L'attualità di Griot
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Zena El Khalil, Beirut I you, Donzelli Editore 2010
Una Beirut sensuale e viscerale, che si può odorare, ascoltare, sentire
A Beirut sembra difficile distinguere la sottile linea che separa il sogno dalla realtà. A Beirut, ovunque ci si trovi, qualsiasi cosa si stia facendo, da unmomento all’altro potrebbe sempre scoppiare una bomba. Immerse sino al collo nella follia di questa città, Zena e la sua migliore amica, Maya, cercano di dare un senso alle loro vite, e di emergere dalle loro ossessioni, in un mondo che sembra sottosopra, tra interventi di chirurgia estetica, kalashnikov e donne a caccia di un marito. Un racconto autobiografico, crudo e commovente, che oppone l’arte e l’amore alla costante minaccia della guerra. Perché, come dice Zena, «Beirut, un giorno o l’altro, mi restituirà tutto l’amore che le ho dato».Tutto comincia in quei 34 giorni della guerra del 2006. Zena el Khalil, una giovane artista libanese, decide di raccontare al mondo in tempo reale quello che sta accadendo a Beirut. Apre così un blog che immediatamente suscita un tam-tam mediatico: a partire dal «The Guardian», alcuni dei più importanti quotidiani internazionali iniziano a pubblicare il diario di Zena, finché un agente letterario inglese decide di incoraggiarla a scrivere un libro… Beirut, I love you è la storia di una donna e la storia di una città, intrecciate nella fitta trama di un dialogo che si snoda lungo percorsi temporali diversi. Il passato di Zena – l’infanzia, gli anni all’università, le sue vite precedenti – si sovrappone a quello di Beirut, al susseguirsi di guerre e ricostruzioni, viscerali speranze di cambiamento e tremende delusioni. Tutto vissuto inmaniera estrema e portato all’eccesso. Al centro c’è sempre la guerra, anche quando pare non esserci. E Zena riesce a farci percepire quasi fisicamente questo stato permanente di tensione e insieme un attaccamento forte alla vita, in tutte le sue espressioni. Nelle strade di Beirut le milizie armate delimitano il proprio territorio, mentre la città cerca di riprendersi nel caos della ricostruzione. Intere famiglie dormono in uno stesso letto, mentre biondine in tiro affollano i night, dove droga e alcol scorrono a fiumi.
Titolo: Beirut I love you
Autore: Zena El Khalil
Editore: Donzelli (collana MeleDonzelli)
Anno: 2010, pag.237
ISBN: 9788860364524
L'autrice: Zena el Khalil è nata a Londra nel 1976. Ha vissuto in Nigeria, a Beirut e negli Stati Uniti. Attualmente vive tra Beirut e Torino. È un’artista riconosciuta a livello internazionale.Nei suoi lavori utilizza varie forme di espressione: la pittura, la performance e l’installazione. Il blog che racconta l’assedio del Libano del 2006 è disponibile all’indirizzo beirutupdate.blogspot.com.
Winfried Speitkamp, Breve storia dell'Africa, Einaudi 2010
L'Africa è la grande posta in gioco economica, politica, militare, demografica, dei nuovi scenari geo-strategici del XXI secolo. Immense risorse e irrisorie strutture e infrastrutture, enormi squilibri nella crescita, conflitti etnici, religiosi, culturali, permanere di atavici ritardi e contraddizioni, tensioni economico-sociali, instabilità politiche e violenze di regimi provvisori, emergenze igienico-sanitarie, carestie, esodi e migrazioni di proporzioni inaudite. Per questo è urgente dotarsi di strumenti di conoscenza capaci di comprendere il presente dell'Africa alla luce dei fenomeni secolari che l'hanno preceduto.
Questo libro ripercorre la storia dell'Africa dalla preistoria a oggi ricostruendo forme di organizzazione sociale, formazioni politiche e regni, culture e sistemi di credenza, scambi e aggregazioni che hanno caratterizzato per secoli la vita delle popolazioni africane fino all'avvento dello schiavismo, gli sconvolgimenti politici, economici, territoriali e antropologici prodotti dalle potenze coloniali, la decolonizzazione, le guerre per l'indipendenza, la nascita dei nuovi stati e i differenti sistemi economici che ne sono sorti. Ne risulta un quadro d'insieme che tiene unite sia la prospettiva diacronica, interrogando gli stessi problemi in epoche e contesti estremamente diversi, sia la prospettiva sincronica, delineando un'introduzione chiara e approfondita a uno dei contesti salienti della nostra storia attuale.
L'autore: Winfried Speitkamp, specialista di Storia africana in epoca coloniale, è docente all'Università di Gießen.
Per Einaudi ha pubblicato Breve storia dell'Africa (PBE, 2010).
Titolo: Breve storia dell'Africa
Autore: Winfried Speitkamp
Editore: Einaudi (collana Mappe.Storia)
Anno: 2010, pag. 337
ISBN: 9788806199128
Wangari Maathai, La sfida dell'Africa, Nuovi Mondi 2010
“In tutte le analisi dei problemi dell’Africa, c’è una risorsa naturale che spesso non viene apprezzata: gli africani stessi.” – Wangari Maathai
In questo libro, l’autrice indaga la complessa e dinamica natura del continente nero e offre una “speranza caparbia e “opzioni realistiche”. Con grande chiarezza, Maathai analizza quelli che sono i colli di bottiglia per lo sviluppo in Africa sostenendo che non esiste un compromesso naturale tra crescita economica e difesa dell’ambiente, e che i governi africani dovrebbero perseguire entrambe. Punta l’indice contro il colonialismo occidentale, colpevole di aver disprezzato l’identità e la cultura africana, ma rimprovera anche agli africani il pernicioso attaccamento a frammentarie “micro-nazioni”. Critica la dipendenza dagli aiuti ed è convinta che il cambiamento dovrà scaturire dall’attivismo di base, e che gli africani debbano stringersi attorno alle proprie tradizioni.
L'autrice: nel 1971 Wangari Maathai è stata la prima donna centrafricana a laurearsi presso l’Università di Nairobi; sei anni dopo, ha fondato il Green Belt Movement, un’associazione no profit costituita da donne provenienti da aree rurali che nel solo Kenya ha piantato 40 milioni di alberi per combattere il disboscamento. Nel 2002 è stata eletta al parlamento keniota, e l’anno seguente è stata nominata sottosegretario per l’ambiente, le risorse naturali e la fauna selvatica. Nel 2004 è stata insignita del premio Nobel per la Pace “per il suo operato nel campo dei diritti delle donne, perché il suo lavoro ha ispirato moltissimi altri attivisti, perché ha saputo conciliare la scienza e il lavoro democratico”.
