Archive for luglio, 2009

Incontro con Colette Kitoga Habanawema, testimone di una guerra dimenticata

Sabato 11 Luglio, alle ore 19.00: Colette Kitoga Habanawema, psicoterapeuta congolese, testimone di una guerra dimenticata, parla della situazione dei bambini soldato nel Sud Kivu e Nord Katanga (Congo).

Colette Kitoga Habanawema si occupa da anni di accoglienza e recupero psicologico di ex bambini-soldato in Congo, area del Kivu in RDC (Repubblica Democratica del Congo). Laureata del Gemelli, medico e psicoterapeuta a Bukavu, Colette pratica una terapia adattata alle realtà delle popolazioni traumatizzate dalla guerra nelle province congolesi del Sud Kivu e del Nord Katanga, tormentate dalla guerra civile. Dal 1999 è coordinatrice del Centro di cure mediche e psicologiche alle vittime di guerra “Mater Misericordiae” di Bukavu. Nel 2005 l’UNICEF Italia l’ha premiata per il suo instancabile impegno umanitario nei confronti dei tanti bambini che come Johnny Mad Dog dello scrittore congolese Emmanuel Dongala sanno lottare come adulti ma conservano tracce di dolcezza e di ingenuità che aprono squarci di commozione e speranza nella cruda realtà della guerra. Quella guerra che ha sconvolto il Congo dal 1998 al 2003 e ha visto schierati da una parte, insieme al Congo, l’Angola, la Namibia, lo Zimbabwe, e dall’altra, il Rwanda, il Burundi e l’Uganda. Così crudele e sanguinaria (sono stati oltre tre milioni i morti) da essere definita “guerra mondiale africana”.

Colette é una donna di 48 anni, laica, di straordinaria consapevolezza, lucida e pacata, partecipe delle sofferenze del suo popolo, che ci parla del Kivu, la sua regione, un territorio naturalmente ricchissimo, “uno scandalo geologico”, afferma, dove però lo sfruttamento delle risorse gronda sangue. Racconta che una volta uno dei bambini ospiti del Centro faceva scorrere tra le dita la terra e si stava impolverando. “Guarda come ti sporchi inutilmente”, gli disse, ed egli rispose “é per questa terra che ci uccidono: questa polvere rende tutti ricchissimi, ma noi siamo poverissimi”. Da questa terra scura, dove è presente il coltan, provengono i cellulari e componenti dei computer, delle play station. Estratti dall’Intervista di Maria Cristina Buschi, Formazione e Sviluppo, Università Cattolica del Sacro Cuore di ROMA, Gennaio 2003.


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Regole e Roghi. Serata di protesta contro il DDL 733-B

Venerdi 10 alle 19.30: SICUREZZA E VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI - REGOLE E ROGHI. Metamorfosi del razzismo. Saranno Presenti: l’antropologa Annamaria Rivera, Grazia Naletto, vice presidente dell’Associazione Lunaria, e Jean-Léonard Touadi, parlamentare e presidente dell’Associazione Officina GRIOT. 

Il “pacchetto sicurezza” ddl 733-B è entrato in vigore. Le sue norme devastanti – quasi delle leggi razziali – sembrano essere finalizzate a punire non singole condotte individuali criminose, ma una categoria di persone, quella del lavoratore immigrato privo di titolo di soggiorno.

La Libreria GRIOT vi invita ad una serata di protesta contro il DDL 773-B. Per l’occasione verrà presentato il recentissimo libro dell’antropologa e attivista antirazzista Anna Maria Rivera “Regole e Roghi – metamorfosi del razzismo”, che si conclude appunto con un articolo che esamina il testo dell’appena approvato ddl sicurezza. 

“Regole e Roghi” affronta i temi della rappresentazione dei migranti e delle minoranze nelle società europee, della manipolazione politica e mediatica di diversità culturali e religiose o di fatti di cronaca in funzione anti-immigrati e anti-rom, dell’uso demagogico del tema sicurezza e la strategia del capro espiatorio. E dimostra come il razzismo istituzionale, veicolato e rafforzato dal sistema mediatico, alimenta la xenofobia popolare e se ne serve per legittimarsi, creando un circolo vizioso utile a deviare le ansie collettive e a catturare consenso, e che tende a ridurre migranti e minoranze a “nuda vita”.  

Come dichiarato da Jean-Léonard Touadi in un recente articolo: “Dobbiamo avere tutti la consapevolezza che questo provvedimento segna una svolta pericolosa nella nostra convivenza civile. Esso compie un vero e proprio tradimento della Carta Costituzionale laddove essa afferma i princìpi di uguaglianza tra le persone (artt.2 e 3), laddove essa sancisce l’inviolabilità dei diritti delle persone (art.2), laddove essa afferma il diritto alla Salute (art.30) laddove essa circoscrive la responsabilità penale alla condotta personale (art.27) e non estensibile ad un’etnia, ad una nazionalità oppure ad uno status sociale come la condizione provvisoria di immigrato illegale. SIamo scivolati progressivamente nell’era dei destini separati, della legislazione differenziata tra i cittadini e i residenti senza diritti (coloro ai quali si applica l’espressione semanticamente e simbolicamente escludente di ‘clandestino’, colui che ha assunto i connotati di una figura paria, posta per decisione altrui nei gironi infernali dei diritti negati, dentro un’umanità reificata). Al di là dei singoli provvedimenti, tutti odiosi e da contrastare senza se e senza ma, occorre prendere atto dell’odioso status antropologico e sociale che abbiamo conferito agli stranieri tutti che vivono con noi e tra noi. Li abbiamo rinchiusi nell’angusto recinto degli ‘intoccabili’ della Repubblica, con il sigillo della legge e il timbro in ceralacca della Gazzetta Ufficiale. Avremmo bisogno di molti Primo Levi per aiutarci a porre l’unica domanda degna di questi tempi: se questo è un Uomo“. clicca qui per leggere tutto l’articolo

