Ghana sulla pesca e sui processi di patrimonializzazione, in Polinesia Francese e in Nuova Caledonia sui temi della memoria, della terra, del patrimonio e dei passeurs culturels, e in Italia sulla donazione del sangue e sulla cultura materiale e gli oggetti domestici.
Pino Schirripa è professore associato di discipline demo-etno-antropologiche presso la Sapienza, Università di Roma. Da più di venti anni svolge ricerche sul campo in Ghana ed Etiopia e attualmente dirige la Missione Etnologica Italiana in Ghana e la Missione Etnologica Italiana in Tigray – Etiopia. Si occupa prevalentemente di antropologia medica, antropologia religiosa e migrazioni.
Elisa Vasconi ha conseguito il dottorato di ricerca in antropologia medica presso l’Università di Siena. Dal 2005 svolge ricerca in Ghana e ha condotto diverse ricerche etnografiche in Uganda e in Niger. Ha insegnato Antropologia dello sviluppo al corso di laurea triennale nella scuola di Economia e Management dell’Università di Firenze e ha tenuto il corso di Antropologia culturale e Antropologia Medica presso la Makerere University di Kampala, Uganda.

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Presentazione di “Silenced by sound: The Music Meritocracy Myth”, di Ian Brennan

Venerdì 6 dicembre alle 19,00 GRIOT ospita la presentazione del libro “Silenced by sound: The Music Meritocracy Myth”, di Ian Brennan. L’autore converserà con il noto scrittore e giornalista de Il Manifesto, Marco Boccitto e con la regista e scrittrice italo-ruandese, Marilena Delli Umuhoza.

“Ogni pagina di Silenced by sound contiene almeno una rara perla di saggezza: sfide allarmanti, osservazioni profonde e taglienti, riflessioni storiche unite a dettagli personali intensi e sorprendenti. È come ascoltare una musica pura, stimolante e sconosciuta per la prima volta in assoluto.” —David Harrington (Kronos Quartet)

Silenced by sound: The Music Meritocracy Myth è una straordinaria esplorazione delle sfide riguardanti arte, musica e mass media nell’era digitale. Con il suo quinto libro, Ian Brennan, rinomato produttore, attivista e autore, scava a fondo nella sua storia personale per farsi portavoce dell’iniqua distribuzione dell’arte a livello globale. Brennan sfida i giganti dell’industria musicale dimostrando che esistono al mondo decine di persone anonime, molto più dotate delle superstar per cui si spendono milioni nel promuovere l’illusione che siano loro i rari geni baciati dal talento. Il libro contiene scatti della regista e scrittrice italo-ruandese, Marilena Delli Umuhoza.

Ian Brennan è un produttore musicale americano vincitore di un Grammy che ha firmato quattro album nominati ai Grammy e pubblicato cinque libri, iniziando la sua carriera professionale nel 1987. Dal 1993 è un lavoratore indipendente che insegna gestione della rabbia e prevenzione alla violenza in tutto il mondo per ospedali, cliniche e università, incluse prestigiose organizzazioni come il Betty ford Center, il Bellevue Hospital (NYC), UC Berkeley e l’Accademia Nazionale delle Scienze (Roma).

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Presentazione di “#tellusyourstory” di Aglaya Jiménez Turati (Prisma Luce)

Sabato 9 novembre alle 18.30 GRIOT ospita la presentazione di “#tellusyourstory. Racconti di violenza e discriminazione. Lo storytelling come strumento per il cambiamento sociale” di Aglaya Jiménez Turati.
Ne discute assieme all’autrice Laura Pensini, psicologa.

“#tellusyourstory” è prima di tutto il nome di un progetto di storytelling terapeutico sui temi della violenza di genere e della discriminazione razziale. L’obiettivo dell’iniziativa era permettere a chiunque volesse di immedesimarsi, attraverso la narrazione in prima persona, nel vissuto dei partecipanti.
Il libro è uno dei frutti di questo progetto: una pubblicazione divulgativa e accessibile a tutti che descrive in dettaglio lo strumento dello storytelling e presenta, suddivise per tematiche, le prime dieci storie emerse all’interno del progetto.
La psicologa Laura Pensini e il giornalista Filomeno Lopes, entrambi sostenitori del progetto, hanno curato rispettivamente l’introduzione e la postfazione che corredano il testo.

Aglaya Jiménez Turati è traduttrice, interprete e consulente linguistica. Dal 2015, inoltre, è la presidente dell’associazione Peace Words, promotrice di numerosi progetti di sensibilizzazione, tra cui #tellusyourstory e una serie di altre iniziative incentrate sullo strumento dello storytelling.