Autrice del testo autobiografico Solo il vento mi piegherà (Sperling & Kupfer, 2007), tiene conferenze in tutto il mondo. Vive a Nairobi.
Titolo: La sfida dell'Africa
Autore: Wangari Maathai
Editore: Nuovi Mondi
Anno: 2010
ISBN: 97888891708
Troy Blacklaws, Bafana Bafana, Donzelli 2010
Una storia di calcio, magia e Mandela
In un polveroso villaggio del Sudafrica circondato dalla giungla vive Pelé, 11 anni e un nome bizzarro, scelto dal padre in onore del leggendario campione di calcio brasiliano, maestro della rovesciata. Anche il piccolo Pelé è un patito del calcio, ma quant’è dura fare goal correndo dietro a una vecchia pallina da tennis, con i cani del villaggio alle calcagna… La cosa più bella del mondo per Pelé è starsene seduto fuori dalla capanna accanto al nonno, davanti al televisore alimentato dalla batteria di una vecchia macchina, a guardare le prodezze dei Bafana Bafana, i ragazzi della nazionale sudafricana. Un giorno, Sibusiso Zuma, il beniamino di Pelé, appena sceso in campo, solleva i piedi al cielo come un guerriero africano nella sua danza e va in rete con una rovesciata: è un segno del destino. «Vedrò i Bafana Bafana giocare dal vivo», pensa Pelé. Ma come può un bambino senza scarpe e senza bici arrivare a Città del Capo, attraversando la giungla vera e quella metropolitana delle moderne città che lui ha solo intravisto alla tv? «Ragazzo mio, i sogni sono fatti di magia e tu devi andare da Vecchio Jamani. Lui conosce la magia», lo incoraggia il nonno, collaudato sognatore, che dice di aver offerto una birra a Mandela in gioventù e da allora gli tiene il posto su quel sedile di un’auto scassata dove lo ha fatto accomodare quando era solo un ragazzo di un villaggio vicino. A guidare Pelé saranno dunque i consigli dello sciamano del villaggio e gli amuleti che riceverà dagli animali della giungla: il dente della Lince per darsi coraggio, l’unghia dell’Iguana per nuotare veloce, un pelo dello Sciacallo per agire in fretta, la punta della coda del Camaleonte per diventare invisibile, la piuma dell’Ibis per volare via. Su tutto, la buona stella di Nelson Mandela, «che ha avuto il coraggio di combattere contro un pitone gigante per liberare la sua gente»…
L'autore: Troy Blacklaws è nato nel Natan, in Sudafrica, nel 1965. Ha dedicato i suoi romanzi – il primo dei quali è stato tradotto in sette lingue – al racconto dell’infanzia trascorsa in balia dei conflitti razziali e all’importanza della figura di Mandela nell’immaginario popolare. Del suo racconto, Bafana Bafana, dice: «Spero che viaggi e arrivi tanto lontano, poiché il calcio è un linguaggio universale».
Autore: Troy Blacklaws
Titolo: Bafana Bafana
Editore: Donzelli Editore (collana Wallpapers)
Anno: 2010, pag. 92
ISBN: 9788860364500
Tito Topin, Fotofinish, Edizioni e/o 2010
Viaggio nostalgico nel Marocco, ma soprattutto il resoconto emozionante del crimine commesso da una società che non ha potuto evitare il naufragio della sua gioventù
Chi era André? Un fascista membro di un gruppo che vuole salvare il protettorato a tutti i costi o un comunista partigiano della causa di liberazione del Marocco? Un seducente eroe dell’ombra o un vigliacco mitomane? Il figlio di un eroico aviatore caduto alla fine della Seconda guerra mondiale o piuttosto di un vivo, ma miserabile funzionario coloniale? Al termine di un’indagine che ricostruisce la vita trepidante di un gruppo di amici abitati da passioni amorose e politiche, Valentine e Christian troveranno la verità atroce e dolorosa della vita di André, che è anche quella della loro vita. I due atterrano a Casablanca, dove non erano più tornati da quarant’anni. Stanno insieme da sempre, ma si capisce subito che il grande amore della vita di Valentine è stato André, del cui misterioso suicidio cercano di capire le cause. Incontrano uno alla volta alcuni uomini e donne, che hanno conosciuto André e con cui hanno diviso la loro giovinezza, sul finire del protettorato francese in Marocco. Dietro la verità ambigua che cercano di ricostruire emerge il ritratto struggente di una generazione divisa tra dolce vita coloniale, ansie di ribellione, suggestioni esistenzialiste e confronto con la fine di un mondo.
Titolo: Fotofinish
Autore: Tito Topin
Editore: Edizioni e/o (collana Dal Mondo)
Anno: 2010, pag. 208
ISBN: 978-88-7641-910
L'autore: Tito Topin è nato a Casablanca nel 1932. Dopo un periodo trascorso in Brasile si trasferisce a Parigi, dove lavora come illustratore e pubblicitario. Nel 1982 pubblica il suo primo romanzo e nel 1989 crea la famosissima serie televisiva noir francese del commissario Navarro. È autore di numerosi romanzi, per i quali ha ricevuto prestigiosi premi.
Stefano Bellucci, Africa contemporanea. Politica, cultura e istituzioni al sud del Sahara, Carocci 2010
La storia dell’Africa attraverso il rapporto tra società e politica
I problemi politici e sociali dell'Africa contemporanea non consistono soltanto nell'artificiosità dei confini nazionali o nell'ingiusta organizzazione economica, ma derivano soprattutto dall'eredità amministrativa coloniale. Le amministrazioni coloniali, dispotiche e fortemente decentrate, hanno prodotto precise identità politiche e culturali in Africa sub-sahariana: razziali ed etniche. Se la manipolazione razziale è stata sostanzialmente superata con gli ordinamenti giuridici post-indipendenza, l'identità etnica è sopravvissuta all'ondata nazionalista. In questo lavoro, gli Stati africani indipendenti, nella loro varietà, sono analizzati e descritti in base al grado d'emancipazione dall'eredità politica coloniale. Il libro spiega come durante la guerra fredda certe ideologie abbiano tentato di superare la coincidenza tra confini politici e culturali presente nell'idea di Stato nazionale. Alcuni governi post-coloniali sono stati più determinati di altri a riformare la legge, le istituzioni e le amministrazioni, spogliandole del carattere da cui origina l'esclusione etnica. L'analisi della situazione politica odierna mostra come neppure la democratizzazione abbia portato a risultati migliori, rispetto agli autoritarismi post-coloniali, quanto a inclusione sociale e fine del nativismo. Ne è prova l'aumento delle crisi soprattutto in concomitanza di processi elettorali.
