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Presentazione “Immaginari migratori” di Angelo Turco e Laye Camara (2018, Franco Angeli edizioni).

Domenica 24 febbraio alle 18, ospitiamo al presentazione di “Immaginari migratori”, volume curato da Angelo Turco e Laye Camara (2018, Franco Angeli). Insieme agli autori parteciperà il giornalista Gino Barsella. 

La vita sulla Terra non si può concepire senza il movimento. Il Pianeta Migrante è un modo peculiare di abitare-il-mondo, una forma di vita radicata e diffusa, che si svolge non solo e non tanto secondo logiche emergenziali, di risposta a bisogni primari più o meno impellenti, di fuga da realtà insostenibili, ma secondo modelli simbolici densi, seguendo elaborazioni e stili di pensiero sofisticati e non riducibili a catene lineari di tipo causa-effetto.

Il Pianeta Migrante è una forma di vita culturalmente evoluta. Componente strategica di questa cultura della migrazione, di là dalle spinte materiali, è l’immaginario migratorio, la scena di rappresentazione individuale e collettiva dell’atto del migrare.
Il migrante raccontato in questo libro si muove sulle ali del suo immaginario che flotta in base agli stimoli e ai saperi della cultura migratoria che ne nutre pensieri e azioni. È una persona che non fugge da un pericolo imminente, da un rischio troppo forte, dai colpi ripetuti di piccole e grandi emergenze. Al contrario, prende liberamente la decisione di mettersi in movimento. E non lo fa per “un motivo”; tanto meno se questo si riduce a un aggettivo, sia pur di sintetica potenza come “economico”. Il migrante volontario mette in campo pratiche sociali complesse e risponde a sollecitazioni plurali. La sua “ragione” non è né unica, né definita. Essa deve confrontarsi sempre con altre ragioni, tessendo tele i cui fili hanno carattere razionale non meno che emotivo. Di riflesso, le sue geografie non sono mappe di spostamenti, ma spazi di vita, topografie né puntuali né sequenziali, ma puramente e semplicemente esistenziali.

 

Angelo Turco, professore ordinario di Geografia Umana, è Presidente della Fondazione Università IULM di Milano. Studia il processo di territorializzazione privilegiando i profili configurativi e ontologici della territorialità. È uno specialista della geografia africana. Tra i suoi ultimi libri: Geografie politiche d’Africa. Trame, spazi, narrazioni (2015). Nel quadro della riflessione IULM sulle Culture della valutazione ha curato, tra il 2017 e il 2018, i tre volumi sulla ricerca, sulla didattica e sul public engagement.

Laye Camara
, PhD, geografo, è specialista di sviluppo e sostenibilità, e consulente internazionale nei progetti di cooperazione (Unione Europea, FAO, Banca mondiale). Ricercatore presso l’Università IULM di Milano, dove insegna “Sviluppo locale e beni comuni” e “Formazione e gestione dei valori territoriali”, la sua ricerca, svolta in collaborazione con Fondazione Università IULM e diverse università italiane e africane, si concentra attualmente sulle migrazioni.

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Presentazione di “Il buon americano. Scrittura e identità nazionale in Henry James” di Tatiana Petrovich Njegosh (2017, Ombre Corte edizioni)

Sabato 23 febbraio, alle 18, GRIOT ospita la presentazione del saggio di Tatiana Petrovich Njegosh “Il buon americano. Scrittura e identità nazionale in Henry James” (2017, Ombre Corte edizioni). Insieme all’autrice parteciperanno Donatella Izzo, docente di letteratura angloamericana all’Università Orientale di Napoli, e Anna Scacchi, docente di letteratura angloamericana all’Università di Padova.