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GRIOT da E/O all’Isola Tiberina n. 3: Un continente nel continente: sentieri di lettura nigeriani

Domenica 26 luglio alle 19.00, GRIOT da E/O all’Isola Tiberina (n. 3): Un continente nel continente: sentieri di lettura nigeriani

La Nigeria non è solo il paese più popolato del continente africano, è quello che di gran lunga ha prodotto il più gran numero di talenti letterari: da Chinua Achebe a Chris Abani, passando per Wole Soyinka. Maria Antonietta Saracino anglista ed esperta di letteratura africana e caraibica insieme alla giornalista Maria Teresa Carbone propongono sentieri di lettura tutti nigeriani.

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GRIOT da E/O all’Isola Tiberina n. 2: Aspettando i Mondiali: sentieri di lettura sudafricani

Il secondo dei tre incontri sulle culture contemporanee africane a cura di GRIOT presso lo spazio E/O sull’Isola Tiberina. Domenica 19 Luglio, GRIOT presenta: Aspettando i Mondiali: sentieri di lettura sudafricani.

Alla vigilia dei Mondiali di calcio, Maria Paola Guarducci, docente di letteratura anglofona a Roma 3 dialoga con Maria Teresa Carbone, giornalista e traduttrice sulla florida letteratura dal Sud Africa, il  processo di costruzione dell’identità dalla fine dell’apartheid, delle voci che esprimono una multiculturalità di un paese più che mai sotto osservazione in quanto laboratorio di convivenza sociale.

 

Maria Paola Guarducci insegna al Dipartimento di Letterature Comparate della Facoltà di Lettere di Roma 3; ha curato l’angologia “Il vestito di velluto rosso. Racconti di Scrittrici sudafricane”, Gorée Edizioni e “Dopo l’interregno. Il romanzo sudafricano e la transizione”, Aracne Edizioni 2008.

 

Maria Teresa Carbone: giornalista alle pagine culturali de Il Manifesto, autrice e traduttrice, coordina il gruppo di lettura della Libreria GRIOT.

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GRIOT da E/O all’Isola Tiberina n. 1: Arti contemporanee in Africa, dalle Comore al Capo di Buona Speranza

Domenica 12 Luglio, la Libreria GRIOT all’Isola Tiberina presenta: Arti contemporanee in Africa, dalle Comorre al Capo di Buona Speranza, video, corti e chiacchierate con Marco Dotti e W. Paolo Tamburella.

Prende il via la serie di incontri sulle culture contemporanee africane a cura di GRIOT presso lo spazio E/O sull’Isola Tiberina. Domenica 12 luglio l’artista Paolo W. Tamburella e Marco Dotti saggista, redattore di Stampa Alternativa presentano il progetto Djahazi esposto alla 53a Biennale di Venezia

Djahazi è l’imbarcazione tradizionale delle Isole Comore. Per secoli la djahazi ha trasportato uomini e merci, collegando l’arcipelago comoriano con le vicine coste di Zanzibar, della Somalia e del Madagascar. Usate ai giorni nostri per trasferire i containers dalle navi al porto, recentemente le imbarcazioni – proprio in seguito alla ”modernizzazione” del porto della capitale Moroni – sono state dichiarate “fuori legge” e di conseguenza abbandonate. Il progetto Djahazi di Paolo W. Tamburella, presentato Venezia, mira alla rivalorizzazione di un patrimonio simbolico, oltre che materiale, della cultura comoriana.  

Paolo W. Tamburella: artista italiano in movimento; la sua arte mostra dinamicità formale e creativa attraverso l’utilizzo di diversi media tra cui il video, l’installazione e la performance, crea dei documenti che indagano la globalizzazione e le dinamiche post-coloniali collegate alla modernizzazione. Artista poliedrico, scultore e videomaker, ha iniziato da grandi disegni e piccoli basso rilievi, è transitato, in the movie per luoghi pubblici e spazi aperti per installare opere site specific dalle grandi dimensioni. Nel 2008 l’artista e i docker di Moroni hanno lavorato per rimettere in funzione le Djahazi, tradizionali imbarcazioni comoriane, con lo scopo di trasportarla a Venezia e di affidarle nuovamente la possibilità di connettere le Isole Comore agli altri paesi, rappresentando la metafora di una globalizzazione ambigua, che porta con sé speranza e rassegnazione. Tra le sue mostre ricordiamo: Wonder Biennale di Singapore 2008, Inscriptions Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Guarene 2007, Post- Cards Stazione di S. Maria Novella 2006, Annina Nosei Gallery New York 2003\2001.

Marco Dotti: Docente alla facoltà di Comunicazione interculturale e dei media dell’università di Pavia. Scrive per Il Manifesto, Alias, l’Indice dei Libri e lavora per il progetto tysm.org. Ha curato e tradotto testi di Antonin Artaud, Jean Genet, Jean Cocteau, Léon-Paul Fargue, Catherine Pozzi. Il suo ultimo libro è: Luce nera. Strindberg, Paulhan, Artaud e l’esperienza della materia (Medusa, Milano 2007).



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