Titolo: Africa contemporanea. Politica, cultura e istituzioni al sud del Sahara
Autore: Stefano Bellucci
Editore: Carocci (collana Studi Superiori)
Anno: 2010, pag. 316
ISBN: 9788843048892
Samar Yazbek, Il profumo della cannella, Castelvecchi 2010
L’appassionante storia d’amore tra una ricca signora della borghesia di Damasco e la sua cameriera
Quando Hanan, giovanissima, viene data in sposa a un ricco ma anziano cugino di Damasco non avrebbe mai pensato che gli uomini, per lei, sarebbero stati soltanto l’immagine dell’autorità e del potere, non certo esseri capaci di amare. Fuori dal matrimonio, i piaceri di Hanan assumono sembianze femminili e parlano il linguaggio delle “dita morbide che vengono dal cuore”. Neppure le passioni, però, riescono a liberare quella che ormai è un’agiata signora siriana dal peso dei pregiudizi. Ne sa qualcosa Alia, un’umile e bellissima cameriera, affascinata dalla sensualità della sua padrona ma, al tempo stesso, costretta a subire il peso di un ricatto innominabile. Sospeso tra i vapori ambigui dell’hammam e i velluti delle camere da letto damascene, Il profumo della cannella è una prova di intensa forza narrativa: un romanzo scandaloso ma sincero, in grado di gettare una luce nuova sullo sconosciuto mondo dei rapporti tra i sessi nella società araba.
L'autrice: Samar Yazbek è nata a Jable (Siria) nel 1970, si è dedicata allo studio della letteratura araba prima di intraprendere la carriera di giornalista e sceneggiatrice. Un suo reportage dedicato al problema delle spose-bambine ha ricevuto il premio per l'informazione sociale bandito dall'Unesco nel 2004. Vive a Damasco, dove lavora per la televisione siriana oltre che per il magazine "Nisà Suriya". "Il profumo della cannella"è il suo terzo romanzo.
Titolo: Il profumo della cannella
Autore: Samar Yazbek
Editore: Castelvecchi (collana Narrativa)
Anno: 2010, pag. 190
ISBN: 9788876153778
Riccardo Stagliano', GRAZIE. Ecco perché senza gli immigrati saremmo perduti, chiarelettere 2010
Un saggio su una categoria sociale spesso invisibile o oggetto di pregiudizi senza la quale il nostro Paese non sarebbe quello che è.
Provate a depennare questi nomi: Ibrahimovi?, Kakà, Milito, Trezeguet, Pato, Mutu, Crespo, Zanetti, Lavezzi... Immaginate che dalla prossima partita nessuno di loro scenda in campo. Sarebbe un disastro. Oggi su 933 calciatori della serie A ben 322 sono stranieri.Un esempio da solo rivelatore. La realtà è che senza gli immigrati (compresi i clandestini), tutta l’Italia andrebbe a rotoli. Quasi il 10 per cento del Pil italiano arriva dagli immigrati, una famiglia su dieci dipende da una badante straniera. Abbiamo bisogno di loro. Anche la Chiesa, anche gli ospedali.
In Trentino, nella Val di Non, le mele le raccolgono i senegalesi, in Veneto i nigerini conciano le pelli per la preparazione dei giubbotti destinati a Hollywood, a Vedelago, nel cuore del leghismo veneto, sono loro ad assicurare il 90 per cento di riciclaggio dei rifiuti. A Reggio Emilia i facchini sono per lo più indiani, in Campania i sikh allevano le bufale, in Sicilia, senza i pescatori tunisini, la flotta di Mazara del Vallo non prenderebbe il mare. E i camionisti? Nel Nordest i due terzi sono albanesi e romeni, nessun italiano è capace di fare i loro turni. E chi terrebbe i nostri vecchi e i nostri bambini? E gli uffici chi li pulirebbe? E il pacco da consegnare?
Gli immigrati non vengono a rubarci il lavoro ma a fare i mestieri che noi rifiutiamo. E a permettere a molti italiani imprenditori di continuare a lavorare e a guadagnare (anche in nero). Basta raccontare
una giornata di lavoro in Italia per verificare che cosa realmente succede. Da nord a sud.
L'autore: Riccardo Staglianò è giornalista de la Repubblica. Nel 2001 ha vinto il Premio Ischia di giornalismo, sezione giovani. È autore anche di "Bill Gates. Una biografia non autorizzata" (Feltrinelli, 2000) e "L'impero dei falsi" (Laterza, 2006). Per Chiarelettere ha pubblicato con Raffaele Oriani "I cinesi non muoiono mai" (2008) e "Miss Little China", che accompagna l’omonimo documentario di Riccardo Cremona e Vincenzo de Cecco (2009).
Titolo: GRAZIE. Ecco perché senza gli immigrati saremmo perduti
Autore: Riccardo Stagliano'
Editore: chiarelattere (collana Principio Attivo)
Anno: 2010 pag. 224
ISBN: 9788861900868
Nicholas Mhlongo, Cane mangia cane, Morellini 2009
La stagione del grande cambiamento in Sudafrica attraverso gli occhi di uno studente universitario.
I contrasti razziali, la dura vita delle township, l'orgoglio nero, la nascita della democrazia e la fine dell'apartheid si mescolano alle baldorie e agli stratagemmi di un giovane che fa di tutto per affrancarsi dalle miserie dei quartieri poveri. Sullo sfondo la cultura Kwaito, la nuova onda musicale che ha travolto la nazione, il frutto della voglia di autodeterminazione della popolazione sudafricana che parla inglese e lingue indigene, che mescola i ritmi della tradizione e l'hip hop. Dove le culture si scontrano e incontrano ogni giorno, Dingz deve cavarsela, e bene, in entrambi questi mondi. E racconta le proprie avventure con uno stile esplosivo, perfidamente ironico e fresco: il giovane picaro non ha paura di dire quel che non si deve, su se stesso, sulla sua vita, sul luogo dove vive.
L'autore: Niq Mholongo è nato nel 1973 a Soweto, la più grande township di Johannesburg. Ha studiato letteratura africana e scienze politiche alla Universityof the Witwatersrand a Johannesburg. Questo suo primo romanzo è stato pubblicato in Sudafrica nel 2004.