Per più di cento anni, lo scrittore Henry James è stato al centro dell’agenda nazionalista dei nascenti studi statunitensi in quanto americano espatriato in Gran Bretagna e come tale è considerato un modello negativo di anti-americano o, all’opposto, come americano ideale che grazie alla distanza dalla madrepatria riesce a guadagnare un punto di vista cosmopolita. Tatiana Petrovich Njegosh in questo saggio ripercorre la lunga storia critica dello scrittore muovendosi tra una pluralità di fonti primarie e dimostra la centralità dell’idea di nazione e il complesso intreccio tra identità nazionale, genere e razza nelle opere, nella vita, nella canonizzazione e ricanonizzazione di James. Se l’espatrio, l’adesione apparentemente entusiasta al Vecchio Mondo e la rinuncia alla cittadinanza americana hanno a lungo orientato il giudizio critico sulla sua opera e sulla sua figura, Petrovich Njegosh ribalta la prospettiva interpretativa attraverso la lente degli studi post-coloniali e mette al centro dell’attenzione la relazione tormentata tra James e gli Stati Uniti d’America.
In quest’ottica anche il legame dello scrittore con la Gran Bretagna si rivela ambivalente, ma soprattutto non esclusivo. E mentre l’Italia diventa nel tempo esempio di modernità complessa, alternativa a quella statunitense, James assume il ruolo del “buon americano”, l’americano che nonostante l’espatrio mantiene l’identità delle origini. Il saggio di Petrovic Njegosh cerca appunto di capire di quale identità e di quali origini si stia parlando.

Tatiana Petrovich Njegosh insegna Letteratura e cultura angloamericana e Storia della cultura americana all’Università di Macerata. Ha lavorato su T.S. Eliot, Edith Wharton, Anzia Yezierska, Dorothy West, Américo Paredes, Edwidge Danticat, ed è autrice di numerosi saggi su Henry James. Ha curato, con Anna Scacchi, Parlare di razza. La lingua del colore tra Italia e Stati Uniti (2012, Ombre Corte). Fa parte di InteRGRace, gruppo di ricerca su razza e razzismi.

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Presentazione di “Arcipelago Palestina” di Olga Solombrino (2018, Mimesis Edizioni)

Sabato 16 febbraio alle 18, GRIOT ospita la presentazione del saggio “Arcipelago Palestina. Territori e narrazioni digitali” di Olga Solombrino, edito da Mimesis. Insieme all’autrice parteciperà Costanza Pasquali Lasagni, esperta di questioni mediorientali.

L’odierna configurazione geografica e politica della Palestina racconta una realtà territoriale sempre più frammentata, composta da distretti non contigui e province enclavizzate, perfettamente descritte dalla figura cartografica dell’arcipelago. Tuttavia, la Palestina esiste ancora, disseminata e riprodotta simbolicamente e culturalmente sia sul proprio territorio negato sia nei luoghi della sua diaspora. Memorie e narrazioni ricompongono così le difformi e molteplici isole dell’esilio in un unico arcipelago che parla e racconta la Palestina.

In questo libro, attraverso l’analisi della sfera digitale, intesa come un luogo dinamico di rilevante produzione culturale, i temi portanti “della narrazione della nazione” sono raccontati a partire dalla loro rielaborazione e ri-articolazione virtuale. Così, i soggetti della diaspora palestinese ricompongono la propria geografia della dispersione e riguadagnano il diritto di raccontarsi, aprendo nuovi spazi di partecipazione critica e discussione politica, e tracciando nuove poetiche dell’appartenenza.

Olga Solombrino ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca in Studi Culturali e Postcoloniali presso l’Università di Napoli L’Orientale, dove attualmente è membro del Centro Studi Postcoloniali e di Genere e della Technoculture Research Unit. Il suo campo di ricerca si sviluppa all’intersezione tra gli studi sull’area arabo-mediterranea, gli studi culturali e gli studi sui nuovi media; ha pubblicato contributi sulla questione palestinese in ottica postcoloniale e sui temi delle politiche di visibilità e rappresentazione della comunità palestinese.

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Presentazione di “All’ombra dell’albero delle salsicce” di Gianni Bauce (2019, Edizioni Polaris)

Domenica 10 febbraio alle 18,00 parliamo di animali, Africa e conservazione con Gianni Bauce, autore del libro “All’ombra dell’albero delle salsicce” (Edizioni Polaris 2019). 