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Workshop di musica araba e ritmi arabi del M° Hafid Moussaoui (Algeria)

SABATO 30 NOVEMBRE WORKSHOP DI MUSICA ARABA E RITMI ARABI CON HAFID MOUSSAOUI (Algeria), SEGUITO DA CONCERTO.

Un laboratorio di canto, ritmi e musica araba del Mediterraneo che volge uno sguardo al passato e uno al presente, perché il musicista Hafid Moussaoui è convinto che il linguaggio musicale sia una forma di interculturalità positiva, creativa e pacifica.

DATE ED ORARI

  • Sabato 30 novembre: ore 14,00 – 18,30 (alle 19,00 seguirà un concerto di Hafid Moussaoui)

PROGRAMMA DEL WORKSHOP

Il programma didattico è finalizzato all’avvicinamento alla musica araba, attraverso la conoscenza dei modi, dei ritmi e dei vari stili musicali dei paesi del Mediterraneo.

Il coinvolgimento dei partecipanti sarà attivo, attraverso esercizi ritmico-espressivi e canto di semplici melodie. In particolare il programma prevede:

  • Introduzione all’ascolto di musica araba
  • Presentazione degli strumenti musicali soprattutto dello strumento principe di questa musica, l’oud  con cenni sulla storia di questo strumento considerato l’antenato del liuto.
  • Analisi delle caratteristiche e degli stili e dei brani di musica araba
  • Introduzione ai  maqam ( modi musicali della musica araba) attraverso gli esercizi di ascolto attivo ed ed esercizi ritmico- espressivi attraverso il canto di semplici melodie
  • La musica del deserto algerino: stili e caratteristiche
  • Ascolto di esempi musicali suonati dal docente, un momento di improvvisazione solistica
  • Approccio alle tecniche dei melismi
  • Esercizi ritmico melodici utilizzando i maqam
  • Improvvisazione guidata  dal docente con l’utilizzazione sia della voce che degli strumenti suonati dal pubblico partecipante

Il Workshop è rivolto a giovani (dai 17 anni) e adulti, viaggiatori, musicisti, cantanti, appassionati, studenti dei corsi di arabo o semplicemente curiosi della cultura araba

DOCENTE DEL LABORATORIO

Hafid Moussaoui – Direttore dell’Atelier Musicale dell’Università di Abu Bekr Belkaid di Tlemcen (Algeria), considerato uno dei migliori virtuosi algerini di oud. Da anni Hafid alterna l’attività didattica a quella di concertista solista o con musicisti di fama internazionale.

COSTI
Il costo del workshop – quale contributo alla sua organizzazione –  è di 50€, inclusa tessera associativa annuale di APS Officina GRIOT. Gli allievi potranno assistere gratuitamente al concerto finale.

Per iscrizioni e/o maggiori informazioni scriveteci a [email protected] 

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Presentazione di “Kurdistan Memories” di Eugenio Grosso (2018, Kehrer)

Sabato 19 ottobre, alle 18, GRIOT ospita la presentazione del libro fotografico “Kurdistan Memories” di Eugenio Grosso. Insieme all’autore ci sarà il giornalista de La Repubblica, Fabio Tonacci. 

Dalla loro resistenza allo Stato islamico, i curdi sono tornati ad essere al centro dell’attenzione pubblica. Chi è questa gente, divisa tra Turchia, Iraq e Siria, che ha sfidato il terrore? Il giovane fotografo italiano Eugenio Grosso ha trascorso molti mesi nelle aree curde dell’Iraq, prima e dopo l’offensiva militare per liberare Mosul. E al di là della pura cronaca militare, le sue immagini mostrano la vita di tutti i giorni, le ville di lusso e gli alloggi per rifugiati, i Peshmerga, i mercati, le montagne e le città. La guerra c’è e se ne sente il pericolo, nelle immagini e nel diario del fotoreporter che accompagna le fotografie.

Eugenio Grosso, siciliano, ha lavorato come fotografo commerciale dal 2007 e come fotoreporter a tempo pieno dal 2009. Collabora regolarmente con pubblicazioni italiane e il suo lavoro è stato pubblicato su testate internazionali come Guardian, Telegraph, Financial Times, la BBC e il Washington Post.

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Presentazione di “Scomparso” di Ahmed Masoud (2019, Lebeg)

Giovedì 24 ottobre, alle 18.30, GRIOT presenta il romanzo “Scomparso – La misteriosa sparizione di Mustafa Ouda” dello scrittore anglo-palestinese Ahmed Masoud, edito da Lebeg. Insieme all’autore ci saranno la traduttrice e scrittrice Pina Piccolo e e Wasim Dahmash, docente di lingua e letteratura araba. 