Titolo: Cane mangia cane
Autore: Nicholas Mhlongo
Editore: Morellini (collana Griot)
Anno: 2008, pag. 238
ISBN: 9788862980326
Marlene Van Niekerk, La via delle donne, Neri Pozza 2010
«Il più importante romanzo sudafricano dai tempi di Vergogna di Coetzee».
Times Literary Supplement
ella provincia del Capo di Buona Speranza, Grootmoedersdrift non è certo una fattoria modello quando, negli anni Cinquanta, Jak de Wet vi mette per la prima volta piede per chiedere la mano di Milla Redelinghuys. Davanti alla casa c'è un magnifico pascolo che si estende fino alla riva del fiume, cinto da alberi selvatici che si spingono fino al limite dell'acqua. Tuttavia, in quella striscia di terra del Sudafrica, le fattorie gioiello dei boeri sono ben altre. Tutte le speranze e i sogni di gloria della giovane Milla sono perciò riposti in Jak. È ricco, istruito, attraente, spiritoso, ha una spider rossa fiammante e la spavalderia di presentarsi in casa Redelinghuys con in mano un anello di brillanti incastonati in oro.
Bastano pochi anni di matrimonio, però, perché Milla si renda conto che Jak non può fare di Grootmoedersdrift quello che generazioni di Redelinghuys hanno desiderato. Ha le mani morbide, è l'unico figlio di un medico, è stato educato per diventare un gentiluomo non un agricoltore. Inoltre, è un afrikaner che non sopporta gli hotnot, i «negri». E, tra «gli sguatteri negri», non tollera innanzi tutto Agaat.
Agaat compare a Grootmoedersdrift che è una bambina con un braccino rachitico penzolante. Milla la educa e la istruisce con cura per farne una persona «bella e sana, piena di gratitudine», una «persona integra» che sia pronta a servirla e a «ricompensare tutte le sue lacrime e le sue pene». E Agaat la serve, per anni, con la sua cuffietta bianca inamidata e immacolata, il suo sguardo impassibile, i suoi occhi di pietra, la sua pazienza nell'accudire Jakkie, il bambino nato dal matrimonio, e nel ricamare per lui. Resta a Grootmoedersdrift anche quando tutto cambia, e la famiglia di Milla va in pezzi come uno di quei vasi coloniali che il tempo irrimediabilmente frantuma.
Un giorno però Milla avverte i primi segni della terribile malattia che paralizza gradualmente ogni parte del corpo fino a togliere la parola, e il teatro dell'esistenza delle due donne assegna improvvisamente loro dei ruoli completamente diversi. Agaat rimuove porte e muri di Grootmoedersdrift e scorazza libera nell'antica dimora dei Redelinghuys, mentre Milla, priva di parola, restringe il suo dominio a una sola stanza, dove giace rinchiusa nel suo stesso corpo, come «una bambola di pezza riempita di segatura o di lupini».
Non vi è alcun riferimento diretto in questo romanzo ai fatti sociali e politici che, tra gli anni Cinquanta e Novanta, hanno sconvolto e radicalmente cambiato il Sudafrica, tuttavia nel serrato confronto tra le sue due protagoniste, la padrona e la serva, la donna bianca e quella di colore unite da un legame indissolubile, La via delle donne è, come accade nella grande letteratura, una delle più potenti e illuminanti rappresentazioni della storia di questo paese.
L'autrice: Marlene van Niekerk è nata nel 1954 in una fattoria di Caledon, nella Provincia del Capo Occidentale, in Sudafrica. Dopo gli studi in psicologia, lingue e letteratura, ha ottenuto una cattedra prima all'università di Witwatersrand e poi di Stellenbosch, dove insegna Letteratura afrikaans e olandese.
Titolo: La via delle donne
Autore: Marlene Van Niekerk
Editore: Neri Pozza (collana Le Tavole d'Oro)
Anno: 2010, pag. 782
ISBN: 978-88-545-0255-0
Marie Ndiaye, Tre donne forti, Giunti 2010
Tre donne forti, protagoniste di un affresco narrativo dedicato al coraggio femminile.
Tre destini femminili giocati fra l'Africa e l'Europa, con un esile legame tra di loro: al centro di ogni storia, la forza d'animo di una donna che riesce a sconfiggere la paura e il dubbio, l'ignoranza altrui e la propria delusione. Nella prima Norah, avvocato quarantenne che vive a Parigi, giunge a casa di suo padre a Dakar; l'uomo, un tempo tirannico ed egocentrico, si è imbozzolato in una follia silenziosa e trascorre le notti appollaiato su un albero in cortile. Tentando di penetrare nel mistero, Norah sarà assalita dai delitti e dai dolori della sua famiglia d'origine. Fanta, insegnante di francese a Dakar, deve seguire in Francia il marito Rudy. Succube di sua madre, frustrato e pieno di rabbia, l'uomo non riesce a offrire a Fanta e al figlioletto una vita soddisfacente, ma lei non si da per vinta. Khadi Demba, una giovane vedova scacciata dalla famiglia del marito, è protagonista della terza vicenda: poverissima e senza alcun sostegno, cerca di raggiungere in Francia la lontana parente Fanta; nella sua eroica esperienza di migrante, la donna sopporta ogni sorta di angheria senza perdere la propria dignità. Titolo originale: "Trois femmes puissantes" (2009). Il volume è vincitore del Premio Goncourt 2009.
L'autrice: Marie NDiaye è nata nel 1967 da padre senegalese e madre francese nellabanlieue parigina. Nella sua intensa e precoce carrieraha pubblicato tra il 1985 e il 2009 una ventina di opere tra romanzi, racconti e commedie teatrali.
Titolo: Tre donne forti
Autore: Marie NDiaye
Editore: Giunti (Collana Narrativa)
Anno: 2010, pag. 373
Maaza Mengiste, Lo sguardo del leone, Neri Pozza 2010
Opera strabiliante sulla tragedia di una rivoluzione e sull’insopprimibile bisogno di libertà degli esseri umani
Un giorno del 1974, la vita di Hailu e di milioni di etiopi muta di colpo. Dal cielo terso e acceso dal sole di Addis Abeba, gli elicotteri dell'esercito imperiale lasciano cadere migliaia di volantini. Adagiandosi al suolo con la grazia di piume strappate, i fogli annunciano alla popolazione l'impensabile: la ribellione dell'arma a una «monarchia vetusta e decadente», incapace di assicurare alla giustizia i corrotti e i responsabili della carestia che flagella l'Etiopia.
Nei mesi seguenti l'imperatore Hailè Selassiè, subito dopo aver firmato l'ordinanza di scioglimento del governo e del consiglio della corona, viene arrestato e trasportato in una modesta casa sulla collina che sovrasta la capitale.