La conservazione del patrimonio ambientale è la sfida di questo millennio e lo è più che mai in Africa. In un paese poco conosciuto come lo Zimbabwe, nonostante le avversità, uomini e donne dal coraggio e dalla determinazione indomabili hanno compiuto veri e propri miracoli per assicurare continuità e futuro alla fauna del paese.

In “All’ombra dell’albero delle salsicce”, Gianni Bauce narra la storia di queste imprese e degli uomini che le hanno compiute, volgendo anche uno sguardo verso tematiche complesse e controverse, come la caccia ai trofei, raccontate al di là dei luoghi comuni da chi, come l’autore, vive quotidianamente la realtà della conservazione della natura in Africa.

La presentazione si articola alternando interventi dell’autore a proiezione di filmati e immagini.

Gianni Bauce è una guida professionista di safari naturalistici di origine Italiana, ma residente in Zimbabwe da molti anni, dove lavora con la sua organizzazione turistica (www.african-path.com) promuovendo il turismo sostenibile nella regione attraverso safari fotografici personalizzati. Appassionato di fotografia, ha pubblicato numerosi libri sull’Africa, tra i quali “Botswana-Zimbabwe, l’ultima frontiera dell’Africa selvaggia”, “Mozambico, un nuovo antico paese”, “Sozinho, viaggio in Mozambico” e “Kilimanjaro, prima che le nevi si sciolgano” (tutti pubblicati da Polaris Editore). Ha partecipato a numerosi documentari e trasmissioni televisive, tra le quali “Timbuctù” e “Alle Falde del Kilimajaro” di RAI 3 e “Il Mondo Insieme” di TV2000.

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Presentazione di “Sguardo a Levante” di Massimiliano Santi (2018, Mimesis Edizioni)

Domenica 27 gennaio, alle 18 GRIOT ospita la presentazione del saggio “Sguardo a Levante. La politica culturale italiana sul patrimonio archeologico e monumentale del Dodecaneso 1912-1945” di Massimiliano Santi (2018, Mimesis).

Insieme all’autore partecipano Luisa Musso, Docente di Archeologia Romana e Archeologia delle Province Romane (Università Roma Tre) ed Emanuele Papi, Professore di Archeologia Classica (Università di Siena) e Direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene. 

La politica culturale italiana sul patrimonio archeologico e monumentale del Dodecaneso ebbe avvio con l’Italia liberale, tra il 1912 ed il 1913, subito dopo l’occupazione delle isole a seguito del conflitto italo-turco, proseguendo durante il fascismo e il secondo conflitto mondiale, fino alla occupazione tedesca del 1943. Questa ricerca ricostruisce i fatti che portarono all’istituzione della Missione archeologica italiana, alla realizzazione di grandi campagne di scavo e di restauro, alla creazione di musei e siti archeologici, alla nascita della Sovrintendenza di Rodi e dell’Istituto storico archeologico FERT. Interventi progressivamente segnati dalla funzionalizzazione a fini turistici e dall’utilizzo simbolico e ideologico dei monumenti per ragioni di propaganda al fine di evocare le gesta della Roma imperiale ed esaltare il regime. Dopo la presa delle isole da parte della Amministrazione militare britannica, nel 1945, e fino al passaggio di consegne con le autorità greche, in attuazione del Trattato di Pace del 1947, agli archeologi, architetti, restauratori, disegnatori, assistenti di scavo e agli altri dipendenti del servizio archeologico italiano non restò che collaborare con gli inglesi nella conta e nella parziale riparazione dei danni causati dalla guerra, prima di dover tornare definitivamente in patria, volgendo indietro lo sguardo a Levante.

Massimiliano Santi è un funzionario amministrativo, dal 1998 al 2003 ha svolto la funzione di consigliere provinciale, componente della commissione consiliare per le politiche culturali della Provincia di Roma. Nel 2014 ha pubblicato “La stele di Axum” (Mimesis edizioni).

