Una leonessa in Senegal. In viaggio nel paese dei Teranga

Sabato 25 ottobre alle ore 19.00 La libreria GRIOT è lieta di invitarvi alla presentazione del saggio “Una leonessa in Senegal. In viaggio nel paese dei Teranga” (Robin, 2008), scritto da Peppe Sessa per “trasmettere le emozioni, quello stravolgimento interiore che con una semplice conversazione non mi era riuscito. Far viaggiare il lettore in un’Africa tanto vera quanto diversa da come viene presentata dai media: fame, guerra, miseria e malattie …”. Sarà presente l’autore.

Dalla recensione di Roberto Duiz – “Alias, la Talpalibri” del 4 ottobre 2008: “L’elegante felina, alta e fiera, “maestosa nella sua postura più bella, semisdraiata e attenta ai suoi cuccioli che un giorno saranno re della foresta”, è solo un’immagine inattesa sbucata dalla foresta e lesta a farvisi reinghiottire. Una fugace apparizione che si merita il titolo di un libro, pure occupandovi lo spazio di un flash (16 righe), così come s’è proposta sulla via da Kédougou a Tambacounda. Una leonessa in Senegal (Robin edizioni) è infatti il titolo scelto da Peppe Sessa per il suo racconto di viaggio in quel paese affacciato sull’Atlantico, piccolo rispetto alle usuali dimensioni degli stati africani, ma vario abbastanza per contenere tutti gli umori e i colori d’Africa, inserito nella grande regione chiamata Sahel, ai confini di un Sahara che si fa sempre più prepotente e schiacciante. Viaggio con bagaglio leggero e su “persanti” mezzi di trasporto locali, su strade polverose e con ritmi imprevedibili, che sono il prezzo da pagare per evadere dalle prisones touristiques.

Dunque un prezzo accettabile, tanto più che dà diritto a “benefit” altrimenti inaccessibili, primi fra tutti gli incontri ravvicinati con “gli altri” e col loro mondo, visto senza il filtro deformante degli stereotipi, pur con la consapevolezza che in Africa avere la pelle biance già di per sé significa essere in possesso di quello che Kapuscinski ha chiamato “certificato di esclusione”.

L’immagine della leonessa non è un pretesto sensazionalistico. Ha una valenza simbolica, invece. “il Senegal- constata Sessa- non ha conosciuto le guerre civili postcolonial, né la sanguinante opulenza dei signori della guerra, dei diamanti o del petrolio. La sua fortuna è stata proprio l’assenza di ricchezze naturali, cosicchè non si è reso appetibile alla razza devastatrice dei ricchi del mondo. In quel cantuccio, il Senegal ha conservato la sua natura fiera e selvaggia, le sue tradizioni, pur nello sforzo di modernizzazione in atto.” Ed è in quella natura conservata che il narratore si immerge. Ed è per induzione, partendo dalle immagini e dalle voci che coglie, che costruisce l’intero contesto fatto di guerre (che da noi si chiamavano “guerre di civilizzazione” e da loro “di liberazione”), di rivolte, di raccolta di schiavi, di credenze e rituali sopravvissuti a ogni conversione coatta.

E’ un piccolo paese, il Senegal, ma a percorrerlo per intero, dai centri principali alle regioni più remote, da nord a sud, a zig zag per l’interno tra villaggi rurali, fiumi, foreste, distese di baobab e di catapecchie di fango e lamiera, sembra enorme. L’agghiacciante Dakar e il fascino decadente di St-Luis. Thiès, la ville rebelle, che “ricorda una cittadina spaghetti-western”, e la Casamance, sfrontatamente selvaggia e teatro di guerra civile. Suggestioni felliniane e allucinazioni da Apocalypse Now, enclave turistiche e spiagge da condividere solo con gli zebù. Per finire inevitabilmente invischiati in quell’inestricabile mistero per convenzione chiamato “mal d’Africa”.

Vincitore del premio nazionale di giornalismo e saggistica 2008 “Più a sud di Tunisi”.
Per maggiori informazioni:www.unaleonessainsenegal.com

Peppe Sessa è nato nel 1968. È ingegnere e lavora a Catania per una multinazionale dell’elettronica, in cui svolge anche attività sindacale per la FIOM/CGIL. Da anni viaggia al di fuori dell’Europa, preferendo il sud del mondo. È stato in Israele e Palestina, Siria, Turchia, Senegal, Brasile, Nigeria e Benin. Ha giocato a rugby, è appassionato di antropologia, ama cucinare, scrivere di viaggi e di politiche del lavoro.

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