Nella notte fra il 26 e il 27 agosto del 1975, l'eletto del Signore, il monarca con nelle vene il sangue di re Salomone, il Leone di Giuda che ha combattuto Mussolini, viene soffocato con un cuscino e sepolto sotto il pavimento di una latrina, di fronte alla finestra dell'ufficio del nuovo tiranno, Menghistu.
Nei trent'anni trascorsi come medico del Prince Mekonnen Hospital, ribattezzato dal nuovo regime Black Lion Hospital, Hailu non ha mai visto una città così sconvolta come ora. Jeep e uniformi, marce militari e assemblee obbligatorie, una continua parata di manifesti propagandistici, stelle, falci e martelli, operai dall'aria fiera e con i pugni alzati e, soprattutto, incessanti arresti ed esecuzioni di intellettuali, notabili, aristocratici e funzionari imperiali finiti, inermi, nelle mani del Derg, il consiglio della rivoluzione, dopo essersi fidati della sua falsa promessa di non ricorrere a un bagno di sangue.
Il Derg ha trasformato persino l'ospedale in un luogo desolato, pieno di dottorini russi e pazienti etiopi mal assistiti e afflitto da una perenne scarsità di medicinali.
Hailu tuttavia, non si ribella. Continua la sua vita segnata dalla solitudine seguita alla morte della moglie per un male incurabile, anche quando scopre che il figlio più giovane, Dawit, non frequenta affatto i corsi universitari, ma le riunioni clandestine della resistenza studentesca contro il Derg.
Un giorno, però, al Black Lion Hospital viene trasportato il corpo di una ragazza avvolto in un foglio di plastica trasparente. Un corpo orrendamente torturato, i jeans e la camicetta a fiori letteralmente zuppi di sangue, i piedi che sporgono gonfi dall'estremità della barella. Un'oscenità inaudita, che costringe Hailu a drammatiche e inevitabili decisioni.
L' autrice: Maaza Mengiste è nata ad Addis Abeba e vive a New York. Si è laureata in Scrittura Creativa alla New York University, dove insegna. Nel 2007 è stata nominata New Literary Idol dal New York Magazine. Lo sguardo del leone è il suo primo romanzo, tradotto in numerosi paesi.
Titolo: lo sguardo del leone
Autore: Maaza Mengiste
Editore: Neri Pozza
Anno: 2010 pag. 366
ISBN: 9788854503595
Laura Boldrini, Tutti indietro, Rizzoli 2010
Storie di uomini e donne in fuga e di un’ Italia tra paura e solidarietà.
Sayed ha vent’anni. A undici è dovuto scappare dall’Afghanistan, lasciando la madre e la propria casa, per sfuggire a chi lo voleva costringere a combattere con i talebani. È arrivato in Italia dopo nove anni di viaggio, tra stenti e periodi di prigionia, trattato in modo disumano. Quella di Sayed è solo una delle tante storie raccolte da Laura Boldrini nella sua lunga esperienza in prima linea. Cosa spinge migliaia di persone a cercare di raggiungere le coste italiane sfidando ogni pericolo? Che cosa sappiamo veramente di loro? Dobbiamo averne paura? È giusto respingerli, come il governo italiano ha deciso di fare dal maggio 2009? Oggi nel dibattito pubblico si tende a considerare tutti i migranti allo stesso modo, mettendoli indistintamente in un unico grande calderone e presentandoli come minaccia alla sicurezza. Anche i rifugiati, da vittime di regimi e conflitti, finiscono per rappresentare un pericolo. Un grande equivoco che mina i principi di solidarietà e di diritto radicati da sempre nella società italiana. Dalle parole di Laura Boldrini emerge una realtà invisibile all’opinione pubblica. L’autrice, che negli anni ha affrontato con passione e coraggio alcune tra le principali crisi umanitarie _ dal Kosovo, all’Afghanistan, dal Sudan all’Iraq _ racconta la propria esperienza, maturata nell’incontro costante con il dolore di chi è costretto a scappare. Ma descrive anche l’Italia della solidarietà, spesso oscurata dai mezzi d’informazione: dagli uomini che mettono a rischio la propria vita per salvare in mare i naufraghi partiti dalle coste africane, alle tante persone che nel rapporto quotidiano con immigrati e rifugiati realizzano un’integrazione vera e spontanea, gettando le basi per la società italiana del futuro.
L'autrice: Laura Boldrini da oltre venti anni lavora nelle agenzie ONU.
Dal 1998 è portavoce dell'Alto Comissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr).
In questi anni ha svolto numerose missioni nei principali luoghi di crisi, tra cui Kosovo, Afghanistan, Iraq, Sudan, Caucaso, Angola e Ruanda.
Titolo: Tutti indietro
Autore: Laura Baldrini
Editore: Rizzoli
Anno: 2010
ISBN: 978881703990
Kwei Quartey, Omicidio nella foresta, Feltrinelli 2010
La prima immagine dell’ispettore Darko Dawson
Nella foresta che circonda il villaggio di Ketanu, Gladys Mensah, una promettente studentessa di Medicina, viene trovata morta in circostanze misteriose. L’indagine è delicata, superiore alle forze della scalcinata polizia locale. L’ispettore Darko Dawson, di Accra, è la persona giusta per occuparsi del caso, anche se detesta l’idea di allontanarsi dall’amata moglie e dal figlio, un bambino con il cuore difettoso, ma soprattutto lo spaventa ritornare a Ketanu. Per Dawson questo angolo addormentato del Ghana è un campo minato emotivo, legato al doloroso ricordo dell’improvvisa e inspiegabile scomparsa di sua madre, venticinque anni prima.
Darko Dawson è armato di un notevole intuito e di una sana dose di scetticismo ma il suo talento, a volte oscurato dal temperamento mercuriale, forse non basterà per risolvere questo inquietante mistero.
Lirico e accattivante, il romanzo d’esordio di Kwei Quartey ci immerge nella maestà e nel fascino del Ghana, dalla capitale Accra fino a un piccolo villaggio del Nord, dove segreti sepolti da anni stanno per riaffiorare in superficie.
L'autore: Kwei Quartey è cresciuto in Ghana con una madre afroamericana e un padre ghanese, entrambi professori universitari. Il dottor Kwei Quartey esercita come medico a Pasadena, in California del Sud, alzandosi ogni mattina presto per scrivere prima di andare al lavoro.