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Presentazione del saggio “Il sultanato di Erdoğan” di Francesco Fravolini (2018, Villaggio Maori Edizioni)

Sabato 19 gennaio, alle 18 GRIOT ospita la presentazione del libro “Il sultanato di Erdoğan” di Francesco Fravolini (2018, Villaggio Maori Edizioni). Insieme all’autore parteciperà Eugenio Dacrema, esperto di Medioriente, ricercatore presso l’ISPI. 

 

Nella notte tra il 15 e il 16 luglio 2016 le telecamere di tutto il mondo sono puntate sulla Turchia. Immagini e notizie, sinistre ipotesi e smentite si avvicendano freneticamente ora dopo ora: golpe? Guerra civile? Pretesto per misure autoritarie? Seguono da parte del governo le purghe e una censura senza precedenti, la riforma costituzionale e la svolta presidenzialista, uno tra i referendum più opachi della storia contemporanea. Il tallone di ferro del presidente Erdogan era già noto alle cancellerie europee, eppure questi avvenimenti sembrano strappare il velo di ipocrisia che poggia sui rapporti tra Ue e Turchia. È una dittatura che si è instaurata? Cosa ne è dell’accordo che regola le quote di migranti? Ankara può ancora diventare membro dell’Ue? E le libertà civili? Un saggio e un appello, affinché la ragione di stato non soffochi la ragione sociale.

Francesco Fravolini, giornalista professionista, è nato a Roma il 5 aprile 1962. Studi universitari in Lettere e in Economia e Commercio all’Università di Roma “La Sapienza”. È stato collaboratore presso Paese Sera; Italia Oggi; Avvenire; I Viaggi di Repubblica, Traveller (Condé Nast Publications); Tuttolibri (La Stampa); Famiglia Cristiana, Jesus e Club3 (Periodici San Paolo). È articolista su giornali cartacei e web magazine.

 

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LIFE’S MUSIC! Diyar Üren Mehrovî & friends in concerto

Sabato 12 gennaio alle 18,30: LIFE’S MUSIC! Diyar Üren Mehrovî & friends in concerto
Tornano da GRIOT  le note travolgenti del musicista curdo Diyar Üren Mehrovî (saz and voice), accompagnato dai suoi inseparabili amici: Antonio Allegro, acoustic guitar,
Jacopo Narici, ethnic percussions, Giovanni Narici, acoustic bass
 Diyar Üren Mehrovî artista curdo, canta e suona il Saz (strumento a sette corde tipico di Kurdistan, Turchia, Iraq, Iran) in tutte le sue versioni e altri strumenti a corda. Diyar ha tenuto concerti per i rifugiati nei campi profughi UNHCR, presso la Grand Concert Hall e la YMCA di Thessaloniki, e in diversi luoghi in Iraq, Grecia, Francia, Italia.
Ingresso 10€ quale contributo a sostegno dell’organizzazione del concerto e delle tante attività culturali e artistiche proposte ai soci di Officina GRIOT (Tessera associativa eventi in omaggio).
 
Prenotazioni: [email protected]

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Mercatino etiope natalizio!

Nelle giornate di sabato 15 e domenica 16 dicembre dalle 11 alle 18 GRIOT ospiterà il mercatino di artigianato tessile etiope dell’Associazione Culturale Panafrica, con prodotti provenienti direttamente dall’Etiopia o elaborati dal laboratorio WUBETU: sciarpe, borse, portafogli, braccialetti, camicie estive, tovaglie, copriletto, gabi, cinture ricamate…

I prodotti, coloratissimi e gioiosi,  sono lavorati in modo artigianale, interamente a telaio ed utilizzando esclusivamente cotone e fibre naturali. Sarà un’occasione per incontrare Aster, l’insegnante di amarico di GRIOT, che accoglierà gli ospiti con pane, thé e caffè etiopi.