Ambientato a Gaza dagli anni Ottanta ai nostri giorni, il romanzo di Ahmed Madoud racconta l’affannosa ricerca da parte di Omar Ouda del padre Mustafa, scomparso una notte dalla casa di famiglia. Cosa è successo? E’ stato rapito dalle forze di occupazione israeliane o è una vittima delle lotte intestine tra gruppi palestinesi rivali? Oppure partito improvvisamente per motivi familiari? Con la sua ricerca, in cui è sostenuto dal fedele amico Ahmed, Omar attira però l’attenzione delle forze militari israeliane che lo costringono a scegliere tra la sua famiglia e la comunità, e a prendere decisioni che nessun ragazzino dovrebbe mai trovarsi a considerare.

Ahmed Masoud, nato e cresciuto nella Striscia di Gaza, si è trasferito poi in Gran Bretagna dove ha ottenuto un dottorato in  letteratura inglese. Scrive testi per la radio e il teatro, ha fondato una compagnia di teatro e danza; “Scomparso” è il suo primo romanzo.  

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Presentazione di Roots Routes n. 31 – Afrofuturismo

Domenica 6 ottobre alle 18.30 GRIOT presenta l’ultimo numero della rivista online Roots&Routes – Research on visual cultures, dedicato all’Afrofuturismo. Ne parliamo con le curatrici Giulia Grechi, antropologa, e Cristina Lombardi-Diop, docente alla Loyola University of Chicago. 

L’afrofuturismo è una macchina del tempo in fuga dal presente che dal passato apre visioni di futuri possibili, di mondi a venire. Nel panorama culturale nero contemporaneo, l’afrofuturismo si pone come uno dei campi di esplorazione estetica e politica più promettenti del nuovo millennio. A dar voce a questa nuova centralità dell’Africa sono oggi gli artisti e i filosofi del continente africano e delle sue diaspore.
Il numero tematico di Roots&Routes propone l’afrofuturismo come sensibilità estetica e strumento politico che riconnette la sensibilità diasporica nera americana alle sue radici afrocentriche e alle sue ramificazioni nel Mediterraneo nero e in Europa. Nell’affrontare temi che investono il rapporto tra spazialità, temporalità, estetica, embodiment, tecno-cultura, nuove epistemologie situate e decentrate, neo e post colonialità, cultura di massa, e fantascienza, il numero di Roots&Routes sollecita ricerche unite da un interesse comune per un’estetica e una pratica culturale e politica derivante da esperienze afrodiscendenti e afrodiasporiche proiettate verso l’afrotopia. (dalla presentazione).

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Presentazione di “Le vie verso Ard-Al-Agiaeb” di Siriman Kanoute (2019, Albatros)

Sabato 5 ottobre alle 18.30 GRIOT ospita la presentazione – concerto di “Le vie verso Ard-Al-Agiaeb” primo romanzo del griot “Pape” Siriman Kanoute. Insieme all’autore partecipano il sindacalista Ali Baba Faye, e il mediatore culturale Ibrahima Camara.

Il griot Pape Siriman Kanoute, dopo tanti concerti e tanti dischi, questa volta affida alla parola scritta una storia che inizia in Senegal e prosegue nella  “terra delle meraviglie”, in arabo Ard-Al-Agiaeb. Per chi – come Bala Mussa e Maudo – ha conosciuto la povertà e i soprusi del Darra, una scuola di insegnamento coranico che in realtà reclutava giovani da mandare a mendicare per la città, Ard-Al-Agiaeb significa speranza di una vita nuova e coincide inevitabilmente con quella parte di mondo che vive al di là del Mar Mediterraneo. Entrambi, in momenti diversi e con varie vicissitudini, dal Senegal approderanno in questa “terra delle meraviglie” che non sempre si rivelerà però all’altezza delle promesse di cui è investita; ambedue intraprenderanno un percorso di integrazione che significa innanzitutto arricchimento della propria identità e dono agli altri della propria esperienza.

Siriman Kanoute (detto Pape) è nato a Koussanar, in Senegal, da una grande e importante famiglia di griot. Dopo la scuola superiore ha frequentato il conservatorio di musica di Dakar, per poi entrare a far parte come musicista di studio del Golden Baobab di Francis Senghor, figlio del primo presidente del suo paese; poco dopo viene chiamato come sassofonista dall’orchestra nazionale del Senegal, dove rimane dieci anni. Nel 1995 decide di stabilirsi a Roma per diffondere la cultura e la musica Mandinga; qui fonda il gruppo Mande con il quale ha partecipato a numerosi festival, trasmissioni radiofoniche e televisive. Sassofonista, cantante e suonatore di kora, parla sette lingue e collabora con il Ministero dell’Interno come traduttore e interprete alla commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Roma.  Dal 1995 ad oggi ha inciso cinque dischi (Kambalaba, Ndo, Kewoulo, Miriya e Madiba).

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