Il sito web dell’autore www.kweiquartey.com
Titolo: Omicidio nella foresta
Autore: Kwei Quartey
Editore: Feltrinelli (collana Canguri)
Anno: 2010, pag. 300
ISBN: 9788807702211
John Carlin, Ama il tuo nemico, Edizioni Sperling & Kupfer 2009
Una delle sfide più affascinanti della storia – la decennale campagna condotta da Nelson Mandela per unire un popolo culminata in una partita di rugby.
Uscito dal carcere, dopo ben ventitré anni, Nelson Mandela ha ancora di fronte a sé il nemico contro cui ha speso tutta la vita: l'apartheid. Nel 1994 si tengono le prime elezioni a suffragio universale del Sudafrica, e Mandela trionfa. Ma se il Sudafrica è fatto, restano da fare i sudafricani. Cosi il genio politico del prigioniero n° 46664 si inventa la più audace e improbabile delle scommesse: usare il rugby, lo sport dei bianchi, per unire una volta per tutte i sudafricani. Mandela intuisce ciò che nessun altro è in grado di vedere: "Se non potete parlare alle loro menti, parlate ai loro cuori". Così il Sudafrica ottiene l'organizzazione della coppa del mondo del 1995, e inizia il miracolo. Gli Springboks collezionano vittorie, e il Paese intero si innamora. Il 24 giugno i giocatori scendono in campo per disputare la finale contro i temibili Ali Blacks, la squadra neozelandese considerata la più forte del mondo. Mandela siede in tribuna, mentre sessantaduemila tifosi, per la maggior parte bianchi, lo acclamano. E al coro si uniscono davanti alla tivù i milioni di neri delle township. Contro ogni pronostico quel giorno gli Springboks realizzano il punto decisivo e coronano il sogno del loro presidente: quarantadue milioni di sudafricani sono finalmente uniti dalla stessa passione.
L’autore: John Carlin ha collaborato con prestigiose testate come The New York Times, Wired, Spin, The Observer e The Independent, di cui è stato corrispondente in Sudafrica dal 1989 al 1995. Oggi scrive per El Pais. In Italia alcuni dei suoi articoli sono comparsi su Internazionale.
Titolo: Ama il tuo nemico
Autore: John Carlin
Editore: Sperling & Kupfer (Collana Saggi)
Anno: 2009, pag. 287
ISBN: 9788820046606
Gabriele del Grande, Roma senza fissa dimora, infinito edizioni 2010
Un viaggio nella città degli emarginati
Della mia prima notte per strada mi rimane soprattutto la stanchezza. E un certo senso di vergogna. Sento come il bisogno di nascondermi tra la folla, anonimo; non riesco a fermarmi, cammino avanti e indietro, in quel pullulare di genti, zaini a tracolla, borse, valigie e carrelli. Mi accorgo subito che non è affatto difficile essere trasparente agli sguardi dei viaggiatori di passaggio in una stazione…”.
“Questo réportage è importante anzitutto perché restituisce identità, storie e ‘corporeità’ a chi, pur non avendole perdute, è come se non le avesse più. Il libro di Del Grande dimostra che un giornalismo umano e del tutto privo di cinismo è possibile” (dalla prefazione di Stefano Trasatti).
Un viaggio che attraversa i confini sociali non solo di una città, ma di un intero Paese.
Un’esperienza incredibile, eppure reale, nella città degli oltre 6.000 esclusi e, al contempo, nella città che li esclude. A Natale. Questo ne è il racconto.
Titolo: Roma senza fissa dimora
Autore: Gabriele Del Grande
Editore: infinito edizioni (collana GrandAngolo)
Anno: 2010, pag. 209
ISBN: 9788889602652
Gabriele Del Grande, Il mare di mezzo, infinito edizioni, 2010
Una coraggiosa esplorazione sulle due sponde del Mare Mediterraneo lungo le rotte dei viaggiatori di ieri e di oggi
Sant’Agostino era africano. Oggi che ne sarebbe di lui? Forse respinto in Libia. Oppure disperso in mare. Magari rinchiuso in un centro di espulsione…
Tre anni di inchieste, un viaggio tra memoria e attualità che vi farà trattenere il fiato dalla prima all’ultima pagina. Una raccolta di testimonianze e storie che fanno la storia. La nostra storia. E quella di un Mediterraneo sempre più blindato dalla paura dell’altro.
Gabriele Del Grande – espulso dalla Tunisia e nella lista nera dei servizi segreti locali – si mette sulle tracce dei somali e degli eritrei respinti in Libia, facendo luce sul più misterioso naufragio mai verificatosi sulla rotta per l’Italia. La rete di informatori dell’Autore si allarga dalla costa meridionale del Mediterraneo all’Italia e ai centri di espulsione. Ne nascono inchieste su truffe e pestaggi. E parecchi guai. Ma – come insegnano i pescatori di Mazara – non ci si può girare dall’altra parte. E il viaggio alla ricerca della verità continua, dal Nilo al Burkina Faso.
L'autore: Toscano, viaggiatore e scrittore. Nato a Lucca nel 1982, si è laureato a Bologna in Studi Orientali. Scrive su L’Unità, Redattore Sociale e Peace Reporter e collabora con Lettera27. Nel 2006 ha fondato l’osservatorio sulle vittime dell’emigrazione Fortress Europe. Per le nostre edizioni ha pubblicato Mamadou va a morire (2007) e ha collaborato a Come un uomo sulla terra (2009).
Titolo: Il mare di mezzo. Al tempo dei respingimenti
Autore: Gabriele Del Grande
Editore: Infinito edizioni
Anno: 2010, pag. 222
ISBN: 978888602720
Gabriele Catania, Sudafrica. La storia avvincente e tragica di un paese tutto da scoprire: dalle origini fino ai mondiali di calcio del 2010, Castelvecchi 2010
Il primo saggio in lingua italiana a occuparsi della storia sudafricana nella sua globalità, dai primi cacciatori-raccoglitori ai Mondiali 2010
Nel 2010 il Sudafrica ospiterà uno degli eventi mediatici più attesi del pianeta: il campionato del mondo di calcio. Ma il Sudafrica è molto di più di una località turistica o di una location in cui organizzare appuntamenti sportivi. È una terra antica, con un passato di guerre, lotta e speranza; schiavitù, migrazioni e immense ricchezze. In Europa, come in tutto il mondo occidentale, non siamo abituati a occuparci di questo genere di passato. L’Africa tende ad essere vista come una polveriera pronta a esplodere da un momento all’altro, un continente arretrato e incapace di autosufficienza, non ancora troppo avvezzo alle regole della democrazia e della convivenza civile.