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Presentazione di “Onda e altri racconti” di Elena Rossi (2018, Cosmo Iannone editore)

Venerdì 14 dicembre alle 18, GRIOT ospita la presentazione del libro di Elena Rossi “Onda e altri racconti” (Cosmo Iannone editore). Insieme all’autrice parteciperà Loredana Cornero, saggista, esperta in comunicazione di genere. La presentazione sarà animata da “Voci di donne”, letture tratte dal libro “Onda e Altri racconti”,  a cura dell’attrice  Fatima Lucarini e della giornalista Marina Tomarro.

“Gli emozionanti e coinvolgenti racconti di Elena Rossi, sorretti da una bella scrittura, priva di enfasi, narrano di donne di paesi diversi, la cui esistenza, in alcuni casi serena, anche felice, è stata all’improvviso tragicamente segnata. Donne costrette a lasciare il proprio paese, gli affetti, affrontando drammatici viaggi, donne spesso ridotte a merci da trasporto. Ma in tanto buio brillano piccole luci, le luci dell’accoglienza, nei fortunati casi in cui si è accolti in strutture adeguate in cui si prodigano volontari, assistenti sociali, medici, mediatori culturali, strutture in cui il valore grande, prezioso, terapeutico è l’ascolto. Ed è l’ascolto che viene anche inconsciamente chiesto, se si riesce finalmente a parlare, sciogliendo l’infinito silenzio.” (dalla prefazione di Erminia Dell’oro).

La raccolta di racconti di Elena Rossi ha vinto il “Franco Cuomo International Award” come esordiente nella Sezione Letteratura lo scorso 3 dicembre. Durante la presentazione verranno letti i racconti di Elena Rossi, storie di donne tra realtà e finzione che delineano profili di Paesi diversi, dal Medio Oriente all’Africa, all’Italia.

Elena Rossi ha studiato Lingua e Letteratura Araba all’Università di Roma La Sapienza, è giornalista pubblicista ed è stata responsabile dei rapporti esterni per le Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e coordinatrice del Dipartimento Donne del Movimento Internazionale “Uniti per Unire”.  Ora collabora con l’Università Telematica  Internazionale  Uninettuno di Roma che definisce “una finestra sul mondo, una finestra che ti apre la mente”, e per la quale segue il progetto “Università per i rifugiati”.

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Presentazione del fumetto “Io sono saharaui” di Gianluca Diana e Andromalis e del disco “Displays” del collettivo musicale Desert session

Venerdì 7 dicembre alle 18, GRIOT ospita una serata sui Saharawi con la presentazione del fumetto “Io sono saharaui” (Barta Edizioni) di Gianluca Diana e Andromalis e del disco “Displays” del collettivo musicale Desert session. Parteciperanno all’incontro l’autore del fumetto Gianluca Diana, il musicista Pierluigi Bello e la giornalista di Alias Virginia Tonfoni. Parteciperà all’incontro Fatima Mahfud, rappresentante del RASD in Italia. 

Mariem Hassan, la “voz del Sahara”,  è stata la più famosa cantante saharawi e uno dei simboli della lotta del popolo del deserto per la sopravvivenza, scomparsa nel 2015 nel campo profughi di Smara.  Il fumetto “Io sono saharaui”, uscito in prima edizione in Spagna nel 2014 e pubblicato in Italia da Barta edizioni, racconta la sua rocambolesca vita durante la quale Mariem Hassan ha fatto conoscere al mondo l’haul, la musica tradizionale saharawi, partecipando ai più grandi festival di world music. E la musica sarà la vera protagonista della serata con la presentazione e l’ascolto di “Displays”, disco del collettivo musicale Desert session risultato dell’avventura di cooperazione umana e culturale vissuta da musicisti pugliesi e dai bambini sarahawi tra viaggi e residenze, insieme al compositore Aali Mohammed e ad altri Saharawi. Due opere importanti, un disco e un fumetto, per ricordare a tutti il dramma di un popolo che lotta per l’indipendenza dal 1975, costretto a vivere in condizioni disumane nei campi profughi nel deserto. 

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La letteratura araba per ragazzi: tra impegno politico e produzione artistica

Giovedì 6 dicembre alle 19 GRIOT vi racconta la letteratura araba per ragazzi con Enrica Battista (Arabook) e Chiara Comito (Editoriaraba). 

Spaziare tra le storie del mondo arabo, attraverso modalità narrative e capacità creative diversi, consente di coglierne i valori e le caratteristiche.

Un viaggio nello spazio e nel tempo in compagnia di storie, albi e illustrazioni che consentono al pubblico di scoprire la ricchezza del processo creativo che anima la letteratura araba per ragazzi.  Si partirà dal Cairo,  ci si sposterà a Beirut, Gerusalemme, Casablanca  ricostruendo una geografia degli autori e degli illustratori arabi. Il viaggio si concluderà in Italia con una panoramica dei testi tradotti in italiano. 

 

Enrica Battista, dottoranda in letteratura araba per ragazzi, da diversi anni si occupa di editoria del mondo arabo. Ha collaborato come consulente editoriale con diverse biblioteche come la biblioteca Delfini di Modena e la biblioteca Lazzerini di Prato. Amministra il sito Arabook, portale di riferimento sull’editoria araba.

Chiara Comito, laureata in Lingua e letteratura araba e in Relazioni e istituzioni dell’Asia e dell’Africa, collabora e ha collaborato con Note d’Oriente, GRIOT, Arabook, i Festival del cinema arabo Yalla Film Fest e Middle East NOW. Ha scritto per Internazionale, ResetDOC, Arab Media Report, VICE Italia, Osservatorioiraq, QCODE. Nel 2012 ha aperto il blog Editoriaraba

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Presentazione di “La mia Siria. L’umanità che resiste”, di Rosanna Sirignano (2018, Villaggio Maori Edizioni)

Sabato 15 dicembre alle 18,00 GRIOT è felice di ospitare la presentazione di “La mia Siria. L’umanità che resiste”  di Rosanna Sirignano (2018, Villaggio Maori Edizioni). Dialogherà con l’autrice Riccardo Cristiano (giornalista), sarà presente e interverrà Sami Haddad (Università “L’Orientale” di Napoli).

La Siria è ormai da troppi anni teatro di sanguinosi scontri. Scontri che parlano di soppressione e libertà, di censura e di ignoranza, di dolore, separazione, perdite. Scontri di cui spesso la popolazione ne subisce soltanto le conseguenze, un popolo che sta sotto i riflettori dei media internazionali senza che mai davvero gli si dia loro modo di esprimersi.

Il libro di Rosanna Sirignano, per questo, si pone come un primo tentativo di ascoltare altri punti di vista sulla situazione siriana. Le storie raccolte dall’autrice, le testimonianze dirette di chi, come lei, ha avuto modo di vivere la Siria per una stagione o per gran parte della propria vita, sono storie diverse. Non parlano di politica, non parlano di armi: parlano di quotidianità, quelle quotidianità stravolte prima dal regime dittatoriale, poi dalla guerra. <<La Siria era perfetta!>>, dice un’intervistata, riferendosi al periodo precedente al conflitto, un momento in cui la calma apparente per parte di loro era meglio del disastro a venire. Altri, invece, non aspettavano altro che la guerra scoppiasse, manifestando, ormai lontano dalla loro terra, il proprio disagio e dissenso. Ancora, alcune interviste raccontano di persone che non hanno mai incontrato la Siria, ma che ne hanno avvertito la richiesta d’aiuto e si battono per un Paese che hanno a cuore nonostante la distanza.

Le interviste raccolte in questo libro danno voce a chi ha conosciuto e vissuto la Siria, prima e dopo lo scoppio del conflitto, ed è in grado di raccontarla da un punto di vista privilegiato: quello umano, ridando colore e togliendo ogni filtro ad un tema ormai fin troppo mediatico e banalizzato.

Rosanna Sirignano, dottoranda in Studi Islamici presso l’Università di Heidelberg e membro associato del Cluster of Excellence Asia and Europe nel Graduate Programm for Transcultural Studies della stessa università, vive attualmente ad Avellino dopo aver trascorso quattro anni in Germania. Ha studiato per brevi periodi in Tunisia, Palestina e Siria dove nel 2010 si è convertita all’Islam. È autrice del blog “La mia Siria” ed è particolarmente attiva sul territorio per promuovere il dialogo e la conoscenza reciproca. Ha organizzato diversi eventi sulla Siria e sull’Islam in Italia.