Titolo: Sudafrica. La storia avvincente e tragica di un paese tutto da scoprire: dalle origini fino ai mondiali di calcio del 2010
Autore: Gabriele Catania
Editore: Cooper
Anno: 2010, pag. 364
ISBN: 8876154779
Fabio Geda, Nel mare ci sono i coccodrilli, B.C. Dalai Editore 2010
Un esperimento riuscito di fusione di letteratura e vita
Se nasci in Afghanistan, nel posto sbagliato e nel momento sbagliato, può capitare che, anche se sei un bambino alto come una capra, e uno dei migliori a giocare a Buzul-bazi, qualcuno reclami la tua vita. Tuo padre è morto lavorando per un ricco signore, il carico del camion che guidava è andato perduto e tu dovresti esserne il risarcimento. Ecco perché quando bussano alla porta corri a nasconderti. Ma ora stai diventando troppo grande per la buca che tua madre ha scavato vicino alle patate. Così, un giorno, lei ti dice che dovete fare un viaggio. Ti accompagna in Pakistan, ti accarezza i capelli, ti fa promettere che diventerai un uomo per bene e ti lascia solo. Da questo tragico atto di amore hanno inizio la prematura vita adulta di Enaiatollah Akbari e l'incredibile viaggio che lo porterà in Italia passando per l'Iran, la Turchia e la Grecia. Un'odissea che lo ha messo in contatto con la miseria e la nobiltà degli uomini, e che, nonostante tutto, non è riuscita a fargli perdere l'ironia né a cancellargli dal volto il suo formidabile sorriso. Enaiatollah ha infine trovato un posto dove fermarsi e avere la sua età. Questa è la sua storia.
L'autore: Fabio Geda è nato nel 1972 a Torino, dove vive. Si occupa di disagio minorile e animazione culturale. Scrive su Linus e su La Stampa circa i temi del crescere e dell'educare. Collabora stabilmente con la Scuola Holden, il Circolo dei Lettori di Torino e la Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura. Ha pubblicato i romanzi Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani (Instar Libri 2007, Feltrinelli 2009, selezionato per il Premio Strega, Miglior Esordio 2007 per la redazione di Fahrenheit, vincitore del Premio Marisa Rusconi e, in Francia, del Prix Jean Monnet des Jeunes Européens) e L'esatta sequenza dei gesti (Instar Libri 2008, vincitore del Premio Grinzane Cavour e del Premio dei Lettori di Lucca) e Nel mare ci sono i coccodrilli (BCDalai Editore 2010).
Titolo: Nel mare ci sono i coccodrilli
Autore: Fabio Geda
Editore BC Dalai (collana Icone)
Anno: 2010, pag. 155
ISBN: 9788860736475
Dambisa Moyo, La carità che uccide, Rizzoli 2010
Come gli aiuti dell’Occidente stanno devastando il Terzo Mondo
Il 13 luglio 1985 va in scena il concerto "Live Aid", con un miliardo e mezzo di spettatori in diretta: l'apice glamour del programma di aiuti dei Paesi occidentali benestanti alle disastrate economie dell'Africa subsahariana, oltre mille miliardi di dollari elargiti a partire dagli anni Cinquanta. Venticinque anni dopo, la situazione è ancora rovinosa: cosa impedisce al continente di affrancarsi da una condizione di povertà cronica? Secondo l'economista africana Dambisa Moyo, la colpa è proprio degli aiuti, un'elemosina che, nella migliore delle ipotesi, costringe l'Africa a una perenne adolescenza economica, rendendola dipendente come da una droga. E nella peggiore, contribuisce a diffondere le pestilenze della corruzione e del peculato, grazie a massicce iniezioni di credito nelle vene di Paesi privi di una governance solida e trasparente, e di un ceto medio capace di potersi reinventare in chiave imprenditoriale. L'alternativa è chiara: seguire la Cina, che negli ultimi anni ha sviluppato una partnership efficiente con molti Paesi della zona subsahariana. Definita l'anti-Bono per lo spietato pragmatismo delle sue posizioni, in questo libro Dambisa Moyo pone l'Occidente intero di fronte ai pregiudizi intrisi di sensi di colpa che sono alla base , ha conseguito un dottorato in economia delle sue "buone azioni", e lo invita a liberarsene. Allo stesso tempo invita l'Africa a liberarsi dell'Occidente, e del paradosso dei suoi cosiddetti "aiuti" che costituiscono il virus di una malattia curabile: la povertà.
L'autrice: Dambisa Moyo è nata e cresciuta nello Zambia a Oxford e un master a Harvard. Ha lavorato per la Banca Mondiale a Washington e presso la Goldman Sachs, una delle più grandi ed affermate banche d’affari. Nel 2009 il suo libro Dead Aid entra nella classifica dei bestseller del New York Times e successivamente Time Magazine la include nella lista delle cento persone più influenti al mondo.
Titolo: La carità che uccide
Autore: Dambisa Moyo
Editore: Rizzoli
Anno: 2010, pag. 260
ISBN: 9788817039970
Chuck Korr e Marvin Korr, Molto più di un gioco, Iacobelli 2010
Come il calcio puo’ diventare portatore di speranza e fare la differenza nella vita delle persone.
Il racconto dei detenuti politici di Robben Island, il terribile carcere del regime razzista sudafricano, con il loro amore per il pallone, arriva finalmente in Italia, a pochi mesi dai primi Campionati mondali di calcio nel continente africano. Sudafrica, 1960. Il regime instaurato dal Partito nazionalista sudafricano ha appena aperto il fuoco su una folla di manifestanti neri dichiarando guerra a qualsiasi opposizione politica. E' in questi anni di lotta e repressione che prende le mosse Molto più di un gioco è la vera storia di chi, per aver combattuto contro l'apartheid, si è trovato scaraventato su un'isoletta piatta e brulla in mezzo alla baia di Cape Town: l'isola-carcere di Robben Island. Circondati dall'oceano e isolati dal mondo, spogliati di ogni diritto, i detenuti di Robben Island hanno imparato non solo a convivere col carcere duro e col lavoro forzato, ma anche a riappropriarsi della propria dignità e a proseguire la battaglia contro il sistema: Grazie a un pallone e all’amore per il calcio. Un libro per credere ancora nella magia e nel valore dello sport. Prefazione di Gianni Rivera.
Titolo: Molto più di un gioco
Autore: Chuck Korr e Marvin Close
Editore: Iacobelli (collana Frammenti di Memoria)
Anno: 2010 pag. 240
ISBN: 978-88-6252-080-5
Caso Angeles, Controvento, Marcos y Marcos 2010
Una storia di solidarieta’ femminile e di espatrio ispirata a una vicenda vera
São viene da lontano.