 

 

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Performance poétique: Marc Alexandre Oho Bambe, poeta « slameur » e Pape Kanouté, griot, al sassofono e kora

Domenica 16 dicembre alle 18,30 GRIOT ospita la “performance poétique” di Marc Alexandre Oho Bambe, poeta « slameur » e Pape Kanouté, griot, al sassofono e kora.

Si tratta della prima “performance poétique” in Italia di Marc Alexandre Oho Bambe, detto Capitaine Alexandre, in questa occasione accompagnato dal celebre musicista griot Pape Kanouté.

Poeta slameur, Marc Alexandre Oho Bambe, semina note e parole di resistenza e di pace, di memoria e speranza. Scrittore al ritmo del cuore,  Capitaine Alexandre recita i suoi testi e canta i “possibili” sui palchi del mondo intero. La sua poesia canta il possibile, il dono di se, l’amore e la rivolta, la ricerca dell’umano, “niente altro che l’umano” e il rifiuto radicale di vivere “a braccia incrociate da sterile spettatore”. Membro fondatore del “ Collectif On A Slamé Sur La Lune”, Capitaine Alexandre è anche cronista (Africultures, Mediapart, Le Nouveau Magazine Littéraire) e molto attivo nell’ambiente scolastico e universitario al fine di propagare tra i giovani il rispetto e il senso, “l’essenza”, di una vita curiosa dell’ “Altro” e dell’esistenza libera, affrancata da dogmi ed estremismi.

Marc Alexandre Oho Bambe ha pubblicato 6 libri: ADN (Afriques Diasporas Négritude),  Le Chant des possibles (vincitore del  Prix Fetkann de poésie e del prix  Paul Verlaine de Poésie de l’Académie Française, nel 2015), Résidents de la République (saggio scritto in uno « stato d’urgenza » nel 2016) Edizioni La Cheminante, e De terre, de mer, d’amour et de feu (nel 2017) edizioni  Mémoire d’Encrier. Il suo primo romanzo, Diên Biên Phù (vincitore del premio Louis Guilloux 2018) è stato pubblicato nel marzo 2018 da Sabine Wespieser éditeur, contemporaneamente alla sua nuova raccolta Ci-gît mon coeur (Ed. La Cheminante).

Marc Alexandre Oho Bambe è stato nominato “Chevalier de l’Ordre National du Mérite” per decreto presidenziale francese del 2 maggio 2017.

www.capitainealexandre.com 

https://www.youtube.com/watch?v=xGlxpWLUr74&feature=youtu.be  (Instants suspendus)

Pape Kanouté nasce da una grande famiglia mandinga di griot, dove è stato iniziato ed educato ai rituali tradizionali. Dopo anni di studi superiori, si è diplomato e ha insegnato all’”Ecole Nationale des Arts du Sénégal” (ENAS). Come sassofonista e chitarrista è stato inserito nell’Orchestra nazionale senegalese e ha suonato con grandi artisti nazionali e internazionali come Africando, Youssou N’dour, Ismael, Harry Bellafonte, Dizzy Gillespie, Burning Spear, Jimmy Owen, Kenny Clark, Manu Dibango. Oltre ad essere cantante, Pape ha voluto abbracciare l’arpa che ha ereditato dalla sua discendenza, “la Kora” (strumento a corda a 21 o 25 corde oggi), per farne uno strumento magico e misterioso, il suo compagno di battaglia, con il quale ha girato il mondo.

 

Ingresso: 10€ quale quota associativa e sostegno all’organizzazione della performance e delle tante attività culturali e artistiche proposte ai soci di Officina GRIOT. 

E’ necessaria la prenotazione scrivendo a: [email protected]

 

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Il mercatino di Natale di GRIOT!

Da domenica 2 dicembre, ogni weekend dalle 12 alle 20, GRIOT vi invita a visitare il nostro tradizionale mercatino di Natale

Ci saranno tanti nuovi oggetti appena arrivati dall’Africa Occidentale: veli, stoffe, stuoie e ceste colorate, vassoi di latta, sgabelli, pupazzi in wax per bambini, gioielli, saponi e prodotti per il corpo realizzati in Mauritania e Burkina Faso e tanto tanto altro…
Sarà l’occasione per sostenere le attività della libreria, curiosare tra i nostri libri e scambiarci gli auguri!
Chi verrà a trovarci potrà ristorarsi con una bella tazza di tè o bissap…che aspettate?
Ci vediamo da GRIOT da domenica 2 dicembre!

 

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Presentazione di “Storia dei Mediterranei” (2018, Edizioni di storia e studi sociali)

Sabato 1 dicembre alle 18.00, GRIOT è felice di ospitare la presentazione di “Storia dei Mediterranei. Popoli, culture materiali e immaginario dall’età antica al Medioevo”, pubblicato da Edizioni di storia e studi sociali. Partecipano all’incontro i coautori del volume Flavio Enei, direttore del Museo della Navigazione antica di Santa Severa, e Carlo Ruta, saggista e storico del Mediterraneo, e l’archeologa Elisabetta Mangani, già operante al Museo Pigorini di Roma

 

Un progetto di ricognizione storica, sul Mediterraneo, perlustrato con strumenti analitici mirati, allo scopo di coglierne in maniera nuova le ricche pluralità, le differenze, il policentrismo etnico e culturale, e sottolinearne tuttavia, oltre le parzialità degli approcci eurocentrici, le comunanze, le contaminazioni e i fondamentali punti di contatto e di confluenza. È questo il senso che definisce la “Storia dei Mediterranei”, cui hanno lavorato, ognuno da una particolare prospettiva, tredici studiosi di alto profilo, italiani ed esteri: Franco Cardini, Massimo Cultraro, Flavio Enei, Massimo Frasca, Jean Guilaine, Stefano Medas, Antonio Musarra, Patrice Pomey, Carlo Ruta, Alberto Salas Romero, Laura Sanna, Francesco Tiboni, Alessandro Vanoli.

L’esito è quello di un’indagine plurale e sfaccettata ma allo stesso tempo coesa che ripercorre, attraverso un ordito che è stato voluto multidisciplinare, le fasi più emblematiche di una vicenda lunga, dalla protostoria al Medioevo, con l’adozione di metodologie affinate e innovative, allo scopo di identificare le ragioni e i progetti di vita sociale e civile di un Mediterraneo che è la somma sorprendente di tanti Mediterranei, di un mondo che è in realtà un insieme di mondi, ognuno con propri caratteri ma tutti portatori di una naturale disposizione a relazionarsi.
Si tratta allora di tante storie, che però finiscono inevitabilmente con il convergere e l’intrecciarsi. È la storia, ad esempio, di un Oriente che in alcuni tratti nodali riesce a supportare le trame civili dell’Occidente. È la vicenda di un Nord che finisce con il condividere i propri destini con quelli del Sud, ancora attraverso contagi, materiali e culturali. È la storia, ancora, del sacro, lacerato e attraversato da chiusure identitarie, e che tuttavia, in maniera sorprendente, si ritrova a dialogare e a coesistere, nel concreto della vita materiale e nelle vicissitudini intellettuali. È la storia, in definitiva, di popoli distanti che, indotti dal bisogno e dalle ricorrenti migrazioni, finiscono però con il ritrovarsi, su piani fondamentali, in un ethos accomunante, fatto di tradizioni, conoscenze e tecniche condivise, di leggi del mare, di contagi artistici, cultuali e culturali. È la storia, anche, di conflitti accesi e devastanti, che non frustrano tuttavia la volontà dei popoli che circondano il Mediterraneo, da nord a sud, da oriente a occidente, nella ricerca, in realtà inesauribile, del contatto.

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