Da un’isola al largo della costa africana, da una forza antica, dalla saggezza delle pietre e degli uccelli.
Sogna di studiare medicina, di emigrare in Europa e riscattarsi dalla miseria nera.
Approda a Lisbona, e le sembra un luogo di salvezza. Cerca una casa, un lavoro: la dignità di stare al mondo.
È convinta che nulla la possa fermare.
La minaccia in effetti è del tutto inaspettata. Proviene dal terreno insidioso dell’amore.
Mina la sua integrità di donna e di madre, la sottopone a prove tremende, costringendola a ricominciare da capo.
Ma lei ha la forza degli alberi che si radicano profondamente nella terra e resistono a tutti i venti. E lotterà come un’amazzone per difendere il suo piccolo André.
Questa è la storia di São, ma anche la storia di Natercia, Benvinda, Liliana.
Una catena di donne, con le loro fatiche e il loro coraggio. Con i loro piaceri.
Le loro strade si incrociano con quella di una donna europea, colta, benestante, che vive nella paura, che perde, per paura, l’uomo che ama.
E scopre il mondo per la prima volta quando lo guarda con gli occhi e con il cuore di São.
Perché di tutte le persone che ha conosciuto al mondo, São è quella che ammira di più.
Un romanzo di amicizie, guerre e alleanze; un romanzo d’amore e d’avventura.
Una storia vera.
L'autrice: Ángeles Caso è nata a Gijon nel 1959, la sua scrittura richiede un lungo periodo di apprendistato, e lo trascorre studiando arte e storia moderna. Il suo fascino e il suo grande talento affabulatorio attirano le mire della televisione, che per un po’ l’avvolge nelle sue maglie: per due anni Ángeles è il volto del telegiornale spagnolo. Ma lei lì non si sente a casa, ed è con grande sollievo che decide audacemente di tornare a dedicarsi alla letteratura a tempo pieno. Alterna il romanzo storico alla narrativa di pura fantasia, ma al centro della sua attenzione c’è sempre il coraggio delle donne. Qualcuno le aveva rimproverato di occuparsi troppo di aristocrazia; Controvento, che racconta la vera storia della sua baby-sitter di Capo Verde, le è valso il Premio Planeta, il premio letterariopiù ricco del mondo dopo il Nobel.
Titolo: Controvento
Autore: Angeles Caso
Editore: Marcos y Marcos (collana Gli Alianti)
Anno: 2010, pag.282
ISBN: 978-88-7168-536-6
Breyten Breytenbach, Le confessioni di un terrorista albino, Alet 2010
Un atto d’accusa sul Sudafrica e l’apartheid e una spietata testimonianza delle prigioni
Breyten Breytenbach racconta la storia del proprio arresto in Sudafrica, nel novembre del 1975. Arrivato a Johannesburg per battersi contro il regime dell'apartheid, Breytenbach viene accusato di essere un agente del KGB e sbattuto in prigione, dove resterà per 7 lunghi anni. Lo scrittore rievoca le angherie subite, la vita dei detenuti, ma anche l'importanza della scrittura, come strumento di evasione e di libertà. Una denuncL'autore: ia atemporale di ogni forma di razzismo, schiavitù, odio, apartheid.
L'autore: Jean Ziegler, è nato a Thun, in Svizzera, nel 1934. Sociologo e politico, è autore di numerosi saggi sui temi della povertà e le implicazioni deleterie dei sistemi finanziari internazionali. È docente di sociologia all’Università di Ginevra e alla Sorbona di Parigi. È stato consigliere comunale socialista a Ginevra e poi parlamentare presso il Parlamento federale elvetico. Relatore speciale dell’Onu per il diritto all’alimentazione, è oggi vicepresidente del Comitato consultivo del Consiglio dei diritti dell’uomo, e ha ricevuto con L’odio per l’Occidente il Premio letterario per i diritti umani. Oltre che per le cariche internazionali, è noto in Italia per essere l’autore, tra l’altro, di La fame nel mondo spiegata a mio figlio (Tropea, 2002), La Svizzera lava più bianco (Mondadori, 1990) e di Svizzera: l’oro e i morti (Mondadori, 1997).
Titolo: Le confessioni di un terrorista albino
Autore: Jean Ziegler
Editore: Alet (collana Perieli)
Anno: 2010 pag. 362
ISBN: 9788875201647
Alain Mabanckou, Black Bazar, 66THAND2ND 2010
Non c’è peggior personaggio di quello che interpreta il ruolo che ci si aspetta da lui. Alain Mabanckou
Amante degli abiti firmati, appassionato cultore del lato B delle donne e fine teorico del nodo alla cravatta, il protagonista e narratore di questo romanzo, soprannominato non a caso «il Sederologo», vive da solo in un vivacissimo quartiere di emigrazione nera nella periferia di Parigi dopo che la compagna lo ha abbandonato per fuggire con l’Ibrido, «un primate» dal discutibile talento musicale. Nella galleria di personaggi che animano la sua vita spiccano figure spassose: il martinicano Ippocrate, razzista militante che ha dimenticato di essere nero; il franco-ivoriano Roger, logorroico e importuno; Paul del grande Congo, acceso sostenitore dell’importanza dell’«altro lato» delle donne. Con una lingua ricca ed eclettica, Mabanckou ci parla di identità e alienazione, mettendo in evidenza gli eccessi e le debolezze degli immigrati urbanizzati e ridicolizzando il razzismo provinciale dei parigini, senza perdere la vena satirica che rende i suoi personaggi così veri.
L'autore: Alain Mabanckou nasce nel 1966 nel Congo Brazzaville. Trascorre la sua infanzia à Pointe-Noire, capitale economica del Congo dove ottiene una laurea in Lettere et Filosofia. In seguito comincia a studiare diritto a Brazzaville per continuare i suoi studi in Francia presso l’Universita’ Paris-Dauphine. Negli stessi anni pubblica una raccolta di poesie che gli fa vincere il Gran Premio Letterario dell’ Africa nera. Nel 2001 è negli Stati Uniti quando l’Università del Michigan gli propone la cattedra di Letteratura Francofona che accetterà l’anno successivo; vi insegnerà 4 anni per poi accettare l’offerta della prestigiosa Università della California a Los Angeles, dove attualmente insegna presso il Dipartimento di Studi francofoni e di letteratura comparata.
Titolo: Black Bazar
Autore: Alain Mabanckou
Editore: (collana Bazar)
Anno: 2010, pag. 238
ISBN: 9788896538081




